IL CASO/ C’è un piano dell’Ue per “espellere” Italia e Francia

- Mario Mauro

La situazione del Nordafrica richiede una risposta dell’Europa, che però, spiega MARIO MAURO, sembra persino non voler utilizzare gli strumenti che ha già a sua disposizione

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Il Parlamento europeo

La richiesta del Governo italiano e di quello francese di riconsiderare la possibilità di reintrodurre controlli temporanei alle frontiere all’interno della zona Schengen, è stata affrontata martedì scorso durante un dibattito presso il Parlamento europeo di Strasburgo.

Nessuno dei due paesi ha mai messo in discussione la bontà del Trattato di Schengen e allo stesso tempo nessuno ne ha mai chiesta una revisione. Eppure la soluzione più gettonata in aula è sembrata essere la cacciata di Berlusconi e Sarkozy dall’Europa. Sarebbero loro, infatti, i colpevoli di non agire in conformità con lo spirito europeo, sulle spalle dei rifugiati.

Fortunatamente, la sinistra europea non ha trovato un alleato negli organi esecutivi dell’Unione: sia il Presidente Barroso che il Commissario Malmstrom hanno murato ogni tentativo di screditare Roma e Parigi agli occhi dei cittadini europei. Già la scorsa settimana Barroso, durante un vertice del Ppe a Palermo, aveva dichiarato che “libera circolazione e sicurezza sono due facce della stessa medaglia e possono essere compatibili” – “il problema è europeo e non di una sola nazione”.

Serve quindi un equilibrio tra il diritto a circolare liberamente nello spazio Schengen e la circolazione indiscriminata dei clandestini. Il trattato di Schengen costituisce un grande successo per l’Europa, anche perché si tratta di qualcosa che i cittadini europei possono toccare con mano ogni volta che si mettono per strada. La libertà di movimento non deve essere in alcun modo in discussione.

Allo stesso tempo sarebbe un peccato mortale fare finta di niente rispetto a quello che sta accadendo in Nordafrica, dove la disoccupazione di massa continua ad alimentare un flusso epocale di persone che approderanno da qui ai prossimi anni sul nostro territorio. Il sistema in vigore, se interpretato nella maniera giusta e se accompagnato da un vero partenariato euro-mediterraneo, sarebbe adeguato a rispondere a queste nuove problematiche. Abbiamo lottato per anni affinché nascesse uno strumento, vero, di controllo delle frontiere dell’Unione europea. Da diversi anni esiste infatti “Frontex”, l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea.

Frontex ha il compito di coordinare la cooperazione operativa tra gli Stati membri in materia di gestione delle frontiere esterne. Quello che va denunciato è che molti governi oggi si sottraggono alla partecipazione a Frontex che, è utile ricordarlo, dipende dai contributi e dalle forze che gli stati membri mettono a disposizione. Se ne sottrae purtroppo anche Lady Ashton, che dovrebbe lavorare rapidamente per la conclusione di accordi con paesi come la Tunisia.

Non stupiamoci allora se la Danimarca arriva ad annunciare l’imminente sospensione del Trattato di Schengen per quanto riguarda i propri confini nazionali. Un’iniziativa da censurare, ma che è il segno evidente di un malessere diffuso tra gli Stati membri. Il problema dunque non è tanto l’integrazione degli immigranti regolari, che sta invece alla base dell’Unione europea, ma l’attenzione a non lasciare l’iniziativa a chi sfrutta le paure dei cittadini per rivoltare le decisioni dell’Europa.

Deve essere chiaro a tutti che dietro al problema immigrazione e all’emergenza umanitaria si cela una questione che è innanzitutto politica: noi siamo assenti per quanto concerne una strategia verso i paesi del sud del Mediterraneo.

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