ARGENTINA/ La “paura” che ha portato alla vittoria Cristina Kirchner

- Arturo Illia

Era un risultato preannunciato la vittoria di Cristina Fernandez de Kirchner alle elezioni. ARTURO ILLIA spiega perchè gli argentini hanno avuto “paura” e riconfermato il presidente uscente

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Cristina Kirchner, foto Ansa

Risultato quasi scontato e largamente preannunciato quello di Cristina Fernandez de Kirchner: tremendamente simile a quello che nel 1995 riconfermò il discusso Carlos Menem alla presidenza dell’Argentina. Se in quel fatidico anno il grande alleato del discusso uomo politico fu la paura di un elettorato che, con la dollarizazzione del sistema economico, aveva acquisito beni di consumo attraverso crediti bancari che un eventuale ed inevitabile cambio politico  avrebbe appesantito, attualmente questo sentimento può essere fotografato  con la situazione di un Paese che, per le sue grandi ricchezze e la scarsità di popolazione, dovrebbe avere un reddito pro capite degno di un Emirato e invece, dopo la flebile illusione di una ripresa a due cifre succedutasi ai clamorosi eventi del Dicembre 2001, versa da anni in una crisi dovuta alla sostanziale mancanza di sviluppo ed uno statalismo aberrante che ha in pratica “imposto” il voto a settori notevoli della popolazione.
Per capire la questione occorre fare un salto indietro negli anni e arrivare al fatidico Dicembre del 2001 quando la bolla economica creata dal Menemismo e avente come padre il Ministro dell’economia Domingo Cavallo esplose, gettando il Paese sul lastrico . Lo Stato va in default, le banche saltano, i depositi in dollari vengono in pratica confiscati ed esplode una rivolta sociale di proporzioni talmente gigantesche da costringere non solo l’allora Presidente De la Rua (che nell’arco del suo mandato si era già mostrato incapace di gestire un Paese) alle dimissioni ma ad aggregarsi a tale decisione sono, nell’arco di appena due settimane, anche i suoi  4 successori , fino ad arrivare alla Presidenza ad interim di Eduardo Duhalde e a elezioni.
La speranza che si aprì non solo nel cuore degli Argentini fu quella di un cambio radicale a livello politico e istituzionale… cosa che ovviamente naufragò per la sostanziale mancanza di un modello che subentrasse al sistema in atto.
Fu così che la tornata elettorale venne vinta dal peronista Nestor Kirchner ma il risultato si ottenne anche per la rinuncia alla candidatura da parte dell’ex presidente Carlos Menem che, nonostante fosse l’artefice del crollo del Paese, non essendo la bolla scoppiata nelle sue mani e ricordando moltissimi Argentini l’epoca del dollaro facile, veniva visto da ampi settori della popolazione come un eventuale salvatore della Patria.
La politica kirchnerista si basò in primis sul ripianamento del debito con il Fondo Monetario Internazionale e sullo sfruttamento della congiuntura economica , già iniziato nel 2002 che, grazie al tasso di cambio divenuto più flessibile e decisamente favorevole, un controllo sulle importazioni con conseguente ripresa industriale e un forte sconto sul debito obbligazionario ( pari a circa il 75% del valore dei tristemente famosi “tango bond”, oggetto di feroci critiche dall’estero ) permise all’Argentina una crescita a due cifre degna di una “tigre asiatica”.

Contemporaneamente si riaprirono le ferite del passato, legate sopratutto alla dittatura , con l’abolizione delle leggi che avevano protetto i militari responsabili di uno dei più efferati eccidi di massa della storia moderna, decreto creato però dalla deputata socialista Patricia Walsh (appartenente all’opposizione) nel 2003 .
A tutto questo si aggiunge uno sviluppo del settore agricolo dovuto alla fortissima domanda cinese di soya, che converte gran parte delle immense aree destinate al pascolo in coltivazioni di questa pianta , con conseguente abbassamento di produzione della carne , da sempre cardine dell’economia Argentina . II Paese passa in breve dal primo al terzo posto mondiale in questo settore e l’aumento delle tasse in questo campo contribuisce all’arricchimento dello Stato ma genera un conflitto con il settore che investe appieno Cristina Fernandez de Kirchner proprio nel suo primo  mandato presidenziale .

Le ingenti risorse economiche dello Stato non vengono se non minimamente spese per risollevare ciò che il decennio del liberismo menemista aveva distrutto (sanità , educazione in primis) ma servono principalmente a creare una rete di sussidi sia attraverso il sistema pensionistico esteso praticamente a tutti che a veri e propri oboli alle classi meno abbienti : così invece di investire sullo sviluppo di queste ultime nel mondo del lavoro, le si aggrega ad un sistema che provoca un vero e proprio voto di scambio al quale partecipano anche i dipendenti dello Stato che, al di fuori di Buenos Aires, costituiscono la maggioranza dei lavoratori impiegati .

Le nazionalizzazioni di entità economiche vittime delle privatizzazioni assurde degli anni novanta, contribuiscono alla creazione di di settori in pratica nelle mani del sistema sindacale, che con il mercato non hanno nulla a che vedere , le cui perdite abissali vengono riempite sacrificando il fondo pensionistico (ANSES , equivalente al nostro INPS ) .

Questa statalizzazione forzata e economicamente illogica provoca la fuga degli investitori stranieri, il blocco della crescita e l’inizio di un’inflazione che ha raggiunto limiti degni delle peggiori crisi passate. Si cerca di ovviare con aumenti dei salari  e delle pensioni che però non coprono l’avanzare del fenomeno: oggi il costo della vita , che solo 2 anni fa era del 40% inferiore a quello della zona Euro, è praticamente uguale: fa un certo effetto entrare in un supermercato di Buenos Aires e scoprire che, ad esempio, la verdura è più cara che in Italia , fatto decisamente singolare in un’economia dove il campo è ancora il fattore trainante.

Ma dal punto di vista politico il kirchnerismo ha di fatto acuito le tensioni interne abbracciando in pieno la filosofia della distorsione mediatica…al contrario che nel nostro Paese, essendo l’informazione in mano a oligopoili privati antigovernativi  oltrechè dello Stato,  si è acuita la filosofia dell’anientamento del “nemico” ideologico che, anzichè essere considerato un avversario, viene demonizzato al punto da creare odio persino attraverso lo spregiudicato uso del sistema scolastico come centro di diffusione politica. Accade così che, ad una recente mostra sul pensiero argentino attraverso la storia del Paese, oltre ad evitare di menzionare idee differenti o distanti dal peronismo , si invitavano gli studenti visitanti a colpire l’immagine di un oppositore con una palla.

O a sputare su manifesti recanti l’immagine di presunti fiancheggiatori della dittatura militare apparsi nelle strade, mentre l’attuale compagine Governativa è piena di ex militanti di gruppi terroristici che, al pari dei militari, utilizzavano le armi per l’eliminazione fisica degli avversari. Si è arrivati al punto di escludere chi appartiene a scuole di pensiero o politiche differenti attraverso il boicottaggio economico neanche tanto velato, impedendogli spesso di esercitare i propri diritti . E di arrivare a cambiare la prefazione del libro-denuncia “Nunca mas” , l’opera dello scrittore Ernesto Sabato che, con il ritorno della democrazia in Argentina, avvenuto nel 1983 con la Presidenza del radicale Alfonsin , aveva presieduto il gruppo di indagine sulla dittaura militare di cui il testo citato costituisce la memoria, facendo passare quella terroristica come una guerra giusta e non come il fattore scatenante dell’ascesa al potere dei militari .

 

Purtroppo l’involuzione economica, politica e ideologica che da anni sta attraversando anche l’Italia serve anche a capire quella Argentina, nonostante la Nazione Sudamericana goda, a differenza di noi, di casse dello Stato piene .

Ma quando il bene di un Paese diviene secondario rispetto a interessi di una minoranza (il libro “El jefe” dello scrittore Juan Majul che denuncia l’arricchimento perpetrato da tutto l’entourage kirchnerista  è diventato un best seller) allora la Nazione si trova di fronte ad un bivio: o essere complice di un sistema che l’ha portata o la sta portando  alla rovina ma votarlo per paura di perdere dei momentanei privilegi , o essere contraria ed esercitare il proprio diritto che provochi un cambiamento serio …con il risultato odierno l’Argentina ha optato per la prima ipotesi e viene veramente da pensare che la memoria di un recente oscuro passato sia stata cancellata.

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