NATASCHA KAMPUSCH/ La ragazza austriaca chiede allo Stato un milione di risarcimento

- La Redazione

La sua terribile storia fece il giro del mondo: Natascha Kampusch, rapita a 10 anni di età, fu segregata da un maniaco che la tenne reclusa per otto anni

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Natascha Kampusch (Foto Ansa)

La sua terribile storia fece il giro del mondo: Natascha Kampusch, rapita a 10 anni di età, fu segregata da un maniaco che la tenne reclusa per otto anni, fino a quando riuscì a fuggire. Adesso la ragazza chiede al suo Paese un risarcimento miliardario.

– Vuole 323 euro per ogni giorno passato nella prigionia del sotterraneo del maniaco che la rapì. Natascha Kampusch cinque anni dopo la sua liberazione accusa lo Stato austriaco di non aver fatto abbastanza bene il suo lavoro, di non essere cioè stato in grado di liberarla prima, invece di passare otto anni di inferno. Il suo avvocato, Gerlad Ganzger, ha depositato la richiesta di risarcimento alla procura finanziaria austriaca nei giorni scorsi. La motivazione della richiesta è: un milione di euro di risarcimento per non essere stata liberata a causa di errori nelle indagini.

Nella richiesta infatti si cita il fatto che le autorità fermarono effettivamente l’uomo autore del rapimento, Wolfgang Priklopil, addirittura esaminando il furgone con cui aveva rapito Natascha, ma lo lasciarono andare. L’uomo era stato anche segnalato più volte in precedenza per i suoi rapporti con la comunità sadomaso viennese e anche da una vicina di casa per contini schiamazzi notturni. Le autorità avevano sempre lasciato perdere le segnalazioni. “Non è un segreto. La commissione di valutazione lo ha messo nero su bianco” ha dichiarato l’avvocato di Natascha, intendendo che la commissione di inchiesta sul rapimento ha riconosciuto le colpe degli investigatori. Il governo austriaco ha tre mesi di tempo per reagire all’offerta di conciliazione, prima che la richiesta prosegua sul terreno giudiziario: “Speriamo che sia possibile trovare un accordo amichevole”, ha detto Ganzger.

Natascha era stata rapita il 2 marzo 1998 mentre si stava recando a scuola, a Vienna. Aveva 10 anni di età. Il suo rapitore è Wolfgang Priklopil, un tecnico delle comunicazioni, un tipo schivo dall’aria apparentemente tranquilla. Natascha racconterà che l’uomo le avrebbe confessata di averla seguita a lungo, di aver deciso che voleva proprio lei. “Mi diceva che mi aveva seguito a lungo e aveva deciso di rapire proprio me, se non ci fosse riuscito quel giorno ci avrebbe riprovato”.

L’uomo l’aveva afferrata e spinta nel suo furgoncino. Così Natascha ricorda quei momenti: “Ho gridato? Non lo so. Già ogni cosa dentro di me era un unico grido”, ha detto. “Provavo a gridare ma andava sempre più giù nella mia gola. Mi sono difesa? Credo di averlo fatto, perché il giorno dopo avevo un occhio nero. Mi ricordo solo una sensazione di paralisi”. “Il momento in cui mi prese durò solo pochi secondi. Ma nel momento in cui la porta del furgoncino si è chiusa dietro di me, ero consapevole del fatto che ero appena stata rapita – e che probabilmente sarei morta”. Wolfgang verrà descritto dai suoi colleghi di lavoro come un sadico, uno che si divertiva a far soffrire gli altri.

E così farà con la ragazzina, segregata nei sotterranei della sua abitazione, dapprima trattata con cura, poi violentata e obbligata a lavorare per lui, pulire la casa e la macchina. Un’unica concessione, il giorno del suo 18esimo compleanno, portarla con lui a fare la spesa al supermercato. “A 14 anni, ho provato molte volte a strangolarmi con i vestiti; a 15 ho provato a tagliarmi il polso con un largo ago da cucito”, ricorda oggi la ragazza. La fuga improvvisa, il 23 agosto 2006. Natascha stava pulendo la macchina del suo aguzzino con l’aspirapolvere.

Troppo rumore, lui non riusciva a parlare al telefonino e si allontana un po’. Lei non ci pensa due volte e scappa, riesce ad arrivare dai vicini e a lanciare l’allarme. Per Wolfgang un tentativo di fuga, che sa già come finirà. Aveva detto infatti più volte alla ragazza che se lei fosse fuggita lui si sarebbe ucciso. E lo fa. Una settimana dopo si getta sotto a un treno. Adesso è sepolto in una tomba anonima, per evitare vendette anche da morto.

– Otto anni di segregazione corrispondenti a 3096 giorni. La cifra è il titolo del libro che Natascha ha pubblicato lo scorso settembre. In “3096” racconta la sua terribile vicenda. E’ invece sospeso al momento il progetto del film sulla sua storia, che avrebbe dovuto essere girato nel 2012, a causa della morte improvvisa del regista Bernd Eichinger a gennaio. Per interpretare Natascha era stata contattata la star Kate Winslet. Natascha è ovviamente sin da subito un oggetto mediatico.

E lei sembra non sottrarsi alla cosa. Dopo solo due settimane dalla sua liberazione appare alla tv austriaca dove si sottopone a una intervista delle durata di ben due ore anche se ne vengono trasmessi solo venti minuti circa. “Pensavo solo alla fuga. Ero più forte del mio sequestratore: sono cresciuta in una famiglia piena d’affetto, lui no. Ed era anche divorato dai sensi di colpa” e poi “Mi sono sempre chiesta perché proprio a me, fra tanti milioni di esseri umani, era successa una cosa del genere”. “Ho dovuto conquistarmi pian piano la sua fiducia. A volte ho sognato di staccargli la testa, se avessi posseduto un’ascia. Ho avuto sempre la sensazione di sentirmi come un pollo di batteria. Avete visto quanto era piccola la mia cella, una cosa terribile”.

“Ogni giorno”, continua Natascha, “andavo di sopra e facevo con lui delle cose ordinarie, ma subito dopo venivo rispedita in basso, a dormire, quando lui doveva assentarsi di giorno, oppure quando venivano persone in visita, o sua madre per il fine settimana”. Nel 2008 a Natascha viene addirittura offerto di condurre un talk show televisivo e lei accetta. “Natascha Kampusch Trifft” va in onda la prima volta il 3 giugno 2008 e la ragazza esordisce con una intervista all’ex pilota Niki Lauda.

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