GAZA/ Herzog: l’Egitto non violerà il trattato di pace con Israele

- int. Michael Herzog

MICHAEL HERZOG ci spiega quali sono le ragioni che hanno spinto Gaza a incrementare il lancio di missili contro Israele e su che logica si è basata la controffensiva dello Stato ebraico

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Al confine tra Egitto e Israele

“L’escalation di Gaza ha una sola spiegazione: Hamas ha sbagliato i suoi calcoli, in quanto si è convinto che l’Egitto di Morsi l’avrebbe protetto da qualsiasi reazione israeliana. La realtà non è questa, il Cairo ha ogni interesse a garantire la pace nei territori palestinesi, e continuerà a rispettare gli accordi di Camp David con Israele come ha sempre fatto in passato. Hamas non lo ha capito in tempo, e ha quindi superato ogni limite”. Ad affermarlo è Michael Herzog, cittadino israeliano, international fellow del Washington Institute for Near East Policy, oltre che autore di tanto in tanto di commenti per il quotidiano Haaretz.

Herzog, come si spiega l’escalation di queste ore nella Striscia di Gaza?

L’escalation viene dopo che per un lungo periodo di tempo lanci di missili e altri attacchi terroristici provenienti da Gaza hanno colpito Israele. All’inizio erano realizzati soprattutto da piccoli gruppi jihadisti, che non rispettavano il cessate il fuoco né alcuna altra regola. Dopo che Israele ha risposto con una rappresaglia, anche Hamas ha iniziato a fare fuoco.

Con quali conseguenze?

Quasi ogni giorno sono stati sparati missili contro Israele, e centinaia di migliaia di cittadini ebraici sono stati costretti ogni giorno a trascorrere il loro tempo nei rifugi, tanto che la situazione è diventata insostenibile. Di recente Hamas ha aumentato i suoi attacchi, ha fatto esplodere un tunnel sotterraneo che collega Gaza e Israele e ha lanciato dei razzi da carri armati che hanno colpito una jeep e ferito quattro soldati. La pressione dell’opinione pubblica ha convinto Israele a rispondere, e lo ha fatto con grande fermezza colpendo il capo del delle forze militari di Hamas, Ahmed Al-Jabari.

Quali altre operazioni militari ha compiuto Israele?

Ha fatto partire un attacco aereo contro le rampe a media e lunga gittata di Hamas e di altre organizzazioni, prendendo di mira soprattutto i missili di fabbricazione iraniana Fajr 5, che possono raggiungere obiettivi a 75 chilometri di distanza. Hamas ha risposto con oltre 200 missili contro Israele, colpendo la stessa Tel Aviv. Se le due parti non dovessero raggiungere l’accordo per un cessate il fuoco, l’escalation continuerà e Israele condurrà un’operazione di terra contro Gaza sul modello dell’offensiva “Piombo fuso”.

Qual è il vero interesse di Hamas nel provocare un’escalation?

Hamas non ha nessun interesse a provocare un’invasione israeliana nella Striscia di Gaza, ma ritengo che abbia sbagliato a fare i suoi conti, sottovalutando la risposta e la capacità di sopportazione di Israele. Il primo motivo di questo errore di valutazione è il fatto che Hamas ha pensato che Israele avrebbe evitato un’escalation, scommettendo su una sorta di rete di protezione da parte dell’Egitto e degli altri principali poteri sunniti. Il partito palestinese ha quindi schiacciato sull’acceleratore, e non si è accorto che stava superando ogni limite. Non è reso conto cioè che oltre un certo livello la pazienza israeliana si sarebbe logorata.

Hamas ha provocato la morte di tre israeliani, lo Stato ebraico ha ucciso 13 palestinesi. Non ritiene che il governo Netanyahu, forse perché sotto elezioni, abbia esagerato? 

Ritengo che nonostante l’avvicinarsi delle elezioni, a influire sia stata soprattutto la pressione dell’opinione pubblica che chiedeva una reazione ferma contro Gaza. Nessun governo israeliano, e non soltanto Netanyahu, avrebbe sopportato una continua situazione in cui ogni giorno erano lanciati dei missili contro il suo territorio, e centinaia di migliaia di persone dovevano trascorrere il loro tempo nei rifugi. Presumo che da parte delle autorità israeliane ci sia stato anche un calcolo politico, ma nonostante ciò ritengo che a guidare la politica del nostro Paese sia stato innanzitutto un calcolo strategico. La situazione nel sud di Israele era infatti diventata insopportabile.

Il premier egiziano non ha interrotto il lancio di missili palestinesi. L’obiettivo di Morsi è calmare Hamas o scatenare la guerra? 

Tutte le indicazioni in mio possesso dicono che l’Egitto è molto interessato in un cessate il fuoco. Un’escalation è molto negativa per il Cairo e per i suoi interessi, perché metterebbe il governo di Morsi in balia dei jihadisti. L’Egitto è concentrato soprattutto sui suoi problemi interni, ed è chiaro da tutti i segnali che sta mandando che vogliono la pace a Gaza. Non credo che l’Egitto invierà le sue truppe nel Sinai senza prima coordinarsi con Israele, come ha fatto in passato. Negli ultimi mesi ha mandato l’Esercito nel Sinai, ma si è trattato di una decisione presa insieme a Israele e mi aspetto che continuino a fare così, nel rispetto degli accordi di pace di Camp David.

(Pietro Vernizzi)

 

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