ARGENTINA/ Il popolo in piazza dà una “lezione” anche all’Italia

- Arturo Illia

Il popolo argentino in questi giorni è di nuovo in piazza per protestare contro il Governo e per chiedere un ritorno a una reale democrazia. Il commento di ARTURO ILLIA

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Cristina Kirchner

“Si este no es el pueblo, el pueblo donde esta?” (“Se questo non è il popolo, il popolo dov’è?“), gridano in queste ore milioni di argentini autoradunatisi nelle principali piazze del Paese per urlare il loro no all’attuale Governo. È la seconda manifestazione autoconvocata attraverso le reti sociali dopo quella di settembre, della quale i lettori del sussidiario hanno avuto un ampio resoconto. La cosa che sorprende questa volta, oltre alla partecipazione massiva rispetto alla precedente che già aveva raggiunto numeri ragguardevoli, è che, sempre grazie a internet, è stato coinvolto nella stessa forma tutto il Paese e non solo… davanti alle sedi diplomatiche argentine nel mondo si sono radunati gruppi di persone che si sono sommati alla protesta.

I motivi del gesto sono sempre gli stessi: la gente chiede più sicurezza, recuperare il valore delle pensioni tolto dal Governo, combattere un’inflazione dovuta non alla crisi mondiale bensì alle scelte scellerate del gruppo di potere a cui fa capo la Presidente Cristina Fernandez de Kirchner, combattere una corruzione dilagante in cui vari membri di questo Governo sono coinvolti e, soprattutto, un ritorno a una democrazia vera dove si ristabiliscano il dialogo e i diritti uguali per tutti, che il presente regime oligarchico ha tolto. E anche opporsi al progetto di re-re-re elezione che, in barba a ogni principio democratico, l’intorno della Presidente sta elaborando in questi giorni.

La cosa che più colpisce questa volta è l’assoluto disprezzo dimostrato dal Governo in tutto l’arco di tempo che ha preceduto la gigantesca manifestazione. Con commenti a dir poco offensivi che, se non stupiscono quando provenienti dalla bocca di Juan D’Elia, un politico con un passato non certo cristallino nominato Sottosegretario da Nestor Kirchner nel 2003, risultano sgradevoli quando pronunciati da chi viceversa, per esperienza personale di un passato dolorosissimo, dovrebbe più di altri essere sensibile alla voglia di democrazia sprigionata da questi fatti: ci riferiamo a Estela Carlotto, presidente dell’associazione Abuelas (Nonne) de Plaza de Mayo, che da anni si occupa di ritrovare figli di desaparecidos nati durante la detenzione, che la nefasta e genocida giunta militare della fine degli anni Settanta ha affidato illegalmente a genitori “adottivi”. Dichiarare nei giorni scorsi che la manifestazione sarebbe stata un raduno pieno di infiltrati nazisti e in appoggio al regime militare (quest’ultima espressione è stata usata anche da altri membri del Governo) è ancora più crudele e “superficiale” che il commento al precedente raduno (“Ho visto molta gente ben vestita , segno che è la protesta dell’alta borghesia”).

La gente mostra cartelli di aperta contestazione a tutte le manovre, ma la cosa che colpisce di più è che nessuno commenta le restrizioni cambiarie decretate di recente, che di fatto impediscono ai cittadini di uscire dal Paese, e che invece molti recitino uno slogan (“Nessuno mi ha pagato per essere qui”) che fa un chiaro riferimento alle manifestazioni governative che spesso fanno da coronamento ai chilometrici discorsi del Presidente Cristina Kirchner trasmessi obbligatoriamente da tutti i canali televisivi e alle quali partecipa una moltitudine spesso pagata o obbligata a esserci per non essere sanzionata sul lavoro.

Il segnale lanciato da questa moltitudine è chiaro sia per il potere Governativo che per un’opposizione frammentata e divisa che fatica a trovare un leader carismatico e capace. Il raduno sta procedendo pacificamente senza il minimo incidente, a dimostrazione dell’alto senso democratico che permane nella maggior parte degli argentini e che pare sia ormai dimenticato dalle Istituzioni di un Paese che proprio persone discendenti di quei “morti di fame di emigranti”, definiti con disprezzo giorni fa proprio dalla Fernandez de Kirchner (il cui cognome non rievoca di certo origini indie) hanno contribuito a trasformare in una Nazione moderna e prosperosa in un passato ormai non più recente. Di cui queste moltitudini chiedono a gran voce un ritorno, a cominciare dal poter vivere una vera democrazia: gran bella lezione anche per il nostro Paese, che ormai pare aver seppellito il suo degno passato e che purtroppo di eventi del genere è ormai incapace.



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