SPARATORIA USA/ Una ferita che inchioda la nostra miseria

- Riro Maniscalco

Ventisei vittime, venti bambini e sei adulti, nella Sandy Hook di Newtown (Connecticut). Un’ altra tragedia che interroga nel profondo il nostro essere uomini. RIRO MANISCALCO

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Infophoto

Sto ascoltando il briefing della polizia. Un’altra sparatoria, un numero sconsiderato (ed ancora incerto) di vittime, questa volta in una scuola elementare. Bambini. Come si fa ad uccidere dei bambini? Che razza di cuore e mente disastrati occorre avere per uccidere a sangue freddo dei piccoli?

Sandy Hook Elementary School, un edificio immerso nei boschi del Connecticut, a due passi da una “sleepy, little town”, come dicono in tv, una tranquilla e deliziosa cittadina. Uno di quei posti dove sembra che la vita debba trascorrere lieve e serena quasi per inerzia e niente di male possa succedere. Nove e mezza di mattina. Possiamo immaginarci come la giornata sarebbe dovuta andare, con Natale dietro l’angolo, tutti indaffarati a preparare qualcosa di speciale da portare a casa tra qualche giorno. Per tanti bambini non ci sarà un altro giorno, non su questa terra.

“Why? Why?!” Perché?! Non sono io a chiederlo, sono i genitori dei bimbi uccisi a gridarlo mentre si aggirano smarriti, increduli, attorno al luogo della tragedia. Sembra ieri quando scrivevo su queste pagine di Denver e la strage in un cinema. Da dove ripartiamo? Le cose vere restano vere, sempre, e non bisognerebbe vergognarsi di ripeterle. Soprattutto bisognerebbe avere il desiderio di viverle.

Abbiamo bisogno di padri e madri. Avevo ripreso delle parole di don Luigi Giussani, soprattutto ed anzitutto per me che di padri e madri, per grazia di Dio, non per merito, ne ho avuti e ne ho. Noi, che non abbiamo mai ucciso nessuno, noi che siamo padri e madri perché qualcuno ci è stato padre e madre davvero, noi che abbiamo ricevuto tanto, siamo chiamati ad uscire dal guscio della nostra vita apparentemente tranquilla come quei boschi del Connecticut. Perché non si costruisce la propria vita, quella dei propri figli, non si diventa uomini veri senza avere un cuore grande. Un cuore che vuole abbracciare tutto e tutti perché sa di essere voluto ed essere voluto bene. Noi che non abbiamo ucciso, troppo spesso più che innocenti siamo ignavi. La miseria del cuore altrui non ci riguarda. Finché quella miseria non ci strappa dalla falsa quiete che sempre inseguiamo. 

Non sappiamo e forse non sapremo mai cosa abbia spinto due giovani ventenni a rubar la vita di tanti piccini. Quel grido “Why?!”, “Perché” anche trovasse una risposta “tecnica” continuerà a tormentarci. “Perché” la vita veramente è un Mistero. La vita appartiene al Mistero. La vita viene e va così come chi ce la dona la disegna. 

A noi, che siamo ancora vivi, a noi, che non abbiamo ucciso, resta la domanda vera: “Tu, che hai fatto venire al mondo questi bambini e li ha ripresi a te così presto, cosa vuoi da me?”

 

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