MISSIONARIO UCCISO/ Gheddo: lo hanno fatto fuori perché difendeva gli ultimi

Per padre PIERO GHEDDO, “la vita dei missionari nell’isola di Mindanao è sempre precaria e in pericolo. Fausto Tentorio è il terzo sacerdote del Pime a rimanere ucciso”

17.10.2011 - int. Piero Gheddo
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Bambini a Mindanao

“La vita dei missionari nell’isola di Mindanao è sempre precaria e in pericolo. Proprio ad Arakan, la valle nella quale è stato ucciso padre Fausto Tentorio, nel 1985 le milizie paramilitari del governo hanno assassinato un altro missionario del Pime, il modenese Tullio Favali”. Sono le prime parole di padre Piero Gheddo, sacerdote del Pontificio Istituto Missioni Estere, dopo avere saputo dell’omicidio del quale è rimasto vittima padre Tentorio, presente nelle Filippine da oltre 32 anni. Come osserva Gheddo, “nel 1992, nella parte musulmana di Mindanao, i terroristi islamici hanno trucidato padre Salvatore Carzedda. Diversi altri missionari del Pime sull’isola delle Filippine, dopo avere subito ripetute minacce di morte, sono stati costretti a ritornare in Italia: tra gli altri padre Paolo Nicelli e padre Sebastiano D’Ambra”.

E aggiunge il sacerdote e giornalista, che conosceva personalmente il missionario ucciso: “La situazione in cui si trovava padre Fausto Tentorio presentava diverse possibili fonti di pericolo. Il padre generale a Roma, che ho chiamato poco fa, mi ha confidato che vicino alla missione del Pime si trovava una miniera. I contadini tribali avevano organizzato diverse proteste e manifestazioni, per chiedere che i loro campi fossero tutelati, e padre Tentorio aveva preso parte a queste iniziative. Una delle ipotesi quindi che la sua uccisione sia stata la conseguenza di questo impegno”. Nell’isola di Mindanao nelle Filippine il Pime è attivo in quattro o cinque diocesi diverse, e nessuna di esse è tranquilla dal punto di vista dell’ordine pubblico.

“Nella parte occidentale – rivela Gheddo -, la cui principale città è Zamboang, i rischi sono legati al secessionismo musulmano. Gli islamici hanno organizzato una guerriglia che prepara attentati terroristici, e i cristiani cercano di portare la pace mentre l’esercito reprime i dissidenti. Padre Tentorio operava invece nella valle di Arakan, vicino alla città di Davao nella diocesi di Kidapawan. I problemi nella zona sono soprattutto di carattere sociale. Da un lato ci sono i guerriglieri maoisti, che compiono atti terroristici contro i proprietari di terre e lo Stato. Dall’altra Esercito e milizie di difesa dei villaggi, appoggiate dal governo, non si fidano della Chiesa e a volte l’attaccano, accusandola di andare d’accordo con musulmani e comunisti. La posizione della Chiesa ad Arakan è quella di difendere i poveri, i contadini senza terra”.

Piero Gheddo ricorda di essersi recato nella Arakan Valley nel 1985 per trovare padre Fausto. “Lo trovai in una capanna costruita con canne di bambù. Sapendo della situazione di pericolo nella quale si trovava, gli chiesi se non avesse paura che qualche malintenzionato entrasse mentre dormiva. E lui mi rispose: ‘Lascia che entrino. La mia vita l’ho già votata a Gesù, e se qualcuno intende farmi del male dì pure che venga’”. A quel punto padre Gheddo ricorda di avere aggiunto: “Ma da fuori possono vedere tutto quello che fai nella capanna …”.

E Tentorio rispose, con semplicità: “Ma io non ho nulla da nascondere”. Commenta Piero Gheddo: “Lo spirito di padre Tentorio era quella di ogni missionario: sa di essere sotto la protezione di Gesù Cristo, e quindi non ha bisogno di girare armato per difendere la sua vita. Può sembrare una posizione eroica, ma quando un sacerdote del Pime vive in un ambiente dove la morte è così frequente, diventa la quotidianità”. Non a caso ricorda Piero Gheddo, Padre Clemente Vismara, un missionario del Pime beatificato il 26 giugno scorso, è scampato per un soffio a due fucilazioni. E il suo spirito è stato sintetizzato dal Cardinale Oscar Andrès Rodrìguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa in Honduras: “La corona del Rosario è la mia pistola, munita di ben 50 colpi”.

 

(Pietro Vernizzi)

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