IL CASO/ Assicurare le armi? Serve al “portafoglio”, non tutela il valore di una vita

- Riro Maniscalco

Roubini dice: visto che è obbligatorio assicurare tutto ciò che abbia una potenzialità di rischio verso altri e noi stessi, perché non assicurare le armi? La risposta di RIRO MANISCALCO

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Foto: InfoPhoto

Se non possiamo evitare che le cose vadano storte, poniamo almeno le premesse per rimediare un po’, ce ne fosse bisogno. Se obiettivamente riconosciamo che ci sono cose che vanno al di là della nostra capacità di controllo, cerchiamo un briciolo di sicurezza rispetto ad eventuali conseguenze dannose, ergo, assicuriamo tutto. Le assicurazioni sono nate così, per rispondere a questo bisogno, per coprirsi dai rischi di un possibile evento “futuro e incerto”, per schermare “l’alea”, quel che è “aleatorio”, cioè in balia della sorte, del caso. Pare che la cosa sia nata addirittura nell’antico Egitto. Perché in verità l’uomo non c’ha messo tanto a capire che le cose non vanno facilmente nel verso desiderato. Dall’antico Egitto non ci si è più fermati. Penso che oggi come oggi si possa assicurare tutto quel che si vuole e molto spesso, nel business come nelle vicende domestiche, occorre assicurare ed assicurarsi su una infinità di cose di cui si farebbe volentieri a meno. Se non altro per il costo del premio assicurativo. Anche perché a un certo punto, prima o poi, tutti facciamo la sgradevolissima esperienza della “battaglia del rimborso”. Scopriamo amaramente che tutte le compagnie assicurative sono molto tempestive e risolute nel richiedere il pagamento del nostro premio, ma molto caute e misurate nel rifonderci quel che ci spetta. Ognuno si protegge come può. Ma le compagnie assicurative fanno anche di più. Qualora non lo sapeste, anche esse (le compagnie assicurative) possono assicurarsi. Il negozio giuridico cui ricorrono si chiama contratto di riassicurazione. Io ne ho scoperta l’esistenza una ventina di anni fa, per via di due amici di Chicago, avvocati, che si occupavano di queste cose dalla mattina alla sera. Ma perché tutto questo parlare di assicurazioni? Perché in questi giorni è saltato fuori tale Nouriel Roubini, Docente di Economia alla prestigiosa New York University con una riflessione elementare, e un’altrettanto elementare proposta in merito ad un tema che è diventato più bruciante che mai dopo la tragedia di Newtown. Riflessione di Roubini: non è forse vero che è obbligatorio assicurare tutto quel che usiamo che abbia una potenzialità di rischio verso altri e noi stessi? Pensate ad automobili, ciclomotori, imbarcazioni, velivoli… Beh, dice Roubini – e questa è la proposta – assicuriamo anche le armi! I benefici che ne deriverebbero sarebbero molteplici: stabiliamo delle tutele evitando di porre limiti alla libertà di girare armati, salvaguardiamo gli interessi dell’industria delle armi strenuamente difesi dalla National Rifle Association, e, si dovesse far male qualcuno …siamo assicurati. Non da ultimo diamo una spintarella all’economia, stipulando un bel po’ di polizze. Sapete quante armi da fuoco si vendono negli Stati Uniti? In media qualcosa come 420 al minuto. 

Capite di che razza di giro d’affari stiamo parlando? Quattrocentoventi armi da fuoco al minuto, o sette al secondo. Scegliete voi il dato statistico che vi fa più impressione. Perché quattrocentoventi al minuto o sette al secondo che siano, sono veramente tante. Dico, vabbè che siamo oltre trecento milioni in questo paese, ma qui si arma un battaglione al minuto … Non amo le armi da fuoco, ma non amo neanche le assicurazioni. Capisco il senso di entrambe le cose, ma da entrambe mi guardo il più possibile. Se la vita fosse una questione meramente tecnica, Roubini, con la sua scoperta dell’acqua calda, avrebbe confezionato il regalo di Natale perfetto per questa America innamorata pazzamente ed al tempo stesso improvvisamente terrorizzata dalle armi da fuoco. La questione è che ancora una volta per risolvere un problema ci verrebbe chiesto di “pagare” e non di “cambiare”. Un premio assicurativo su una pistola potrà essere un deterrente all’acquisto, una garanzia economica rispetto a brutte conseguenze per suo cattivo uso, ma non saprà mai dirci qual è il valore della vita. Meglio la proposta di Roubini di niente? No, meglio niente, almeno non ci illudiamo di mettere a tacere quello che non ci lascia tranquilli. Finchè qualcuno non inventerà la polizza sulla felicità.



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