TERREMOTO GIAPPONE/ Video – Fukushima, barre parzialmente fuse. Berlino chiude le vecchie centrali

- La Redazione

Mentre nella centrale nucleare di Fukushima le barre di combustibile sono rimaste esposte all’aria per due ore e mezzo, in Europa si ripensa drasticamente la politica nucleare.

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La centrale di Fukushima, foto Ansa

Mentre nella centrale nucleare di Fukushima le barre di combustibile sono rimaste esposte all’aria per due ore e mezzo, in Europa si ripensa drasticamente la politica nucleare.

Gli occhi di tutto il mondo sono puntati sul Giappone. Al dramma della catastrofe che ha colpito il Paese si aggiungono  i rischi di una fuga di materiale radioattivo capace di propagarsi per migliaia di chilometri oltre i confini nipponici. Nonostante le rassicurazioni e le smentite della possibilità di un effetto Chernobyl, i timori sono altissimi.

Specie adesso che è lotta contro il tempo per scongiurare un disastro nucleare dato che le barre di combustibile al reattore numero due dell’impianto di Fukushima sono rimaste completamente esposte all’aria per due ore e mezzo, situazione che, con ogni probabilità, ha scatenato il surriscaldamento e la fusione del nucleo del reattore.

Nel frattempo, quanto avvenuto in Giappone sta scuotendo l’Europa che sta prendendo decisioni sull’onda della paura giapponese. In Germania il cancelliere Angela Merkel ha deciso che sospenderà per tre mesi il prolungamento della vita di 16 reattori atomici civili. Significa che, con ogni probabilità, l’attività di queste centrali sarà fatta del tutto cessare a meno che non vi sia una severa revisione dei principi e dei criteri di sicurezza, rivoluzionati alla luce della catastrofe giapponese.

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In Svizzera, invece, sono state bloccate le procedure di autorizzazione per la costruzione di tre nuovi siti, mentre l’Austria ha chiesto un riesame a livello europeo. La Commissione europea, dal canto suo,  ha convocato un vertice con le autorità responsabili degli impianti nucleari degli ambienti che li possideono, e con i gestori delle centrali. Anche il Belgio, che dall’energia atomica ricava il 70 per cento del suo fabbisogno energetico, sta pensando seriamente di disfarsi dei suopi impianti; in Polonia, infine, dove recentemente era stato deciso di costruire una nuova e modernissima centrale l’ipotesi più verosimile è quella di una marcia indietro.

 

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