SCENARI/ Osama Habashy (scrittore): vi spiego che cosa succederà in Egitto e in Siria

- int. Osama Habashy

“Vi rivelo che cosa accadrà nelle prossime settimane in Egitto e in Siria”. Lo scrittore egiziano OSAMA HABASHY spiega qual è il futuro della Primavera araba e che cosa avverrà alle elezioni

Bouazizi-mohamed-r400
Manifestanti con una foto di Mohamed Bouazizi

“Vi rivelo che cosa accadrà nelle prossime settimane in Egitto e in Siria”. Lo scrittore egiziano Obama Habashy spiega qual è il futuro della Primavera araba a partire dal suo Paese, che in ottobre dovrà affrontare le elezioni parlamentari e presidenziali. Un momento cruciale, che vede sfidarsi i partiti liberali contro quelli legati a Fratelli musulmani e salafiti. Ma per Habashy anche la Siria è a un punto di svolta, ed entro due settimane si giocherà il futuro di Bashar Assad. Autore del romanzo “La stagione triste della farfalla”, lo scrittore ha da poco fatto uscire “Cristo senza Torah”, dedicato a Mohamed Bouazizi, il tunisino che dandosi fuoco ha iniziato tutte le rivolte nel mondo arabo. Habashy inoltre ha già iniziato a scrivere un libro sui Fratelli musulmani algerini degli anni ’90: un monito ai suoi concittadini, per fare comprendere loro che cosa accadrà se alle prossime elezioni dovessero vincere i fondamentalisti.

Habashy, come valuta il processo politico in corso in Egitto?

Lo ritengo positivo, ma lentissimo. Dopo tutti questi anni in cui il nostro popolo è rimasto nell’oscurità, non è possibile cambiare il sistema da un giorno all’altro. L’esercito ha governato il Paese per 50 anni, e continua ancora a farlo. Dall’altra parte ci sono i Fratelli musulmani e i salafiti, ma anche altri partiti come quello di Baradei, e ciascuno non fa altro che perseguire i suoi interessi. Mentre il popolo egiziano ha ancora bisogno di una lunga educazione. Nonostante le difficoltà, c’è però una speranza per il futuro: basta vedere Mubarak davanti ai giudici, che è un ammonimento per tutti i presidenti che verranno dopo di lui. Ma è illusorio pensare che la rivoluzione sia non dico compiuta, ma anche solo a metà strada: finora è proprio agli inizi. E per usare una metafora chi governa oggi l’Egitto è come l’autista di una macchina il cui motore si è fuso e che si illude di riuscire a farla ripartire cambiando le ruote: mentre è indispensabile comprarne una nuova.

L’Egitto è ancora molto instabile, e nessuno sa se vinceranno i liberali o i fondamentalisti. Lei che cosa prevede che accadrà, a partire da quello che ha visto in questi mesi al Cairo?

La rivoluzione del 25 gennaio è stata una sorpresa totale, e anche i risultati delle elezioni lo saranno. I Fratelli musulmani stanno usando i salafiti per spaventare la gente, ma in realtà al loro interno è scoppiata una guerra intestina. I salafiti vogliono vincere ai danni dei Fratelli musulmani, e molti di loro quindi voteranno contro il Partito Libertà e Giustizia per evitare che i Fratelli musulmani conquistino la maggioranza. Questo fatto, insieme alla rottura dell’accordo tra esercito e Fratelli musulmani, si rifletterà sulle elezioni che come dicevo saranno imprevedibili: come insegna la storia infatti, sulla strada egiziana c’è sempre una sorpresa.

 

In Siria intanto è ancora ben lungi dal profilarsi una soluzione positiva …

 

Pur con tutta la tristezza per quanto sta avvenendo, e in particolare per il massacro di adulti e bambini da parte di Assad, non considero la rivolta siriana un fallimento. Le società di Libia e Siria infatti sono molto diverse rispetto a quella di Egitto e Tunisia, ed è questo il motivo per cui sono avvenuti così tanti morti. L’esercito di Damasco per esempio è guidato dai parenti di Assad, e in Siria non esiste solo la distinzione tra cristiani e musulmani come in Egitto, ma anche tra sunniti, sciiti e alawiti. Questi problemi hanno fatto sì che i siriani fossero più lenti nel cacciare il regime. E lo stesso è avvenuto del resto anche in Libia, dove non esiste un esercito nazionale bensì dei mercenari stranieri che lavorano per chi li paga e se nessuno li paga, si danno alla fuga. Inoltre in Libia e in Yemen la società si regge sulle tribù, che funzionano esattamente come la mafia in Italia: i capiclan danno ordine ai loro membri di sostenere questo o quel partito, o di uccidere questo o quel nemico, e nessuno osa disobbedire. E’ stato questo sistema ad avere fatto sì che per affermare le rivolte ci volessero maggiori sacrifici in termini di vite umane. Ma di qui a due settimane, o al massimo tre, Assad cadrà proprio come Gheddafi, dopo essere stato scaricato da tutti gli esponenti di spicco del suo Paese.

 

E come fa a esserne certo?

Perché i ribelli siriani stanno copiando la strategia utilizzata dal Consiglio Nazionale Transitorio di Bengasi, i cui ministri si sono recati più volte in Europa per proporsi al mondo come la nuova guida del Paese. I capi dell’opposizione siriana stanno facendo la stessa cosa, per esempio si sono riuniti tutti insieme in Turchia. E l’effetto di questa strategia sarà letale per Assad, che sarà costretto ad andarsene.

 

Lei ha appena pubblicato un romanzo su Bouazizi, il tunisino che ha dato origine a tutte le rivolte nel mondo arabo. Di che cosa parla?

 

Il romanzo “Cristo senza Torah” intreccia la vicenda di un personaggio d’invenzione, una ragazza dedita all’arte della divinazione chiamata Houda, con le vicende storiche della Tunisia, dalla salita al potere di Ben Alì alla morte di Bouazizi. Houda è fuggita dalla sua famiglia dopo che il padre le ha ucciso l’amante, in quanto non voleva che la figlia si sposasse con un uomo povero.

 

E in che modo ha intrecciato attualità e invenzione?

 

Grazie alla tecnica del sogno. Immagino infatti che Houda incontri nel sogno Bouazizi ancora bambino, che l’invita a seguirlo per raccontarle la sua storia. Il romanzo però non ripercorre tutta la vita di Bouazizi, ma solo pochi momenti fondamentali: la morte del padre, quella del fratello, i soprusi subiti dalla polizia che lo convincono a darsi fuoco. E lo stile che utilizzo nel romanzo è quello del “realismo magico”, la stessa tecnica utilizzata in “Le Mille e una Notte”.

 

Per quale motivo il titolo del romanzo accosta Bouazizi a Cristo?

Questo lo ho fatto apposta, perché volevo evitare che la rivoluzione tunisina fosse accostata a una figura musulmana: Bouazizi è semplicemente espressione della società povera del suo Paese, e non di questa o quell’altra religione. Inoltre il protagonista del romanzo è riletto come una figura che accetta di sacrificare la sua vita per gli altri, e in questo senso è avvicinato a Cristo. Non a caso, nel sogno iniziale Bouazizi porta una croce fatta di rami d’arancio. E questo per indicare che fin da bambino è stato scelto dal Destino per morire per gli altri, proprio come Cristo. E’ nato con una missione, e nessun altro può portarla a termine se non lui. Del resto nel corso del romanzo, dopo la morte del padre, si sacrifica per la famiglia e per i suoi fratelli rimasti orfani, rinuncia all’università per fare studiare la sorella. Insomma l’idea del sacrificio è proprio un carattere distintivo del suo personaggio.

 

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

 

Ho già iniziato a scrivere un nuovo libro sui Fratelli musulmani algerini degli anni ’90, quando uccisero in modo atroce liberali, artisti e scrittori per un totale di 5mila persone. L’idea mi è nata immaginando come diventerebbe la nostra vita se in Egitto dovessero vincere i fondamentalisti: reintrodurrebbero il taglio della mano, terrorizzerebbero la gente, cambierebbe il modo di vestire, abolirebbero la libertà di stampa. E’ un modo indiretto per spiegare agli egiziani il rischio che corrono se scelgono i Fratelli musulmani alle elezioni.

 

(Pietro Vernizzi)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori