EGITTO/ Hussein (Fratelli musulmani): nessuna distinzione tra noi e i cristiani

- int. Mahmoud Hussein

Se i Fratelli Musulmani andranno al potere, afferma MAHMOUD HUSSEIN in giorni drammatici per gli scontri in Egitto, la Costituzione andrà scritta insieme all’opposizione

egittoprotesteR400
Immagine d'archivio

“Il nostro movimento islamico considera i cristiani come i loro fratelli. I nostri beni sono anche i loro e ciò che li riguarda, riguarda anche noi. Non facciamo distinzioni tra noi e loro”. Ad affermarlo, nel corso di un’intervista a Ilsussidiario.net, è il segretario generale dei Fratelli musulmani, Mahmoud Hussein. In un momento drammatico per l’Egitto, dopo che 13 persone sono rimaste uccise nel corso di quattro giorni consecutivi di scontri, il leader del movimento islamico si dice “favorevole alla creazione di una Stato laico, perché nell’Islam autentico nessun politico ha il diritto di parlare in nome di Dio”. E aggiunge Hussein: “Anche se conquisteremo la maggioranza, siamo pronti a scrivere la Costituzione insieme all’opposizione. Le maggioranze parlamentari infatti cambiano, mentre la legge fondamentale dello Stato è destinata a rimanere e deve essere in grado di rappresentare l’intera nazione”.

Alcuni giuristi ritengono che la Costituzione non debba riflettere solo le idee della maggioranza, ma i valori condivisi da tutta la nazione. Quali sono i valori sui quali le forze liberali e le forze islamiche in Egitto possono trovare un punto di incontro?

Noi crediamo che la Costituzione non debba essere scritta dalla maggioranza, perché questa cambia in continuazione. Sulla Costituzione, al contrario, deve vigere il consenso. L’abbiamo già dichiarato numerose volte in passato, così come abbiamo dichiarato che la commissione incaricata di preparare la Costituzione, per poter davvero rappresentare tutto il Paese, deve includere tutte le denominazioni religiose e le classi sociali. Contemporaneamente, la società deve avviare un dibattito e un dialogo per giungere a una formula che risponda alle aspirazioni del popolo egiziano nel suo complesso.

Noi concordiamo con tutti su valori fondamentali quali la cittadinanza, la sovranità della legge, la libertà, la democrazia, l’uguaglianza, il pluralismo di ogni forma e tipo, la pacifica alternanza al governo attraverso il voto, il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, così come concordiamo sull’estensione dei principi di libertà, giustizia e uguaglianza all’intera comunità, senza discriminazioni di razza, colore o religione.

Qual è la funzione dello Stato secondo i Fratelli musulmani? È evitare che la libertà di ciascuno entri in conflitto con quella degli altri o regolare la vita morale delle persone nella sfera privata?

Non abbiamo un concetto particolare di Stato che ci distingua dagli altri. Penso che tutti quanti vogliano uno Stato che applichi i principi stabiliti e tutelati dalla Costituzione, uno Stato che rispetti la legge e non, invece, che la disprezzi, uno Stato che si curi della sicurezza dei cittadini, che rispetti i diritti umani e incoraggi il progresso del proprio popolo. Compito dello Stato è provvedere ai bisogni fondamentali dei cittadini, creando l’ambiente giusto perché questi ultimi esprimano la loro creatività per lo sviluppo del Paese. Compito dello Stato è anche collaborare con la società internazionale nel promuovere la libertà, la giustizia, la pace e il progresso di tutti gli Stati del mondo, senza la supremazia o lo sfruttamento dell’uno sull’altro.

Voi distinguete tra Stato democratico e Stato laico, preferendo il primo. Come può uno Stato essere democratico senza essere laico? Esiste un nuovo modello che unisca i pregi dello Stato laico e di quello religioso?

Innanzitutto nella storia o nel pensiero islamici non esiste l’idea di Stato religioso, se con esso ci riferiamo all’accezione di Stato teocratico. Questo concetto esisteva nell’Europa del Medioevo, quando dominavano i tribunali d’inquisizione e via dicendo. Nell’Islam lo Stato è per sua natura laico, poiché chi è al governo è sottoposto a giudizio e può essere esonerato dalle sue funzioni. Inoltre secondo l’Islam il potere politico non parla mai in nome di Dio. Abbiamo già discusso dello Stato e della Costituzione che desideriamo, e penso che la questione sia molto chiara: è evidente che non si tratta per nulla di uno Stato religioso. Noi vogliamo uno Stato che rispetti la democrazia, applichi il principio di cittadinanza, affermi i diritti umani, promuova le libertà personali e pubbliche, applichi la legge e la Costituzione, e nel quale chi governa sia il servitore del popolo, non il suo signore.

I Fratelli musulmani si sono rifiutati di entrare a far parte del Consiglio Consultivo nominato dal Consiglio Militare. Pensa che i militari stiano tentando un colpo di Stato per impadronirsi del potere? 

Noi riconosciamo al Consiglio Militare il merito di aver protetto la rivoluzione, dunque non riteniamo che gli stessi che hanno protetto la rivoluzione si rivolteranno contro di essa. Noi non siamo in favore di un linguaggio che accusi questi e quelli di essere traditori o nemici, e non siamo nemmeno d’accordo con il perseguire gli interessi ristretti di un singolo gruppo di persone. Dobbiamo far sì, tutti quanti noi, che prevalgano i più alti interessi dell’Egitto. Inoltre, non vediamo segnali forti che indichino che il Consiglio Militare non voglia consegnare il potere a un governo civile, anzi stiamo osservando il contrario.  Abbiamo rifiutato di far parte del Consiglio Consultivo, perché vi abbiamo avvertito un tentativo di aggirare la volontà popolare espressa con il referendum del 19 marzo scorso. Inoltre, riteniamo che sia un tentativo frettoloso di sottrarre all’Assemblea del Popolo, eletta per mezzo di elezioni libere e trasparenti, le prerogative che le sono garantite dalla Costituzione. Le dichiarazioni di alcuni membri del Consiglio Militare hanno rafforzato quest’impressione: il Consiglio Consultivo è una riedizione del documento sui principi sovra-costituzionali del Dr. Ali el-Selmi, che ha suscitato reazioni negative da parte della piazza egiziana.

Molti cristiani egiziani temono la vittoria elettorale del partito Libertà e Giustizia. Ritiene che questa paura sia giustificata?

Questo non corrisponde al vero. Tra i membri fondatori del partito Libertà e Giustizia vi sono molti fratelli cristiani. Ve ne sono tanti anche tra i candidati delle nostre liste. E’ noto a tutti che il nostro passato è stato all’insegna dall’impegno nei sindacati e nelle opere caritatevoli nel campo sociale, delle quali si avvantaggiano tutti gli egiziani. La verità è che c’è chi vuole alimentare queste falsità lo fa per i propri interessi. Noi consideriamo i cristiani come i nostri fratelli, con i quali condividiamo il Paese. E poiché sono i nostri fratelli, i nostri beni sono anche i loro e ciò che li riguarda, riguarda anche noi. Non facciamo distinzioni tra noi e loro. La storia della nostra convivenza è candida come la neve, per grazia di Dio. Ma il regime precedente, sfruttando i mezzi d’informazione, ha tentato di rovinare i rapporti tra noi e i cristiani.

Quali garanzie costituzionali adotterete per impedire che alla dittatura di Mubarak se ne sostituisca una nuova?

La garanzia maggiore è rappresentata dalla stessa gente, che rifiuterà qualsiasi nuovo dittatore. Poi ci sarà la nuova Costituzione, che ridurrà i poteri del Presidente, bilanciandoli con l’autorità del Parlamento e del Consiglio dei Ministri. La divisione dei poteri, uno Stato fatto di istituzioni, il rispetto della legge e della Costituzione, e la loro applicazione a tutti senza distinzioni, sono la miglior garanzia per impedire l’emergere di un dittatore. Inoltre, l’elezione libera dell’Assemblea del Popolo e del Consiglio della Shura metterà in grado questi due organismi di proteggere la Costituzione e monitorare sia l’operato del nuovo Presidente sia quello del Governo.

I Fratelli musulmani sono molto attenti agli strati sociali più poveri. L’economia di mercato danneggia i meno abbienti? Se sì, in che modo può essere corretta?

Noi abbiamo a cuore tutti gli strati sociali, siamo a stretto contatto e lavoriamo con ciascuno di loro perché ne siamo parte integrante. L’equilibrio tra la proprietà individuale e pubblica non danneggia gli interessi di nessuna classe sociale in particolare, sia essa povera o ricca. Per quanto riguarda l’economia, sono questioni tecniche ben precise, riguardo alle quali rimandiamo ai nostri specialisti, affinché spieghino che cosa pensiamo in proposito. I Fratelli musulmani sono infatti un’associazione che valorizza lo spirito di corpo e, grazie a Dio, tra noi c’è un gruppo di specialisti in economia con i quali è possibile discutere tutti i temi nel dettaglio.

(Intervista di Pietro Vernizzi, traduzione dall’arabo di Elisa Ferrero)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori