ESCLUSIVA/ Hussein (Fratelli musulmani): Usa, ecco le nostre condizioni per il dialogo

- int. Mahmoud Hussein

Mahmoud Hussein, segretario generale dei Fratelli musulmani, replica alle dichiarazioni di Hillary Clinton, che aveva annunciato di voler ristabilire dei contatti con il movimento religioso

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L'intervista esclusiva a Mahmoud Hussein (Foto Ansa)

«Gli Stati Uniti si ritirino completamente dall’Afghanistan e dall’Iraq e favoriscano la creazione di un unico Stato palestinese del quale faranno parte anche gli israeliani, o i Fratelli musulmani non accetteranno di aprire negoziati con Washington e gli stessi rapporti tra Egitto e Stati Uniti non saranno pacifici». E’ quanto afferma Mahmoud Hussein, segretario generale dei Fratelli musulmani, nel corso di un’intervista esclusiva a IlSussidiario.net. Mahmoud replica così alle dichiarazioni del segretario di Stato, Hillary Clinton, che giovedì aveva annunciato l’intenzione di ristabilire «contatti limitati» con il movimento religioso islamista, rappresentato politicamente dal Partito Giustizia e Libertà. Una posizione, quella di Hussein, che si rivela di chiusura totale e che evidenzia le sempre maggiori divisioni all’interno del movimento islamista, in quanto differisce da quanto dichiarato giovedì a IlSussidiario.net da altri esponenti del Partito Giustizia e Libertà. Ma soprattutto, che diverge dal comunicato ufficiale pubblicato sul sito web dei Fratelli musulmani, in cui si afferma che «il gruppo accoglie la mossa (della Clinton, Ndr) con favore, sottolineando che le relazioni e il dialogo ci porteranno a chiarire la nostra visione».

Segretario Hussein, come valuta le dichiarazioni di Hillary Clinton?

In primo luogo, posso rivelarle che per il momento non c’è stato ancora nessun colloquio tra gli Stati Uniti e i Fratelli musulmani. Inoltre, per quanto riguarda le dichiarazioni del segretario di Stato non sono né contento né dispiaciuto, semplicemente non me ne importa nulla. Perché mai dovrei essere felice o scontento?

Ma se gli Usa avvieranno i contatti, li accetterete o no?

Ma se le ho appena detto che non me ne importa nulla…

Quindi la questione per lei non ha nessuna valore?

Non sto dicendo questo. Dipende da quello che accadrà ai negoziati. E io non posso dire nulla su questi negoziati, fino a quando non saranno stati avviati.

Ritiene che tra Egitto e Stati Uniti possano esserci delle relazioni pacifiche?

Dipende se gli Stati Uniti cambieranno o meno la loro politica. Nel primo caso le relazioni saranno pacifiche, nel secondo caso invece non lo saranno. Gli Usa infatti hanno sostenuto il regime di Mubarak e si sono rifiutati di ascoltare l’opinione della maggioranza degli egiziani.

Ma non ritiene che gli Usa negli ultimi mesi abbiano già cambiato posizione?

Per ora no. Noi non abbiamo visto nessun cambiamento, gli Stati Uniti per esempio hanno sempre sostenuto Israele e hanno negato i diritti dei palestinesi, e tutto questo deve cambiare.

In che modo?

I palestinesi devono vedere riconosciuti i loro diritti, innanzitutto quello a vivere e a rimanere nel loro Paese.

Ritiene che sia possibile la soluzione «due popoli e due Stati», uno israeliano e uno palestinese?

Noi vogliamo la creazione di uno Stato palestinese. Quindi un solo Stato, per entrambi i popoli.

Lei ha accusato gli Usa di avere sostenuto Mubarak, ma adesso Mubarak non c’è più…

Sì, ma gli Stati Uniti stanno ancora appoggiando tutti gli altri regimi del mondo arabo, non lo hanno fatto solo con l’Egitto. Ci aspettiamo quindi che gli Usa riconoscano i diritti delle popolazioni che vivono in tutto il mondo arabo, e non soltanto nel nostro Paese.

Ma gli Usa non stanno forse combattendo contro Gheddafi?

E’ l’unica eccezione, ma per il resto gli Stati Uniti stanno ancora controllando l’Afghanistan, l’Iraq e sostenendo i dittatori di molte altre nazioni. Lei mi ha fatto un solo esempio, ma che cosa mi dice degli altri Paesi?

E secondo lei che cosa dovrebbero fare gli Stati Uniti in Afghanistan e Iraq?

Devono ritirare le loro truppe da entrambi i Paesi.

Come ricordato da Wael Farouq, i partiti liberali egiziani chiedono che prima si scriva la Costituzione, e poi si tengano le elezioni. Accetterete questa proposta?

No, prima bisogna tenere le elezioni. E il motivo è che è ciò che hanno deciso 14 milioni di egiziani, pari al 77% dei votanti, nel corso del referendum del 19 marzo scorso. I Fratelli musulmani stanno dalla parte della maggioranza, perché è la sua opinione che deve prevalere.

In realtà il referendum non riguardava le elezioni, ma alcune limitate modifiche costituzionali introdotte dal governo dei militari…

Non è come dice lei, il 77% degli egiziani si è espresso affinché prima si tenessero le elezioni, e in un secondo momento si scrivesse la nuova Costituzione. E noi non possiamo cancellare il risultato del referendum.

Ma non ritiene che scrivere prima la Costituzione tutelerebbe di più le minoranze?

Le mie convinzioni non hanno nessuna importanza. Noi sosteniamo le opinioni della maggioranza, anche se queste dovessero andare contro le nostre.

Quale risultato prevede per il Partito Giustizia e Libertà alle elezioni di settembre?

Non lo sappiamo esattamente, ma ci aspettiamo che possa essere tra il 25 e il 35%.

Mi risulta che al momento ci siano cinque partiti politici che si ispirano ai Fratelli musulmani. Ritiene che riuscirete a ritrovare l’unità?

Non è vero, noi abbiamo un solo partito. E non permetteremo a nessuno degli iscritti ai Fratelli musulmani di sostenere altri gruppi politici.

(Pietro Vernizzi)



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