IL CASO/ 2. La morte di padre Nassar segna il destino dei cristiani?

- int. Luigi Geninazzi

Per LUIGI GENINAZZI, “l’aspetto più inquietante che emerge dall’uccisione di padre Bassilius Nassar ad Hama è che l’opposizione armata è legata a doppio filo all’ideologia fondamentalista”

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Foto Imagoeconomica

Un sacerdote cristiano, Bassilius Nassar, è stato ucciso ieri in Siria mentre stava prestando i primi soccorsi a un ferito vicino a Hama. La notizia è stata confermata sia dalle autorità sia dai ribelli, che come al solito si rimpallano le responsabilità per quanto è avvenuto. Per la Sana, agenzia di stampa governativa, “un altro gruppo terroristico armato ha assassinato padre Bassilius Nassar, un prete del villaggio di Kafrbuhum, mentre stava prestando i primi soccorsi a un uomo ferito nel quartiere al-Jarajmeh nella città di Hama”. Secondo i ribelli invece il sacerdote “è stato martirizzato durante una campagna militare condotta dalle forze del regime nella città”. Sempre ieri a Idlib è stato assassinato anche Abdul Razzaq Jbeiro, presidente locale della Mezzaluna Rossa, l’analogo della nostra Croce Rossa. Ilsussidiario.net ha intervistato Luigi Geninazzi, editorialista e inviato di “Avvenire”, per chiedergli quali sono le prospettive per i cristiani in Siria alla luce di quanto è avvenuto.

Geninazzi, qual è il significato dell’uccisione di padre Nassar ad Hama?

Hama è la città simbolo della contestazione di massa contro il regime di Bashar Assad, da cui 30 anni fa iniziò la protesta contro il padre Hafez Assad, finita in un bagno di sangue e con 20mila morti. Anche negli ultimi mesi, Hama è sempre stata al centro di massicce proteste e altrettanto massicce repressioni. Le modalità con cui il sacerdote è rimasto ucciso non sono ancora note. L’agenzia ufficiale Sana attribuisce la colpa agli insorti, i quali a loro volta affermano che padre Nassar sarebbe morto in uno scontro a fuoco tra l’opposizione e l’esercito. Questa uccisione è il segnale che ormai i cristiani sono in prima linea, stritolati in una guerra civile che vede come protagonisti la maggioranza sunnita, l’80% dei siriani, e gli alawiti fedeli ad Assad. Qualcuno si ostina ad affermare che la Siria sta andando verso la guerra civile, mentre in realtà è già in guerra civile ed episodi come quelli di ieri lo confermano.

Quanto è radicata in Siria l’infiltrazione dei terroristi, che secondo la Sana sarebbero i responsabili dell’uccisione del sacerdote?

La parola “terroristi” può essere usata in senso molto generico. L’opposizione ormai non è più solo quella classica della Primavera araba, composta cioè da giovani che protestano contro un regime. Ormai è sempre più evidente che in Siria esiste un’opposizione armata, prima di tutto proveniente dai disertori dell’Esercito, ma anche dall’esterno, e cioè da Arabia Saudita, Qatar e gli altri Paesi sunniti. Ed è probabile che ci sia anche qualche gruppo che si ispira ad Al Qaeda. L’aspetto più inquietante che emerge dall’uccisione di padre Bassilius Nassar ad Hama è che l’opposizione armata è legata a doppio filo a un’ideologia fondamentalista, se non addirittura salafita. Nel corso di alcune manifestazioni di protesta per le strade siriane, è stato scandito addirittura lo slogan: “Assad nella tomba, i cristiani a Beirut”.

 

Qual è il significato di questo slogan, che è ben diverso da quelli scanditi in piazza Tahrir un anno fa?

 

Anche in Siria esiste un’opposizione non violenta, che all’inizio della Primavera araba si ispirava ai valori di dignità e democrazia come in piazza Tahrir, anche se sappiamo poi come sono andate a finire le elezioni sia in Egitto sia in Tunisia. In Siria la componente liberale coesiste però a fatica con altri elementi armati e integralisti. Lo slogan “Assad nella tomba, i cristiani a Beirut” significa che alawiti e cristiani sono coloro che sostengono il regime e quindi se questi i primi vanno fatti fuori, i secondi devono essere cacciati nell’unico Paese dove si ritiene che possano essere ospitati, cioè in Libano.

 

Ma allora perché il Consiglio Nazionale Siriano rivendica che i cristiani starebbero dalla loro parte? E’ solo propaganda?

La propaganda c’è dall’una e dall’altra parte. Fatto sta che numerosi cristiani militano nell’opposizione, e i ribelli sono in contatto con alcuni cristiani in Occidente. In generale però le gerarchie della Chiesa in Siria sono sempre state molto prudenti e vicine al regime di Assad. Basti pensare alle dichiarazioni di un anno fa del patriarca Gregorio III Laham, secondo cui bisognava dare fiducia ad Assad. Ultimamente i vescovi invitano a un dialogo sociale, però di fatto hanno sempre difeso il presidente e hanno avuto nei suoi confronti uno sguardo benevolo. Assad a sua volta ha sempre difeso la libertà di culto dei cristiani e protetto le Chiese siriane.

 

Alcuni mesi fa, in un’intervista a Ilsussidiario.net, Camille Eid aveva invitato i cristiani a mollare Assad. Dopo quanto è successo, ritiene che sia ancora un invito valido?

 

Quella dei cristiani siriani è una situazione che sta peggiorando di ora in ora. Assad è destinato a cadere, perché ormai è circondato da tanti nemici, dai Paesi arabi e soprattutto dalla Turchia. Non credo che potrà ancora resistere a lungo, ma più resiste e più questi scontri aggravano la guerra civile che è già in corso. E quindi per i cristiani sarà sempre peggio sia sul piano della sicurezza personale, cosa che del resto vale per tutti gli altri cittadini siriani, siano perché diventano un possibile obiettivo. Gli elementi più integralisti e fanatici cercheranno di farli fuori, ma nella misura in cui i cristiani si schiereranno nell’opposizione anche il regime cercherà di eliminarli. E più Assad si sentirà messo in pericolo e abbandonato dalle stesse minoranze, più diventerà violento. L’analisi di Camille Eid resta quindi ancora valida, quello che è sotto i nostri occhi è il peggioramento della situazione in atto di giorno in giorno. La notizia dell’uccisione di padre Nassar non fa altro che confermarlo.

 

(Pietro Vernizzi)

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