SIRIA/ Camille Eid: le mail ci svelano il destino di Assad

- int. Camille Eid

Migliaia di e-mail private intercettate dagli oppositori del regime siriano e pubblicate in parte dal giornale inglese The Guardian. CAMILLE EID spiega il vero volto del regime siriano

assad_R400
Bashar al-Assad (InfoPhoto)

Bashar al-Assad, un altro dei tanti misteri arabi? Le migliaia di e-mail su cui il giornale inglese The Guardian è riuscito a mettere le mani grazie all’aiuto degli oppositori al regime rivelano per la prima volta un ritratto dell’uomo che sta macchiando di sangue il suo Paese, la Siria. Si tratta di circa 3mila e-mail intercettate dall’opposizione siriana tra lo scorso mese di giugno e quello di febbraio, quando improvvisamente non è stato più possibile accedere alla corrispondenza di Assad. Secondo il Guardiansi tratterebbe di materiale veritiero, anche se, spiegano, non sono ancora state controllate tutte le mail. Di tratta dell’account utilizzato anche per la semplice corrispondenza familiare del dittatore siriano. Nella memoria cache venuta in possesso degli inglesi si trovano infatti foto e video dei parenti più stetti del presidente, o anche il documento di identità di Assad che sarebbe impossibile da contraffare.
Ovviamente il Guardian fa sapere che in questo calderone di corrispondenza ci potrebbero essere anche mail fasulle. Anche perché le mail non contengono rivelazioni chissà quanto clamorose, ma servono a capire chi è al potere e che razza di personaggio sia. Un uomo dedito al lusso e alla bella vita, disinteressato della tragedia suo popolo, fuori della realtà: alla moglie scrive infatti che la vera riforma è sapere che lei verrà all’appuntamento alle cinque e non le “stupidaggini come  le leggi sui partiti, i media o le elezioni”. Un uomo isolato dal mondo, che si procura un account falso per scaricare le sue canzoni preferite da iTunes dopo che gli Stati Uniti hanno posto l’embargo con la Siria. Ma anche un burattino nelle mani dell’Iran che gli suggerisce  cosa dire nei discorsi pubblici.
IlSussidiario.net ha chiesto a Camille Eid di tratteggiare il vero volto del regime siriano. “Inizialmente, quando il padre dell’attuale presidente fece il colpo di Stato, il Partito Baath che prese il potere rappresentava l’unico caso di partito politicamente e ideologicamente schierato in tutto il Medio Oriente”. Poi, spiega Eid, nel corso degli anni il potere siriano è andato degradandosi verso un regime in mano alla minoranza alawita e alla famiglia Assad perdendo tutti i connotati originari. Per Eid il futuro della Siria ha due opzioni. Se Assad non deciderà di andare in esilio il Paese subirà una divisione in due parti: quella abitata dagli alawiti, dove il dittatore si andrà trincerando, e il resto del Paese. 

Professore, a leggere le e-mail pubblicate dal Guardian sembra che Assad sia a capo di un regime senza alcun contenuto ideologico, dove conta solo il potere per il potere. E’ così?

Ora è così, ma prima non lo era. Anzi, inizialmente il Partito Baath è uno dei pochi partiti a contenuto ideologico che ci siano nel Medio Oriente. 

Un partito socialista, giusto?

Fu fondato da un cristiano greco ortodosso e da un musulmano sunnita, in pratica la fusione di due partiti che si richiamavano all’arabismo e al socialismo. Il nome stesso del partito significa “risorgimento arabo socialista”. Nell’intento dei fondatori si voleva far uscire la popolazione dai legami confessionali appartenenti ai clan tra di loro rivali per adottare una unità al di sopra di queste appartenenze e unificare il popolo in una sola nazione.

Poi cosa è successo?

E’ stato monopolizzato da un gruppo di militari, in particolare militari alawiti. La trasformazione lo ha degradato al rango di un partito confessionale. Confessionale perché comunque ufficialmente sono milioni gli aderenti a questo partito in Siria: ma è interessante capire chi detiene veramente il potere.

Ci dica.

Se si fa un esame dei primi venti o trenta nomi che occupano i posti chiave dello Stato si realizza  che i due terzi sono membri della comunità alawita. Questo fatto lo ha danneggiato come immagine e discreditato agli occhi degli altri Paesi arabi. Inoltre all’interno della comunità alawita quello che regge ancor più il potere è il clan Assad. In ogni caso, chi collabora con la comunità alawita ottiene i posti chiave nell’esercito e nelle forze di sicurezza.

Questo deterioramento si è realizzato con il figlio, o era già così ai tempi di Hafez Assad?

Era già così. Il padre ha governato per trent’anni, dal 1970 al 2000, e in questi anni c’è stata la trasformazione. Ha fatto fuori i suoi compagni del colpo di Stato e ha portato avanti la trasformazione personalistica. Ci poteva essere una svolta quando è salito al potere il figlio, perché anche l’opposizione era disposta a dimenticare il passato inclusi i Fratelli musulmani che erano nemici del padre.

Invece cosa è successo? 

Il giovane Assad aveva promesso riforme che non sono state attuate. Poi all’interno dei circoli di potere sono entrati sempre di più i membri della famiglia, ma anche quelli della famiglia della moglie, che sono diventati tutti insieme i detentori del potere economico. Pensiamo al fatto che il cugino di Assad da solo detiene il 70 per cento dell’economia siriana, dalle comunicazioni all’intera industria bellica. 

Nelle mail intercettate si vede chiaramente il ruolo che l’Iran gioca all’interno del regime siriano. E’ sempre stato così?

Da quando ci fu la rivoluzione khomeinista in Iran. Lo si è visto per la prima volta durante la guerra tra Iran e Iraq quando la Siria si è messa a fianco dell’Iran contro Saddam, una cosa inaudita perché anche in Iraq governava un Partito Baath. E’ vero che era rivale del ramo siriano, però era un regime uguale a quello. Poi i rapporti si sono consolidati ancora di più e hanno trovato nella svolta libanese la metamorfosi.

Cioè?

La rappresentazione di una solidarietà nei confronti del Libano, in realtà una invasione: attraverso la Siria arrivano gli armamenti iraniani. Si è ottenuto dalla Siria l’appoggio politico e dall’Iran quello militare.

Attualmente il Libano in che rapporti è con la Siria?

 

In Libano dopo l’ultimo tragico ribaltone governa una maggioranza filo siriana. Sanno che non possono prendere posizione chiara perché si metterebbero contro tutti gli altri Paesi arabi, per cui hanno adottato la politica di “tenersi lontani dalla mischia”. E’ stata definita proprio così in modo ufficiale. Cercano di non intromettersi troppo e questo suscita qualche malumore perché assistiamo nelle ultime settimane all’arrivo di centinaia di profughi dalla Siria, la città martire di Homs è vicina al confine. Un arrivo quotidiano a cui viene chiesto di dare assistenza, ma il governo non lo fa perché sono considerati profughi anti regime siriano.

Che previsioni fa: Assad lascia e va in esilio o fa la fine di Gheddafi?

Io spero che accetti l’esilio, più di uno Stato arabo gli ha proposto asilo politico. La chiamano soluzione yemenita: comporterebbe l’amnistia nei confronti suoi e della sua cerchia per i crimini compiuti in cambio dell’abbandono del Paese. Ma ho il timore che non si vada in questa direzione perché Assad è del tutto risoluto nel proseguire con la repressione militare. Questa sua decisione potrebbe provocare un’altra soluzione, che è quella della divisione della Siria in due parti: la zona costiera dove vive la maggioranza alawita e in cui Assad si andrebbe a trincerare per opporsi al resto della nazione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori