EGITTO/ Il portavoce dei cattolici: vi spiego il “golpe” dei Fratelli musulmani

- int. Rafic Greiche

Tensione sempre alta in Egitto dove è stato approvato la nuova bozza di testo costituzionale. Un testo che può portare alla dittatura islamica: lo spiega padre RAFIC GREICHE

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foto:Infophoto

Sono ore di tensione in Egitto. Non solo per gli scontri anche violenti che hanno caratterizzato le scorse giornate, ma soprattutto per quanto riguarda la stesura della nuova bozza di testo della Costituzione, che ha portato a una spaccatura nel Paese. Inoltre, il comportamento del presidente Morsi, che si sta attribuendo poteri speciali di stampo dittatoriale, ha indotto gli oppositori alle manifestazioni e agli scontri degli ultimi giorni. Padre Rafic Greiche, portavoce della Chiesa cattolica, contattato da Ilsussidiario.net esprime forte preoccupazione: “Gli egiziani in questi giorni stanno dimostrando di essere in larga parte contrari agli atteggiamenti dittatoriali di Morsi. I Fratelli musulmani hanno vinto le elezioni con una strettissima maggioranza e adesso vogliono imporre un regime a senso unico”. I cristiani sono in prima fila nella lotta al regime: lo scorso 17 novembre tutti i rappresentanti ortodossi, cattolici e anglicani presenti all’Assemblea costituente per protesta hanno abbandonato i lavori, seguiti poi in questa scelta anche dagli esponenti del partito liberale.

Padre Greiche, com’è la situazione in queste ultime ore in Egitto? Ci sono ancora incidenti?
Ci sono state manifestazioni ancora un paio di notti fa, ma in queste ultime ore sembra si stia tornando alla calma.

Chi sono le persone che sono scese in piazza contro Morsi? Tra loro ci sono anche i cristiani?
Ci sono persone che appartengono al partito liberale, cristiani ed esponenti di altri movimenti politici; ovviamente a queste proteste contro Morsi non prendono parte i membri della Fratellanza musulmana e i salafiti. Anche se bisogna sottolineare come ci siano esponenti della Fratellanza musulmana e anche musulmani radicali che sono contrari a quanto sta facendo il presidente egiziano.

Per noi in Occidente è stata una sorpresa vedere quanta gente sia scesa in piazza contro il nuovo regime islamico.
Che ci siano queste manifestazioni di protesta in realtà non è una sorpresa, almeno per noi che viviamo in Egitto. Esse sono una indicazione del fatto che gli egiziani sono stufi della politica islamica, portata avanti dai Fratelli musulmani e dai salafiti. La Fratellanza musulmana ha vinto le elezioni con una maggioranza risicata tanto che oggi la maggior parte degli egiziani, anche i musulmani moderati, sono contrari a quanto sta accadendo. Le spiego la situazione politica attuale. L’approvazione del nuovo testo della Costituzione da parte del Comitato Costituzionale è un evento molto pericoloso, dato il modo in cui è avvenuta l’approvazione e il contenuto della bozza. Se il presidente indice un referendum su questa proposta di Costituzione potrebbe avere sorprese e scoprire che molti sono contrari.

Come sono i vostri attuali rapporti con la Fratellanza musulmana e cosa è cambiato rispetto al passato?
Abbiamo sempre avuto un qualche tipo di rapporto con la Fratellanza musulmana, ci conosciamo reciprocamente molto bene. In passato venivano anche agli incontri della Chiesa cattolica, prendendovi parte. Proprio un paio di giorni fa l’Iman di al-Azhar ha avuto un incontro con i leader politici e i cristiani, sia cattolici che evangelici. C’erano anche rappresentanti della Fratellanza che hanno cercato di convincere i cristiani a cambiare atteggiamento e approvare i lavori del comitato costituzionale tornando a farne parte.

Questo perché i cristiani presenti in Parlamento hanno, assieme ad altri esponenti politici, abbandonato i lavori, esatto?
Esatto. Ma noi abbiamo risposto loro che non intendevamo tornare sui nostri passi e approvare il testo a cui stavano lavorando. 

Che conseguenza potrà avere questa vostra decisione, anche a livello di rapporti nella società civile?
I rapporti tra i cristiani e i musulmani al momento sono ancora buoni, ma si stanno deteriorando vistosamente, perché la politica è l’argomento che anima ogni tipo di dibattito e conversazione. 

Ritiene soddisfacente o no l’atteggiamento dei Paesi occidentali, soprattutto gli Stati Uniti, nei confronti del’Egitto dopo la fine del regime di Mubarak?
I paesi occidentali e gli Stati Uniti stanno tenendo con Morsi un atteggiamento simile a quello che avevano con Mubarak, cioè molto tiepido e allo stesso tempo senza alcun tipo di critica nei confronti dell’attuale presidente. Questo è particolarmente evidente da parte dell’amministrazione americana, che aveva incoraggiato e sostenuto in modo evidente i movimenti islamici durante la primavera araba. Questa non è una cosa che giudichiamo positiva, perché taglia fuori tutti i musulmani che non si riconoscono nella Fratellanza e i cristiani. Gli americani, d’altro canto, sono abituati a fare due cose diverse nello stesso momento.

Ancora una domanda, tornando indietro nel tempo: che reazione c’è stata nei media egiziani alla recente visita del Papa in Libano?
I media liberali e moderati l’hanno riportata dandole ampio spazio, mentre tutti gli altri media l’hanno praticamente ignorata. Ed è particolarmente grave dato che le parole del Papa indicavano chiaramente la strada per un percorso di pace anche in Egitto, non solo in Libano. Un percorso possibile per la convivenza libera delle varie espressioni religiose e politiche. Ovviamente, come cristiani la nostra fiducia è sempre tutta nelle parole del Papa.

(Paolo Vites) 

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