CASO BORG/ Buttiglione: le lobby laiciste che mi fecero fuori stavolta hanno perso

- int. Rocco Buttiglione

Tonio Borg, cattolico del Partito popolare, è stato eletto Commissario Ue alla salute. Protestano le associazioni abortiste. Il commento di ROCCO BUTTIGLIONE

Europa_Parlamento_UeR439
Il Parlamento europeo

Tonio Borg, membro maltese del Partito popolare, è stato eletto nuovo Commissario Ue alla salute. Una nomina ottenuta con il voto segreto di 386 parlamentari contro 281 (28 le astensioni). La nomina di Borg, cattolico, è stata immediatamente criticata da molte associazioni di difesa dell’aborto e dei diritti gay. Le sue convinzioni personali di cattolico, dicono, possono influire sul suo ruolo in materia di aborto e matrimoni gay. Viene subito alla mente il caso di Rocco Buttiglione quando al politico italiano venne negata la nomina a Commissario Ue per la giustizia, libertà e sicurezza per le sue posizioni sull’omosessualità. Un caso che fece scalpore anche perché Buttiglione si trovò contro diversi esponenti del Partito popolare. Ilsussidiario.net ha discusso della nomina di Borg proprio con il politico italiano: “Sono cambiate diverse cose da allora”, ha detto Buttiglione, “anche all’interno del Partito popolare europeo. Ma soprattutto questo voto conferma una cosa che comunque c’era anche prima: che il relativismo etico non è la base ideale e giuridica dell’Unione europea. Non c’è nei trattati una parola che giustifichi il matrimonio gay o l’aborto o che dica che essi fanno parte dei fondamenti ideali dell’Ue. Sono invece tutte questioni esterne demandate agli Stati nazionali”: Per Buttiglione, “non può neanche sorgere un conflitto di coscienza come si vuole attribuire a Borg perché non potrebbe neanche intervenire”.

Onorevole, il fatto che Tonio Borg sia stato eletto nel ruolo di Commissario Ue alla salute significa che qualcosa è cambiato da quando a lei venne negato analogo ruolo per la giustizia, libertà e sicurezza?
Qualcuno al tempo della mia vicenda disse nell’aula del Parlamento europeo che l’Europa non era più cristiana. Io adesso non dirò che l’Europa è ridiventata cristiana, ripeterò quello che dissi allora.

Cioè? Ci ricordi le sue parole…
L’Europa non è né cristiana né anti cristiana: l’Europa oscilla tra la fede e l’incredulità e il confine passa nel cuore di ciascuno di noi. Le battaglie vanno fatte, a volte si vincono a volte si perdono. Quella che riguardava me l’abbiamo persa questa invece l’abbiamo vinta.

Crede che sia il caso di fare una riflessione su cosa significhi avere un ruolo politico ed essere anche cattolico, nel Parlamento europeo? Neanche questa volta sono mancati gli attacchi da parte di associazioni pro gay e pro choice.
Alcune cose in realtà sono cambiate: innanzi tutto credo che il Partito popolare europeo abbia difeso Borg con più convinzione di quanto non avesse fatto con me. Forse perché nel frattempo c’è stato il congresso di Bucarest, congresso nel corso del quale è stata riconfermata l’identità cristiana del partito. Allora erano entrati nel Ppe molti partiti locali non di tradizione democratica cristiana e questo aveva portato ad annacquare i nostri valori fondanti. Dopo un anno e mezzo di scontro culturale e politico è stato detto di no a queste tendenze e questo spiega lo sfondo di quanto accaduto adesso con Borg.

Qualcuno ha sottolineato anche come da parte socialista non ci sia stato un blocco compatto contrario a Borg.
Diciamo anche che questa volta il parlamento era diverso. La sinistra non ha la maggioranza come aveva allora. Andare a votare paga, i cattolici l’ultima volta sono andati a votare e se avessero votato ancora di più il rapporto di forze sarebbe stato ancora più favorevole. Non è vero che l’Europa diventa progressivamente sempre più anti cristiana, può essere ma anche no. Dipende dalla decisione con cui di volta in volta si fanno le battaglie.

Ci spieghi meglio questo concetto…

Nel mio caso, quello che si profilava era un voto sulla commissione e in quel voto tutte le forze anti europee votano contro la commissione, forze conservatrici sul terreno dei valori. Questa volta il voto non era sulla commissione ma sul commissario e questa volta perciò hanno votato a favore di Borg anche quelle forze anti europee. Considerati questi fattori, c’è un altro fatto di cui va dato atto a Martin Scholz. Molti socialisti hanno capito che quello nei miei confronti era stato un errore che non si doveva ripetere. L’Europa si rilancia con il dialogo fra democristiani e socialisti e questo ovviamente non può avvenire sul piano del relativismo etico. E anche i socialisti hanno votato Borg.

Ciò nonostante anche nel caso di Borg c’è chi ha detto che il suo curriculum dimostra che le sue opinioni personali hanno una forte influenza sulle sue azioni politiche.
Chiariamo una volta per tutte questo punto. Avere una fede non è avere opinioni personali di cui vergognarsi. Non è come dire “quella persona guarda film pedofili però è un bravo amministratore”, non è la stessa cosa. È ovvio che la mia fede influenza tutto quello che faccio, non c’è nulla di cui faccio che non sia influenzato dalla mia fede. Se io dico “farò rispettare la legge europea” è perché la mia fede mi dice che è mio dovere anche quando questa legge magari contiene qualche cosa che a me non piace.

Questo però non viene riconosciuto da molti.
La mia funzione è far rispettare la legge anche perché la mia Chiesa mi insegna che devo far rispettare la legge. Se ci fosse un contrasto, non devo violare la legge. Non si riconosce questo perché il problema è impostato in modo da far credere che un uomo che non ha fede non ha problemi di coscienza. Mentre un uomo di fede è scorretto a priori perché ci si immagina ci sia una ufficialità europea fondata sul relativismo etico.

Invece?
Diciamo invece chiaramente questa cosa: questo voto conferma una cosa che comunque c’era anche prima e cioè che il relativismo etico non è la base ideale giuridica dell’Europa. Non lo è nei trattati, non c’è una parola che giustifichi l’idea che il matrimonio gay o l’aborto fanno parte dei fondamenti ideali della Ue. Sono tutte questioni esterne demandate agli Stati nazionali. Non può neanche sorgere un conflitto di coscienza perché il Commissario Borg non potrebbe neanche intervenire. È vero il contrario: si vorrebbe che lui violasse i trattati per imporre una ideologia che non ha nulla che fare con i trattati. È anche colpa del Parlamento europeo che ha fatto mozioni che non rientrano nelle sue competenze e che hanno dato modo ad alcune associazioni di dire questa è la visione dell’Europa. Il caso Borg aiuta a capire tutto questo contesto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori