EGITTO/ Io, musulmano, a Messa per difendere i cristiani dagli attentati

- La Redazione

La chiesa copta colpita dall’attentato del Capodanno scorso, ieri notte era affollata da musulmani. YASSER EL-DRIENY, fedele al Corano, racconta perché ha deciso di partecipare alla messa

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L'attentato ad Alessandria del Capodanno scorso

La Chiesa d’Alessandria d’Egitto colpita un anno fa da un attentato durante la messa di Capodanno, ieri notte era affollata da numerosi musulmani rimasti in piedi durante l’intera celebrazione eucaristica reggendo in mano delle candele accese. Un segno di solidarietà nei confronti dei loro amici e colleghi cristiani, ma anche un modo per proteggerli dal rischio di nuovi attacchi. Ilsussidiario.net ha intervistato Yasser El-Drieny, uno dei musulmani di Alessandria che hanno partecipato alla messa di Capodanno. Il 32enne, dipendente dell’ufficio importazioni della multinazionale francese CMA-CGM, racconta il suo 2011 vissuto “tra la paura, la speranza e le delusioni”, e descrive le sue aspettative per un 2012 che in Egitto si presenta quanto mai incerto.

El-Drieny, come ricorda l’attentato contro la chiesa di Alessandria di un anno fa?

A restarmi impressa è stata la crudeltà di quell’attacco, e la cerimonia che si tenne il giorno successivo in memoria delle vittime e per ricordare al governo chi erano i responsabili della strage. Quanto avvenuto lo scorso Capodanno ad Alessandria è stato un fatto molto grave e triste per tutti i musulmani e cristiani, e ciascuno di noi desidera commemorare quanto avvenuto e sapere chi sono i colpevoli. Ancora oggi, a distanza di un anno, non abbiamo informazioni chiare sul vero mandante. Anche se ci sono state numerose indiscrezioni secondo cui il responsabile sarebbe stato il governo, pur non essendoci delle prove. Questi rumors indicavano il ministro dell’Interno e della Sicurezza come colui che aveva ordinato di proposito il lancio delle autobombe, per mettere tutto il mondo di fronte al fatto che in Egitto esiste un problema tra musulmani e cristiani, e che solo Mubarak era in grado di tenere la situazione sotto controllo.

In questi giorni i cristiani temono un nuovo attentato. Voi musulmani che cosa state facendo per proteggerli?

Ieri ci siamo recati insieme ai nostri amici cristiani e ad alcuni gruppi politici islamici, i quali si sono a loro volta organizzati per salvare le chiese. Di solito quando la situazione è normale, noi musulmani non partecipiamo al Natale copto, che si tiene il 7 gennaio di ogni anno, anche se questa data in Egitto è una festività pubblica per le persone di tutte le religioni. I cristiani si recano in chiesa dal 6 gennaio e iniziano a pregare, mentre i musulmani stanno nelle loro case. Dopo l’attentato del 1 gennaio scorso però, per tutto il 2011 numerosi musulmani hanno condiviso le preghiere cristiane. Ci siamo recati nelle chiese e, pur rimanendo in silenzio, siamo stati presenti per l’intera celebrazione eucaristica reggendo in mano delle candele. Io stesso, pur essendo un musulmano praticante, ieri notte ho partecipato alla messa di Capodanno. Nelle basiliche di Alessandria c’erano numerose altre persone di fede islamica, che affollavano soprattutto la “Chiesa dei santi”, colpita dall’attentato di un anno fa.

Il 2011 in Egitto è stato un anno ricco di eventi. Che cosa le rimarrà impresso per tutta la vita?

Il giorno che non dimenticherò mai è il venerdì 28 gennaio, quando ho visto la polizia scomparire dalle strade abbandonando il Paese alla sua mercé per terrorizzarlo. Alessandria, la mia città, era priva di qualsiasi protezione dalle bande criminali, e quindi quello è stato un giorno molto duro. Inoltre mi è rimasto molto impresso anche l’11 febbraio, quando Hosni Mubarak ha annunciato che si sarebbe dimesso e che avrebbe accettato il giudizio di un tribunale.

 

Quali sono stati i sentimenti che l’hanno accompagnata durante tutto quest’anno?

 

Prima la paura, quindi la speranza e infine un po’ di delusione. Non sono stati soltanto i miei sentimenti, ma anche quelli di tutti gli egiziani. Paura per i problemi economici del nostro Paese, e per il rischio che il destino della Grecia fosse anche il nostro. Speranza per il fatto che il governo e il presidente fossero in grado di compiere il grande passo e risolvere questi problemi. Inoltre, nel 2011 abbiamo gustato un piccolo assaggio di libertà, e la libertà è come una droga: ne basta poca per desiderare di averne sempre di più.

 

Che cosa spera per il suo Paese dal nuovo anno che inizia oggi?

 

In primo luogo elezioni regolari per il nuovo presidente. Mi auguro inoltre che dalle urne esca un presidente liberale in grado di unire musulmani e cristiani, rispettare tutti i cittadini, risolvere i problemi economici che stiamo attraversando. Spero inoltre che il turismo in Egitto torni ai livelli precedenti la rivoluzione, o meglio ancora li superi. E soprattutto che il mio Paese non sia più costretto a importare derrate alimentari, come sta avvenendo adesso, ma che sia in grado di creare dei suoi prodotti e una sua visione politica indipendente.

 

La crisi economica dell’Egitto è una conseguenza della rivoluzione?

Lo escludo, tutti i Paesi stanno affrontando le stesse difficoltà: Italia, Gran Bretagna, Usa. L’attuale governo egiziano vorrebbe indicare i manifestanti come i responsabili dell’attuale situazione economica, mentre non è così. L’unico problema in più che abbiamo è che la sicurezza nel nostro Paese è più allentata che altrove. Non appena le forze dell’ordine torneranno a lavorare a pieno ritmo, la nostra economia si riprenderà.

 

Lei è dipendente di una multinazionale attiva nel settore del commercio. Com’è la situazione dell’Egitto, vista dalla sua prospettiva?

 

La nostra economia risente dell’assenza di un governo forte, di un presidente eletto, quindi la maggior parte degli Stati che collaborano con l’Egitto non si sentono a loro agio a investire perché manca qualcuno in grado di prendere le decisioni.

 

Che cosa ne pensa della posizione dei salafiti, che hanno vietato ai musulmani di augurare “Buon Natale” ai cristiani?

 

L’estremismo è un male applicato a qualsiasi ambito. Quando uno è estremista nel vivere la sua religione, si convincerai del fatto che se io dico “Buon Natale”, significa che anch’io sono diventato cristiano. Questo non è vero, perché quando lei mi ha chiamato per intervistarmi, la prima cosa che le ho detto è stata “Buon Natale”, ma resto in tutto e per tutto musulmano. Dico quindi “Buon Natale” come forma di felicitazione nei suoi confronti, ma dentro di me le mie convinzioni sono diverse dalle sue. Dio mi tratterà per ciò in cui credo, e non per ciò che sto dicendo. Dio infatti vede all’interno del cuore, e non si ferma all’apparenza esteriore. Nel Corano si dice più volte che non c’è nulla di male nel felicitarsi con le persone di qualsiasi altra religione, ma che la cosa più importante è credere alla religione nella quale siamo stati educati.

 

(Pietro Vernizzi)

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