MEDIO ORIENTE/ Frattini: La Turchia di Erdogan non è una minaccia per l’Europa

- int. Franco Frattini

“La Turchia non è una minaccia per l’Europa, lo dimostra il discorso del premier Erdogan al Cairo”. Lo afferma FRANCO FRATTINI, per il quale è stato un errore escludere Ankara dall’Ue

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Foto Ansa

“La Turchia non è una minaccia per l’Europa, lo dimostra il discorso del premier Erdogan al Cairo dove ha parlato dell’importanza del rispetto di tutte le religioni finendo per essere criticato dalle frange estremiste egiziane”. Lo afferma il ministro degli Esteri, Franco Frattini, in un’intervista a tutto campo rilasciata a Ilsussidiario.net, nel corso della quale ha toccato tutti i temi principali della politica internazionale e italiana. Per Frattini, “Israele si sente preoccupata e minacciata dalla nuova politica della Turchia, la cui svolta verso Oriente è colpa però anche dell’Europa che ha escluso Ankara dai negoziati comunitari. Per fortuna siamo ancora in tempo per ritornare sui nostri passi”. Il ministro degli Esteri ha aggiunto di ritenere indispensabile “la nascita di uno Stato palestinese, con tutte le caratteristiche di un vero Stato” e si è detto speranzoso del fatto che gli attacchi all’ambasciata israeliana al Cairo non preludano a una svolta anti-occidentale dell’Egitto, che “sarebbe una delle crisi gravi di questa Primavera araba”. Infine l’auspicio di una soluzione politica, e non solo finanziaria, per il salvataggio dell’euro.

Gli attacchi all’ambasciata israeliana al Cairo sono il segno del fatto che la Primavera araba ha intrapreso una direzione anti-israeliana e anti-occidentale?

Spero di no, perché se l’estremismo si impadronisse del vento di libertà sarebbe una delle crisi gravi di questa Primavera araba. Siamo stati rassicurati circa la volontà di questi nuovi governi di mantenere una visione laica, moderata, non tendente all’estremismo fondamentalista. Le stesse parole del primo ministro turco Erdogan al Cairo sono state in questa direzione. E so anche che alcune frange estremiste egiziane non hanno apprezzato che Erdogan sollecitasse al rispetto di tutte le religioni, un valore che io considero un caposaldo.

Fino a che punto la nuova politica della Turchia di Erdogan è una minaccia per Israele e per l’Europa?

Israele si sente preoccupata e accerchiata. Noi europei però abbiamo commesso un grave errore, anche se fortunatamente senza l’appoggio dell’Italia, tenendo la Turchia lontana dal negoziato europeo. L’Italia al contrario è sempre stata convinta del fatto che la Turchia andava avvicinata di più all’Europa, per evitare che Ankara finisse per guardare verso Oriente. L’Unione europea è ancora in tempo per ritornare sui suoi passi. Dobbiamo dare alla Turchia un messaggio di forte rassicurazione, perché Ankara è un partner fondamentale per il Mediterraneo.

L’Ue ha proposto di creare uno Stato palestinese con uno status simile al Vaticano. Lei è d’accordo?

E’ una delle ipotesi su cui stiamo lavorando. La preoccupazione principale dell’Italia è quella di trovare una soluzione condivisa dell’Unione Europea. Il rischio peggiore è una divisione dell’Europa tra Paesi favorevoli e Paesi contrari allo Stato palestinese. Io mi auguro che gli sforzi della baronessa Ashton in questi giorni possano portare a un’ipotesi condivisa, che darebbe molta forza all’Europa. Quello che a noi preme è che sorga uno Stato palestinese, con le caratteristiche di un vero Stato, e che nello stesso tempo sia garantito il diritto di uno Stato ebraico di Israele. Queste sono le due condizioni cui si deve arrivare con un negoziato. Ciò che è necessario è che su questi due punti la comunità internazionale sia veramente unita.

 

Dopo la liberazione di Tripoli, quali prove sono emerse dei crimini di cui è accusato Gheddafi?

 

Sono emerse delle prove molto importanti che hanno formato un dossier di alcune migliaia di pagine. Questo dossier ora è nelle mani del procuratore presso la Corte penale internazionale dell’Aja. Mi auguro che il processo sia rapido, conforme agli standard internazionali ma senza esitazioni sulla necessità di processare non solo Gheddafi, ma anche tutti quelli che sono incriminati insieme a lui.

 

La crisi greca mette a rischio il futuro dell’euro. Quali soluzioni propone per rilanciare l’Europa?

 

La riunione dei ministri dell’Eurozona di venerdì ha confermato l’indispensabilità del sostegno alla Grecia. Nessuno dei Paesi è al riparo dalla crisi, e per questo ciò che abbiamo visto nelle scorse settimane è che occorrono più Europa, più coesione e più solidarietà. Questa è la strada che l’Italia persegue.

 

Ma per salvare l’Europa è sufficiente una soluzione finanziaria, o serve una svolta politica?

L’Italia ritiene che ci voglia una soluzione politica, cioè un governo europeo dell’economia. Non basta avere una Banca centrale europea, che pure sta lavorando bene: occorrono strumenti di governo comunitari, che non siano semplicemente l’insieme dei ministri dei vari esecutivi europei. E questo non soltanto per dare una risposta alla crisi economica, ma anche per governare la sicurezza. Ho apprezzato molto il fatto che venerdì la Commissione europea abbia dichiarato che lo spazio Schengen non è un autobus dal quale si può scendere e salire. Quindi non si possono chiudere unilateralmente le frontiere di un Paese: è l’Unione europea che deve governare questo fenomeno.

 

La vittoria del centrosinistra in Danimarca avrà ripercussioni sull’Ue?

 

In primo luogo, valuto questo risultato elettorale con rispetto verso gli elettori danesi. Certamente l’importante è che il Paese continui con la sua forte politica di attaccamento all’ideale europeo.

 

In Italia intanto il clima politico è infuocato e qualcuno ha gridato al golpe della magistratura. C’è davvero questo rischio?

 

Innanzitutto le regole di garanzia dei testimoni e degli imputati, pur essendo diverse tra loro, devono essere rispettate sempre. Ritengo francamente indecente far uscire sui giornali delle intercettazioni che non hanno nulla a che vedere con le questioni processuali. E credo che sia stato ancora una volta molto saggio l’appello al senso di coesione nazionale rivolto dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Non ha senso dare vita a una nuova guerra tra guelfi e ghibellini, perché alla fine ci rimette l’Italia.

 

Il governo confermerà i fondi Expo previsti dalla nuova Finanziaria?

 

Siamo impegnati a confermarli tutti. L’Expo 2015 è il più grande evento internazionale mai organizzato in Italia negli ultimi decenni, quindi sarebbe una follia anche soltanto pensare di metterlo a rischio.

 

Infine, lei venerdì ha incontrato i ragazzi di Portofranco. Qual è secondo lei il messaggio che danno al Paese?

 

Questi ragazzi sono davvero un bel biglietto da visita per l’Italia. Sono infatti quei modelli che dovremmo ricordare sempre per rispondere a quanti parlano di un Paese diviso e non solidale. A Portofranco si respirano davvero i valori della solidarietà e della sussidiarietà. E per chi come me crede nei valori del popolarismo europeo, un ambiente come Portofranco è proprio quello che i nostri padri europei volevano.

 

(Pietro Vernizzi)

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