ELEZIONI USA 2012/ Chi sono i “Grandi elettori” e quali sono gli “Stati chiave”: ecco come si vota

- La Redazione

Il sistema elettorale americano è indiretto: non sono, infatti, i cittadini ad eleggere direttamente il presidente, ma 538 cosiddetti “Grandi elettori” che voteranno nei rispettivi Stati

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Elezioni americane ( Foto: Infophoto2)

I due candidati, il presidente democratico Barack Obama e il suo avversario, lo sfidante repubblicano Mitt Romney, sono al rush finale di una campagna elettorale molto combattuta. L’obiettivo è aggiudicarsi il posto più importante della Casa Bianca in un tour de force al ritmo anche di tre o quattro comizi al giorno. Intanto i sondaggi si sprecano e le principali emittenti americane mandano in onda i risultati dei sondaggi dell’ultimo minuto. A chi spetta il tal Stato o per chi voterà l’altro. Da giorni anche sui media italiani sentiamo parlare di “Stati chiave” e “Grandi elettori”, termini un po’ oscuri che appartengono a un meccanismo di voto piuttosto complicato.
L’assetto federale degli Stati Uniti e una complessa visione aristocratica della democrazia, propria dei padri costituenti alla fine del ‘700, hanno creato un sistema elettorale molto diverso da tutti quelli esistenti in Europa. Andiamo a vedere come viene eletto il Presidente degli Stati uniti d’America. Va premesso che gli Stati Uniti d’America sono una Repubblica presidenziale federale composta da 50 Stati e da 1 distretto, quello della Columbia. Washington è la capitale federale, in cui si svolgono funzioni pubbliche federali e statali. Le competenze delle funzioni federali e statali sono stabilite dalla Costituzione.
Hanno il diritto di votare tutti i cittadini americani che abbiano compiuto diciotto anni e che risultino regolarmente iscritti alle liste elettorali. Per potersi presentare come candidato alla Presidenza, invece, occorre avere almeno 35 anni, essere cittadino americano per nascita e risiedere sul territorio statunitense da almeno quattordici anni. Negli Usa di fatto i cittadini eleggono direttamente il presidente, anche se in teoria è come se delegassero la scelta a 538 “Grandi elettori”. I cittadini sulla scheda esprimono la preferenza per un candidato presidente, ma in realtà eleggono una lista di “Grandi elettori” a lui associati. Il conteggio dei voti dei cittadini non è generale ma viene fatto Stato per Stato, con un sistema maggioritario chiamato “winner takes all”.
Chi sono dunque questi 538 “Grandi elettori”? Si tratta dei 100 senatori (due per ciascuno Stato), 435 deputati (in proporzione alle dimensioni dei singoli Stati) e dei tre rappresentanti del Distretto di Columbia, al cui interno c’è la capitale federale Washington, e i cui cittadini non eleggono alcun senatore o deputato proprio perché si ritiene che il fatto di ospitare la capitale già sia di per sé un privilegio sufficiente. Per diventare presidente degli Stati Uniti occorre ottenere la fiducia di 270 Grandi elettori. Non importa quindi ottenere la maggioranza relativa degli elettori dell’intera federazione, ma almeno un grande elettore in più rispetto al proprio avversario.
Ma, attenzione, fanno eccezione Maine e Nebraska, suddivisi in collegi elettorali dove vige il sistema proporzionale. Può succedere, dunque che, per ipotesi, Obama si aggiudichi la California e perda il Vermont e Romney vinca in l’Ohio e non conquisti l’Arizona. Durante la “lunga notte” elettorale, è uso in America che i principali mezzi di informazione aspettino i risultati da ogni singolo Stato e, via via, colorino di rosso per i repubblicani e di blu per i democratici, gli Stati conquistati dall’uno o dall’altro candidato. Il candidato che riesce ad aggiudicarsi almeno 270 “Grandi elettori” conquista la poltrona di Presidente degli Stati Uniti.

Solitamente i “Grandi elettori” dovrebbero votare per il candidato a cui sono associati ma non è sempre così. A ogni Stato spettano per diritto due Grandi elettori al Senato più un certo numero di deputati inviati alla Camera dei Rappresentanti: va ricordato che più lo Stato è popoloso, maggiore è il numero dei suoi rappresentanti. Se nessun candidato raggiunge il quorum, la decisione finale viene presa dalla Camera dei Rappresentanti, che sceglierà fra i primi tre candidati che hanno raggiunto il maggior numero di voti.
Secondo questo sistema elettorale il candidato vincente potrebbe non essere il favorito dalla maggioranza degli elettori che ha espresso il voto, come accadde nel 2000 durante lo scontro George W. Bush-Al Gore. Il foto-finish della campagna elettorale si svolge nei cosiddetti “swing States”, ovvero gli Stati “banderuola” quelli cioè con l’esito più incerto e dove anche solo pochissimi voti possono fare la differenza.



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