COSTA D’AVORIO/ Il racconto: la gente è esasperata, senza cibo e cure mediche

- La Redazione

CARLO ZORZI, rappresentante Avsi in Costa d’Avorio, ci aggiorna da Abidjan (la città principale ed epicentro del conflitto) sull’evolversi del conflitto che sta dilaniando il Paese africano

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Un gruppo di soldati fedeli a Oauttara

Continua il conflitto tra i due presidenti; quello uscente, Laurent Gbagbo, che –  benché sconfitto nel novembre scorso – non intende lasciare il potere, e quello legittimo, Alassane Oauttara, riconosciuto dalla Comunità internazionale. Gli scontri stanno investendo, in particolare, Abidjan, principale città della Costa d’Avorio e roccaforte di Gbagbo, mentre il resto del Paese sarebbe stato riconquistato dalle milizie di Oauttara. Nel frattempo, migliaia di profughi stanno fuggendo in Liberia, mentre Francia e Nigeria hanno proposto una bozza di risoluzione che imponga sanzioni contro Gbagbo; le truppe francesi di peacekeeping, che sostengono la missione delle Nazioni Unite Onuci,  intanto, hanno preso il controllo dell’aeroporto di Abdijan. Al momento, tuttavia, non è chiaro come e quando l’intera vicenda avrà fine. Carlo Maria Zorzi, rappresentante AVSI in Costa d’Avorio, presente sul posto, ci ha ragguagliato sugli ultimi sviluppi.

Cosa sta accadendo in queste ore?

In questo momento, la situazione è di calma apparente, di attesa. Attesa di cosa, tuttavia? E perché, questa calma apparente, ci si domanda? Cosa preannuncia questo stato di cose? Le informazioni sono state tagliate, come le connessioni internet. E’ praticamente impossibile sapere cosa stia realmente succedendo tra le due fazioni e cosa aspettarsi nelle prossime ore. Tutto ciò sta generando nella popolazione una certa inquietudine.

Cosa si sa del resto del Paese?

Si sa che il resto del Paese è stato conquistato, città dopo città, dalle forze scese dal nord, fedeli al presidente Oauttara, senza troppi spargimenti di sangue. Dalle informazioni che abbiamo, nelle altre zone non ci sarebbero gli stessi problemi di Abidjan, dove si sta combattendo da 4 giorni senza che si possa intravedere via d’uscita.

Chi appoggia i due presidenti?

Non lo sa nessuno. Del resto, hanno entrambi dichiarato di agire in autonomia…

 

L’esercito ha deciso con chi schierarsi?

 

Direi che al suo interno c’è molta confusione.

 

La divisione religiosa del Paese, (con al nord la prevalenza di islamici, al sud di cattolici) sta giocando qualche ruolo nel conflitto?

 

No, la popolazione ha fatto di tutto per evitare che la religione lo caratterizzasse. La gente ha saputo andare al di là dei tentativi di trasformalo in una guerra etnica o religiosa. Per il momento, il conflitto non ha neanche assunto la dimensione di una guerra civile, anche se il rischio è onnipresente: la tensione è altissima, basterebbe un gesto o una parola sbagliata per far deflagrare la situazione.

 

Quindi, chi sta combattendo?

 

Le fazioni armate che fanno capo a Gbagbo e Oauttara.

 

Siamo di fronte ad un’emergenza umanitaria?

Ci siamo molto vicini. Centinaia di migliaia di persone stanno abbandonando le zone dell’Ovest per andare in Paesi vicini, specie in Liberia. Lì c’è stata battaglia e la popolazione è stata vittima di svariate violenze. Un milione di persone, poi, ha abbandonato la capitale per tornare ai propri villaggi d’origine. E sia gli sfollati che le famiglie che li stanno ospitando hanno mezzi economici molto limitati. Ad Abidjan, inoltre, vige il coprifuoco che consente due o tre ore di libera uscita; la gente è esasperata, non può andare a procurarsi il cibo o in ospedale, a volte rimane chiusa per 4 giorni in casa e non ne può più. In molti hanno subito rapine e saccheggi.

 

Cosa andrebbe fatto, nell’immediato?

 

Deve assolutamente finire il conflitto. Subito. La gente è allo stremo, fisicamente e psicologicamente frustrata da una crisi economica che dura da mesi, da gennaio; migliaia di persone hanno perso il posto di lavoro e con il conflitto si sono aggiunti svariati danni materiali. Tutto deve finire perché la gente possa riprendersi al più presto.

 

Ci sono i margini per un intervento di forze internazionali?

 

Le forze internazionali sono presenti, con il mandato dell’Onu. Presumo, e auspico che stiano portando avanti negoziazioni ad alto livello che a noi, per forza di cose, rimangono ignote.  

 

(di Paolo Nessi)

 





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