SCENARIO/ 1. Wang (Usa): perché la morte di Bin Laden manda in tilt i media?

- int. Marian Wang

MARIAN WANG, reporter di Propublica, il sito web di giornalismo investigativo vincitore del Pulitzer, spiega perché la morte di Bin Laden ha mandato in tilt l’informazione Usa

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Il presidente Usa Barack Obama arriva alla Casa Bianca (Ansa)

La morte di Osama Bin Laden manda in tilt il mondo dell’informazione Usa. Con giornali e tv impegnati in una lotta contro il tempo per dare per primi la notizia, da cui è emerso un quadro degli avvenimenti senza capo né coda, poi smentito dai fatti. In parte responsabili della «defaillance» dei media americani, gli stessi funzionari della Casa Bianca che durante le conferenze stampa ufficiali hanno fornito diversi particolari in contraddizione gli uni con gli altri.
È l’analisi dall’interno dell’informazione a stelle e strisce elaborata da Marian Wang, reporter di Propublica, il sito web di giornalismo investigativo che per due volte consecutive, nel 2010 e nel 2011, ha conquistato il premio Pulitzer. Wang, pur criticando le imprecisioni della Casa Bianca, ritiene però che qualsiasi dietrologia sull’uccisione di Bin Laden sia «pura speculazione». E sul dibattito a proposito delle foto del terrorista morto, osserva: «Le differenti opinioni sulla questione non contano: i giornalisti faranno di tutto per avere le foto e la Casa Bianca per bloccarle. E presto si arriverà a una battaglia legale».

Marian Wang, in che modo la notizia della morte di Bin Laden è stata seguita dai media Usa?

La notizia si è saputa domenica sera, e nessuna testata giornalistica aveva alcun indizio su ciò che stava per avvenire fino a che sono stati allertati dall’amministrazione, che ha fatto sapere che stava per annunciare qualcosa di importante. Prima che l’annuncio fosse effettivamente compiuto, è trascorsa però una buona quantità di tempo. Durante questa fase, un certo numero di testate giornalistiche e giornalisti rispettabili hanno cercato di uscire in anticipo con la notizia. Hanno quindi contattato le loro fonti – ovviamente anonime – che li hanno però portati molto fuori strada. Si sono visti giornalisti – inviati d’inchiesta di lunga esperienza o corrispondenti esteri – diffondere informazioni completamente errate, affermando che Bin Laden era stato ucciso dall’attacco di un drone, che era morto una settimana prima o che il blitz era avvenuto in Afghanistan. Questa settimana Propublica ha scritto un articolo proprio su questo tema.

Incidenti di percorso, o il segno di qualcosa che non va nel sistema dell’informazione?

Comprendo che c’era pressione per dare la notizia prima degli altri e a volte, quando sono diffuse delle breaking news, le cose diventano molto confuse, ma essere primi e sbagliati non è affatto qualcosa di cui andare orgogliosi. Ci si deve interrogare se tutto ciò possa giovare al pubblico, e certamente il fatto di raccontare una notizia in modo sbagliato non aiuta il pubblico in nessun modo. Ma queste sono state soltanto le prime ore. Dopo l’annuncio è emerso che si trattava di una notizia differente. In un certo senso era una notizia difficile da seguire perché i reporter erano molto dipendenti dalla versione dei fatti fornita dalla Casa Bianca, e non c’erano molti modi per poter verificare in modo indipendente quanto era stato raccontato. Certamente ci sono state molte incomprensioni e dettagli imprecisi nel modo con cui la notizia è stata seguita nella fase iniziale. In parte ciò era dovuto al fatto che i reporter cercavano di riempire le lacune in quanto la versione ufficiale in alcuni punti era vaga. E non è stata solo colpa dei media, perché anche la Casa Bianca ha modificato il suo modo di raccontare la notizia dopo essersi resa conto che c’erano diverse imprecisioni.

Che cosa ne pensa del modo con cui la Casa Bianca ha gestito la comunicazione della morte di Bin Laden?

La stessa Casa Bianca ha in qualche modo discusso questo aspetto. Il portavoce Jay Carney ha affermato che avevano fatto il loro meglio per dare la notizia in modo tempestivo, e che quindi hanno indicato in modo errato alcuni fatti. Riguardando i filmati di alcune delle conferenze stampa, è possibile vedere che diversi funzionari si sono contraddetti l’un l’altro nel corso dello stesso identico incontro con i giornalisti. Sarebbe stato certamente meglio se fin dal primo momento avessero fornito in modo corretto tutti i dettagli sul raid, ma non sembra si sia trattato di un errore fatto di proposito. Piuttosto, c’era un numero elevato di funzionari che raccontavano un sacco di cose, e quindi sono stati commessi degli sbagli. Dal punto di vista della comunicazione pubblica, per loro è un episodio spiacevole, perché si trattava di un evento importante e cambiare la versione dei fatti di per sé solleva dei sospetti.

Mostrare le foto del cadavere di Bin Laden è un atto doveroso, o produrrebbe effetti negativi?

Comprendo entrambi i punti di vista, sia le argomentazioni secondo cui le foto devono essere tenute segrete, sia quelle per cui sarebbe meglio pubblicarle e consentire alle persone di vedere che cosa sia veramente la guerra. In definitiva, ciò che penso io non è realmente importante. I giornalisti cercheranno di fare del loro meglio per pubblicare le immagini, e gli Stati Uniti cercheranno di bloccarne la diffusione. Non è una questione di opinioni. Presto diventerà un test per vedere se il governo ha le basi legali per continuare a nascondere le foto.

Dopo la morte di Bin Laden la popolarità di Obama è aumentata. Si tratta di un effetto temporaneo o permanente?

Ci sono davvero poche cose in grado di rendere permanente il consenso di un presidente. Durante la campagna elettorale, Barack Obama ha affermato che gli Stati Uniti avrebbero ucciso Bin Laden, e la sua amministrazione è riuscita a rispettare quanto promesso. Se questo particolare successo peserà di più delle altre sfide e delle preoccupazioni legate all’economia, che di solito trascinano verso il basso il gradimento nei sondaggi, è qualcosa che vedremo solo con il tempo.

Ritiene che Obama fosse in grado di catturare Bin Laden già da mesi, ma che abbia accelerato le operazioni solo ora per vincere le elezioni?

Non esiste alcuna prova di una simile affermazione. Qualsiasi risposta sarebbe una pura speculazione. E lo stesso identico discorso vale anche nei confronti di quanti affermano che Obama avrebbe compiuto il blitz solo ora per risollevare le quotazioni del dollaro.

I repubblicani e il Tea Party si sono congratulati con Obama o lo hanno criticato?

La reazione della destra non è stata uniforme. Alcuni repubblicani hanno risposto congratulandosi con il presidente e con le truppe che hanno compiuto la missione. È quello che ha fatto l’ex presidente Bush. Ma ci sono stati altri, ovviamente, che hanno ritenuto importante osservare che l’amministrazione Obama era debitrice nei confronti delle tecniche di interrogatorio dell’amministrazione Bush, o che hanno criticato la decisione dell’amministrazione Obama di seppellire il corpo di Bin Laden nel mare e di non pubblicarne le foto. È la politica. Ci saranno sempre dei detrattori.

Ritiene che la Cia abbia utilizzato i metodi di tortura durante gli interrogatori anche dopo l’inizio del mandato di Obama?

L’amministrazione Obama ha vietato le tecniche rafforzate di interrogatorio (la formula con cui negli Usa si definiscono forme di tortura come il waterboarding, ndr) e chiuso le prigioni segrete della Cia dove erano utilizzate queste tecniche. Ci sono stati alcuni rapporti, diffusi qua e là, relativi alle strutture per la detenzione segreta gestite dai militari, che hanno anche lanciato dei dubbi su alcuni dei metodi di interrogatorio utilizzati in quei luoghi. Ma anche quei documenti affermano che oggi quei metodi non sono più così estremi come in passato.

(Pietro Vernizzi)



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