TERREMOTO GIAPPONE/ L’esperto: Centrali nucleari, da escludere il rischio di una nuova Chernobyl

- int. Silvio Bosetti

“Nessun rischio di una nuova Chernobyl per la centrale di Fukushima 1”. Lo afferma l’esperto SILVIO BOSETTI, secondo cui i dispositivi di sicurezza sono entrati in funzione tempestivamente

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Foto Ansa

NUCLEARE – «Mi sento di escludere il rischio di una nuova Chernobyl in Giappone. La situazione è sotto controllo e tutti i dispositivi di sicurezza sono entrati in funzione, spegnendo il reattore nucleare di Fukushima 1». E’ il messaggio rassicurante di Silvio Bosetti, direttore generale della fondazione Energy Lab ed esperto di energia atomica, dopo l’allarme legato all’esplosione che ha coinvolto la centrale nucleare in seguito al terribile maremoto che ha colpito il Paese dell’Estremo Oriente. «In Giappone erano state adottate tutte le possibili misure di sicurezza, il Paese da questo punto di vista è uno dei campi di prova più interessanti per la tecnologia nucleare». Nessun rischio però che in Italia, con la futura reintroduzione delle centrali nucleari, si verifichi qualcosa di simile. Per l’esperto intervistato da Ilsussidiario.net, «nel nostro Paese stiamo improntando impianti di terza generazione, che sono ancora più sicuri di quelli che in questi giorni sono stati oggetto del maremoto in Giappone».

Per Bosetti inoltre, «se ci riferiamo agli aspetti sismici, sono tutti a prova e a tenuta, sia per le parti civili e strutturali, sia per le parti, come successo in Giappone, in grado di bloccare gli impianti non funzionanti». Inoltre secondo Bosetti «tutte le centrali che sono in fase di realizzazione da due anni a questa parte hanno ulteriormente rafforzato due livelli: le logiche di interruzione della produzione, in caso di incidente o di avaria; le misure anti-sismiche o di security. Una centrale oggi sarebbe l’unica infrastruttura che reggerebbe anche all’impatto di un aereo». Tre gli accorgimenti che per il direttore di Energy Lab andranno adottati nel nostro Paese allo scopo di incrementare la sicurezza: «In primo luogo l’individuazione dei siti meno esposti al rischio sismico. Inoltre, tutti gli interventi strutturali sulle parti civili e sulle fondamenta. Infine una particolare attenzione agli impianti di processo, di chiusure di valvole e di interruzione della combustione».

MORTI E FERITI – Va in ogni caso sottolineata l’eccezionalità della scossa che ha colpito il Giappone, pari a una magnitudo 8.9 sulla scala Richter. Subito seguita da uno tsunami devastante, alto fino a dieci metri. Finora sono stati accertati quasi 400 morti, ma il bilancio definitivo dovrebbe superare un migliaio di vittime. Le aree più colpite sono quelle nord-orientali, in primo luogo nella prefettura di Fukushima, dove almeno 1.800 case sono state cancellate e la diga di Fujinuma si è infranta distruggendo l’intera città di Sukagawa. Nella prefettura di Miyagi invece, il capoluogo Sendai è stato colpito duramente e almeno 60-70mila persone sono state evacuate. Il fiume Natori si è gonfiato e l’acqua ha travolto gli edifici delle zone residenziali, livellando ogni cosa al suo passaggio, ammassando barche, contenitori, veicoli e alberi. Allagato anche l’aeroporto, mentre quattro treni sono scomparsi nel nulla. Dispersa per ore anche una nave con 100 persone a bordo, poi finalmente individuata. Sulla spiaggia di Sendai sono stati contati 200-300 cadaveri.

 

LO TSUNAMI – Come ha spiegato a Ilsussidiario.net il professor Francesco Chierici, dell’istituto di Radioastronomia e Scienze marine di Bologna, purtroppo gli tsunami sono fenomeni del tutto imprevedibili. «Per quanto gli studi si stiano concentrando sempre di più per arrivare a una previsione quanto più possibile precisa in modo da sapere se uno tsunami si sta per abbattere o no, non è ancora possibile prevedere il suo reale svolgimento. Si pensi che in Giappone si lavora sul fenomeno tsunami sin dagli anni Venti. Quello che si può fare oggi è ricavare dalle caratteristiche del terremoto e da alcune fenomeni precursori di un possibile tsunami e cioè l’arrivo di onde anomale sulla costa, elementi sufficienti per dire che uno tsunami è in atto. Si usano essenzialmente due parametri: si calcola la magnitudo e la profondità della scossa con letture che si fanno direttamente in mare con strumenti specifici e in base a questi due elementi si dà l’allarme per una eventuale scossa. In realtà le autorità giapponesi dopo la seconda scossa hanno dato l’allarme e hanno indovinato l’arrivo dello tsunami».

ASSE TERRESTRE – Il sisma inoltre potrebbe avere spostato di dieci centimetri l’asse terrestre. Anche se, come spiega a Tgcom il dottor Giuseppe Bianco, del Centro di Geodesia di Matera dell’Agenzia Spaziale Italiana, «è una stima teorica. Ciò non significa che non sia possibile, ma attualmente l’Agenzia è al lavoro per calcolare con precisione se e di quanto possa essere avvenuto questo spostamento dell’asse terrestre». Per Bianco infatti «bisogna innanzitutto capire che i poli già si muovono per conto loro per azione dell’atmosfera, delle correnti oceaniche e per altri fenomeni. Nel caso di eventi come quelli sismici si caratterizza uno spostamento immediato in lassi temporali molto brevi. Adesso non sappiamo ancora se questo possa essere successo ma nel 2004 quando effettuammo le misurazioni dopo il terremoto di Sumatra, scoprimmo una variazione dell’asse prossima ai 6 cm». Per il ricercatore del Centro di Geodesia, «sull’effetto globale, ovvero sulla quotidianità di tutti noi possiamo stare tranquilli che non cambierà praticamente nulla. Il valore di una rilevazione come quella dello spostamento degli assi è assolutamente di carattere scientifico. Lo si può leggere come un indice della violenza che un fenomeno esercita sulla Terra e, in questo caso, del sisma giapponese. E’ importante scoprire come la Terra reagisce».

 

NESSUN ITALIANO TRA LE VITTIME – Le autorità giapponesi hanno reso noto all’ambasciata italiana a Tokyo che non ci sarebbero, almeno per ora, morti tra gli italiani presenti nel Paese. E’ quanto afferma una nota del ministro degli Esteri, Franco Frattini, secondo cui l’ambasciata, in costante collaborazione con l’Unità di crisi della Farnesina «continua senza sosta l’attività di ricerca dei connazionali italiani che si trovavano nell’area maggiormente colpita dal sisma e dallo tsunami. Circa la metà dei connazionali, che all’ambasciata italiana a Tokyo risultano essere residenti nelle zone di Sendai e nelle zone limitrofe, è stata già contattata e si stanno anche facendo ricerche su eventuali turisti presenti nell’area». Nel frattempo stanno arrivando offerte di aiuto da parte di tutto il mondo: la Cina ha riferito che i suoi soccorritori sono pronti a partire per le zone calamitate, mentre il presidente degli Stati Uniti, Obama, ha fatto sapere al primo ministro giapponese Naoto Kan che Washington è pronto a fornire qualsiasi tipo di supporto sarà richiesto da Tokyo.

 

(Pietro Vernizzi)

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