GRECIA/ Nel pomeriggio, nuove misure di austerity. Venizelos (Economia): crisi peggiore dalla guerra civile

- La Redazione

Il mondo finanziario e le istituzioni europee guardano con attenzione a quanto accadrà in Grecia nelle prossime ore. Il ministro delle finanze annuncerà nuove misure di austerity

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Il mondo finanziario e le istituzioni europee guardano con attenzione a quanto accadrà in Grecia nelle prossime ore. La sesta tranche, da 8 miliardi, del pacchetto di aiuti destinati ad Atene per impedire di ritrovarsi a ottobre a non essere in grado di pagare pensioni e stipendi pubblici e fare default, è stata ritardata per l’incapacità del Paese di ottemperare alle richieste necessarie per mostrare la dovuta attendibilità. Nel pomeriggio, infatti, il ministro delle finanze ellenico, Evangelos Venizelos, annuncerà le misure proposte al governo per muoversi nella direzione del risanamento del bilancio. Si tratterà di provvedimenti che andranno nella direzione di una maggiore stretta economica e ulteriori sacrifici per i cittadini. Il ministro ha detto di esser pronto a presentare le nuove norme dopo un colloquio di due ore a telefono con i funzionari della Troika (Ue-Bce-Fmi) e i finanziatori internazionali. Ancora norme all’insegna dell’austerity, come già nei giorni scorsi il ministro per le Finanze greco aveva anticipato: tagli e licenziamenti per i dipendenti pubblici e chiusura per gli enti in deficit che si sostengono unicamente grazie ai sussidi statali (per un totale di circa 100mila lavoratori), tagli agli stipendi dei politici e nuove tasse sui patrimoni immobiliari, applicate alla metratura e con aliquote diverse a seconda del valore al metro quadro dell’immobile. Mosse penalizzanti per i cittadini ma assolutamente necessarie. Secondo Venizelos, infatti, la Grecia sta affrontando in questi mesi la crisi più grande dai tempi della guerra civile. «Il Paese – ha aggiunto – si trova in una posizione estremamente difficile ed è costretto a varare drastiche misure di bilancio che richiedono altri sacrifici». Poi, ha rimproverato i membri del Parlamento, accusandoli di non rendersi conto della situazione in cui grava il Paese, a rischio di uno stallo totale dell’Economia. Per il ministro, il salvataggio è un dovere di tutta l’Europa. Spiegando che il suo attuale problema è la liquidità,  ha categoricamente escluso che, in futuro, possa abbandonare l’eurozona.

L’esatto contrario di quanto ha lasciato intendere il capo del governo, Georges Papandreu, che da quanto si è appreso ieri dal quotidiano Kathimerini, starebbe studiando l’ipotesi di indire un referendum sull’opportunità o meno per il suo Paese di restare all’interno della zona euro.

Sembra, tuttavia, che il premier auspichi un risultato favorevole all’euro per potere procedere nella politica di austerità senza troppi intoppi. 

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