SIRIA/ Waqqaf (Syrian Social Club): l’Occidente arma Al Qaeda contro i cristiani

- int. Ammar Waqqaf

Per AMMAR WAQQAF, invece di scommettere sui musulmani moderati, l’Occidente in Siria sta rifornendo di armi i jihadisti che dopo la fine di Assad ne approfitteranno per attaccare i cristiani

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esercito dei ribelli

“Invece di scommettere sui musulmani moderati, l’Occidente in Siria sta rifornendo di armi gli elementi jihadisti che dopo la caduta di Assad ne approfitteranno per attaccare i cristiani”. A dichiararlo nel corso di un’intervista a “Ilsussidiario.net” è Ammar Waqqaf, analista siriano ed esponente del Syrian Social Club, nonché commentatore della BBC. Per Waqqaf, “la maggioranza dei siriani non appoggia Assad, ma preferisce evitare un cambio di governo perché terrorizzata dai gruppi armati, sostenuti da Europa e Stati Uniti e legati ad Al Qaeda, il cui vero obiettivo è creare uno scontro religioso tra sunniti e sciiti”. E aggiunge l’esperto: “Non sono certo di poter parlare di una cospirazione occidentale in Siria, ma gli Stati hanno i loro interessi e non sarei affatto sorpreso se venissi a sapere che dietro tutto quanto sta avvenendo ci sono i servizi segreti britannici dell’MI6”.

Assad ha ancora dalla sua la maggioranza dei siriani e, se le cose stanno così, perché non tiene subito delle libere elezioni?

I sostenitori irriducibili del presidente Assad o, se si vuole, l’attuale establishment politico non rappresentano la maggioranza del popolo siriano. Tuttavia, fatta eccezione per quanti sono generalmente scontenti del modo in cui la Siria è governata e vorrebbero vedere un cambiamento, la maggioranza è evidentemente contraria a una trasformazione nel modo in cui quest’ultima è promossa dai ribelli. Ciò li rende sostenitori di fatto dell’attuale establishment politico, o almeno dei suoi tentativi di riformare se stesso. Per quanto riguarda le elezioni il 12 dicembre si sono tenute quelle comunali che sono state caratterizzate dalla solita affluenza, con l’eccezione delle aree dove sono in corso degli scontri come Homs. Le amministrative di solito non sono percepite dagli elettori come importanti, ma sono certo del fatto che il governo è stato ben contento che si tenessero prima di quelle, più cruciali, per il parlamento che dovrebbe avvenire nel febbraio/marzo 2012, come indicato nel programma di riforma che è stato annunciato dal presidente nello scorso giugno. Nessuno è in grado di prevedere in quale direzione andrà l’opinione pubblica nelle prossime elezioni parlamentari. La bozza della nuova Costituzione sarà pubblicata proprio in vista del voto, dopo essere stata sviluppata da un comitato che comprende esponenti dell’opposizione. Sono quindi convinto del fatto che le elezioni saranno una sorta di referendum, in grado di dare la luce verde o rossa al governo in carica per quanto riguarda la realizzazione del programma di riforme annunciato. Io personalmente spero che queste elezioni siano le più libere e trasparenti possibili.

Secondo l’opposizione, la scorsa settimana il regime avrebbe ucciso 250 persone, in larga parte disertori dell’Esercito. La ritiene una notizia autentica?

Le fonti governative non hanno confermato queste cifre. Ciò è un po’ strano, perché il governo di solito si precipita ad annunciare il numero di “terroristi” uccisi o catturati, per calmare l’opinione pubblica che ha paura di questi gruppi armati. Un fatto da tenere presente però è che tutti i ribelli, inclusi delinquenti, banditi, trafficanti di droga, jihadisti e anche gli affiliati non-siriani di al-Qaeda, sono ora ritratti dai principali media internazionali come “il libero Esercito siriano” o “disertori dell’Esercito”, dunque non stiamo parlando di un gruppo omogeneo di militanti anti-governativi.

 

Che cosa accadrà con l’ingresso in Siria degli osservatori della Lega araba?

 

Difficile saperlo con esattezza. E’ probabile che sia il governo sia l’opposizione abbiano preparato il loro “Show” per questi osservatori. Ciò che è importante però è che questi rappresentanti non provengono solo da Paesi attualmente considerati ostili al governo siriano, come il Qatar e l’Arabia Saudita, ma anche da Stati più favorevoli. Comunque gli osservatori arabi sono lì per esercitare una maggiore pressione contro la posizione russo-cinese nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu, una volta che l’attuale fase si sarà conclusa e che la Siria sarà stata deferita per “inadempienza”.

 

Chi sono veramente i ribelli e che cosa vogliono?

 

Molti di loro si oppongono al regime senza appartenere a uno specifico gruppo. Gli esponenti liberali dell’opposizione rifiutano di essere affiliati a questo o quel movimento etnico o religioso e preferiscono una descrizione più oggettiva. Ma come tutti gli altri gruppi non hanno un programma politico chiaro, a parte l’ideale molto vago della “democrazia”. Mentre i gruppi armati e l’ambiente che li sostiene provengono da elementi sunniti e jihadisti che sono direttamente collegati ad alcune precise potenze mediorientali. Da un punto di vista ideologico simpatizzano per la lotta sunnita contro gli sciiti, e questo è il risultato della propaganda saudita in Siria e Libano a partire dal febbraio 2005, quando l’ex primo ministro libanese Rafik Hariri è stato assassinato.

 

Dopo un’eventuale caduta di Assad, che cosa accadrà ai cristiani siriani?

In generale tutte le minoranza, e non solo i cristiani, finiranno inevitabilmente per soffrire se la componente armata e jihadista dovesse prevalere. Mentre se il governo sarà rovesciato pacificamente, o se si verificherà un cambiamento deciso attraverso le urne, ai cristiani non dovrebbe succedere niente. I sunniti in Siria di solito sono moderati e tolleranti e, insieme alle minoranze, non dovrebbero lasciare posto agli elementi estremisti nella futura vita politica del Paese. Il problema che stiamo affrontando ora però è che l’Occidente sostiene in modo massiccio l’elemento armato, camuffato sotto nomi fasulli come “Combattenti per la Libertà” o “soldati dell’Esercito che si sono rifiutati di sparare a manifestanti pacifici”. Questi gruppi per l’Occidente rappresentano il solo briciolo di speranza di rovesciare il regime siriano”. Però per ironia della sorte questa opzione sta spingendo la maggioranza silenziosa dei siriani nelle mani dell’attuale establishment politico, trasformandoli in sostenitori di fatto dell’esercito.

 

Se i ribelli dovessero prevalere, come cambierà la politica estera siriana?

 

Se dovesse prevalere la fazione dell’opposizione siriana sostenuta dall’Occidente, compresi i gruppi armati, il nuovo governo siriano sarà favorevole agli interessi di chi lo ha aiutato ad assumere il potere. Alcune dichiarazioni pubbliche vanno già in questa direzione. E’ quindi certamente possibile un allontanamento strategico dal consueto atteggiamento siriano nei confronti della questione palestinese.

 

I media occidentali stanno dando spazio solo alle ragioni di chi è contrario ad Assad. Ritiene che ci sia una sorta di complotto?

 

Ci sono diverse ragioni per cui ciò avviene. Una di queste è per il gusto della semplificazione. Le persone in Occidente, per ovvi motivi, non comprendono facilmente la complessità della situazione in Medio Oriente e preferiscono leggere articoli semplicistici in cui si parla di uno scontro tra dittatura e aspirazioni democratiche, desiderio di libertà e spargimento di sangue. Un’altra ragione è che i governi occidentali vorrebbero preparare la loro opinione pubblica a un possibile intervento in Siria, o a qualsiasi altra posizione politica in grado di servire gli interessi degli Stati occidentali. Ho notato spesso, in alcuni casi sperimentandolo in prima persona, che qualsiasi argomento o dimostrazione a sostegno di Assad è subito passato sotto silenzio. Un complotto quindi? Non sono certo che esista, ma gli Stati hanno i loro interessi e, parlando della Gran Bretagna per esempio, non sarei affatto sorpreso di scoprire che elementi dei servizi segreti dell’MI6 sono coinvolti in quanto sta avvenendo.

 

(Pietro Vernizzi)

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