EUTANASIA/ Medico in Francia dà farmaco al curaro a quattro pazienti terminali. L’esperto: è omicidio, va processato

- int. Aldo Loiodice

Eutanasia ancora al centro delle polemiche in Francia, dopo che un medico di pronto soccorso di Bayonne ha somministrato un farmaco a base di curaro a quattro pazienti gravissimi

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Immagine d'archivio (Ansa)

Eutanasia ancora al centro delle polemiche in Francia, dopo che un medico di pronto soccorso di Bayonne, nel Sud-Ovest del Paese, ha somministrato un farmaco a base di curaro a quattro pazienti gravissimi. Ora l’uomo, Nicolas Bonnemaison, è accusato di omicidio ed è pronto a difendersi. Il suo legale ha fatto sapere che il medico ha ammesso i fatti ma che non è pentito del suo gesto, perché avrebbe agito “per mitigare la sofferenza di persone che sarebbero morte nei minuti seguenti”. Il procuratore aggiunto di Bayonne, Marc Mariee, si è opposto alla messa in libertà condizionata del medico e ha giudicato questi fatti “di un’estrema gravità e vietati dalla legge”. Eppure nessuna delle famiglie delle vittime ha ancora sporto denuncia nei confronti di Bonnemaison, e sul web è esplosa la campagna in suo favore: sono già state raccolte centinaia di firme in una petizione che sostiene la causa sul sito mesopinions.com, in cui i firmatari affermano che Bonnemaison ha sempre esercitato la sua professione “con umanità, integrità e intelligenza, e con tutte queste qualità, che dovrebbero essere proprie di tutti i medici ed equipe di cura, rispetta prima di tutto il paziente, a cui ha risparmiato sofferenze inutili e concesso una dipartita in tutta dignità». IlSussidiario.net ha contattato Aldo Loiodice, ordinario di Diritto costituzionale nell’Università di Bari: «Questo medico ha commesso un atto che è considerato un delitto sia in Italia che in Francia. Nei casi di malati terminali si può scegliere di non intervenire, o di dare delle medicine che possano alleviare il dolore: quindi in questi casi, invece che optare per un accanimento terapeutico, cioè scegliere di mantenere in vita un paziente con una terapia e farlo soffrire di più, non viene operata nessuna scelta perché tanto morirebbe comunque, e si aiuta così a ridurre la sofferenza. È vero che i pazienti in questione sarebbero morti comunque, ma è anche vero che si poteva scegliere di lasciarli morire in modo naturale».

Quindi cosa significa eutanasia? «Eutanasia – continua a spiegare Loiodice – significa uccidere qualcuno pensando che in questo modo la sofferenza si riduca, ma sempre attraverso una sostanza che porta alla morte. Se questo medico avesse sparato ai suoi pazienti, cosa sarebbe cambiato? È stato delicato, è vero, ma li ha comunque ammazzati. Non si possono uccidere delle persone solo perché non possono guarire, perché bisogna dare il tempo a queste persone di uscire in modo naturale da questa vita. Se accettassimo questa idea, dovremmo uccidere tutte le persone che soffrono.

Inoltre non è detto che chi scelga la strada dell’eutanasia sia veramente un benefattore, perché potrebbe trattarsi, per esempio,  di un familiare che con questa scusa intende arrivare prima all’eredità. Chi ce lo dice che quest’uomo ha agito completamente in buona fede? Non è ammissibile lasciare all’uomo la scelta della morte: l’uomo può aiutare a morire, (per esempio evitando l’accanimento terapeutico), ma è una cosa completamente differente».

Cosa pensa invece della raccolta firme per sostenere la sua causa? «Sarà stato anche un ottimo medico, ma ha preso un abbaglio. Per mancanza del dolo, quest’uomo potrebbe anche essere assolto perché si arriverebbe alla conclusione che ha agito in totale buona fede. Però, in linea di principio, nessuno è autorizzato a togliere la vita a un’altra persona, quindi deve essere processato e aspettare la decisione del giudice. Mi chiedo solo come mai il medico non abbia optato per una terapia antidolorifica, il che può significare che nella sua mente agiva in buona fede, ma non possiamo saperlo, quindi si tratta di omicidio. Poi potrà naturalmente convincere i giudici, perché per essere condannato deve essere appurata la mala fede del gesto, però non so come questa si possa definire una buona azione, anche se determinata da una buona intenzione».

Quindi basterebbe solo la buona intenzione per essere assolti? «In questi casi la persona che compie il gesto è convinta di non commettere nessun omicidio, ma solo di interrompere le sofferenze di un paziente. Nel diritto penale c’è appunto il dolo, cioè la consapevolezza di quello che si fa. In questo caso può anche esserci la buona intenzione, ma è il metodo ad essere sbagliato. L’eutanasia è sempre un omicidio, e di conseguenza va punita. Il giudice dovrà ora capire quale volontà criminale c’era dietro il suo gesto, anche se sono dell’opinione che su questo argomento nessuno può essere giudice».  

 

(Claudio Perlini)

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