ITALIANI RAPITI/ Jean: con queste 13 condizioni la liberazione è impossibile

- int. Carlo Jean

Per CARLO JEAN, “le 13 richieste dei maoisti in cambio della liberazione degli ostaggi italiani sono veramente sproporzionate e il governo federale indiano non potrà mai accettarle”

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Scontri tra guerriglieri maoisti e la polizia indiana

“Le 13 richieste dei ribelli maoisti in cambio della liberazione degli ostaggi italiani sono veramente sproporzionate e il governo federale indiano non potrà mai accettarle, tantomeno nell’approssimarsi delle elezioni. La rivolta naxalita sembra godere dell’appoggio di Paesi stranieri come Bhutan, Cina e Nepal, e costituisce quello che il primo ministro indiano Manmohan Singh ha definito come ‘il principale pericolo per l’India’”. A osservarlo è il generale Carlo Jean, intervistato da Ilsussidiario.net sulle 13 condizioni poste dai guerriglieri maoisti per la liberazione degli italiani Paolo Bosusco e Claudio Colangelo rapiti tra venerdì e sabato nello Stato indiano dell’Orissa. L’azione è stata rivendicata dal leader dei militanti della regione, Shabhasachi Panda.

Generale Jean, che cosa ne pensa delle richieste dei guerriglieri maoisti in cambio della liberazione degli ostaggi italiani?

Le 13 richieste sono davvero irricevibili e non promettono nulla di buono. E’ possibile che l’obiettivo dei ribelli sia quello di chiedere molto per ottenere comunque qualcosa, come armi e denaro, ma è un fatto che si prospetta una trattativa molto lunga e difficile. La situazione è complicata anche perché i naxaliti si stanno alleando con degli altri movimenti di protesta presenti in India, i cosiddetti “territorialisti”. Questi ultimi si oppongono all’industrializzazione del Paese e alla creazione di filiali di compagnie multinazionali. La presenza di stabilimenti comporta infatti l’arrivo nelle aree tribali di manodopera proveniente da altre zone dell’India, facendo così perdere a questi movimenti il controllo del territorio. Modificare la composizione etnica indiana va del resto a incidere sull’equilibrio sul quale si basa la stabilità dei 28 Stati indiani. Occorre ricordare che l’India è una federazione molto complessa, con legami etnici e tribali molto difficoltosi. Per tutte queste ragioni, le 13 richieste dei ribelli al governo indiano non possono essere né saranno mai accettate.

Una specifica condizione dei maoisti è che il governo cancelli i contratti con le multinazionali. Che cosa ne pensa di questa richiesta?

E’ irricevibile, in quanto dalle multinazionali dipende lo sviluppo industriale indiano, che è una delle priorità del governo federale.

 

Un’altra condizione dei naxaliti è l’interruzione delle operazioni militari nei loro confronti …

 

Anche questa è una possibilità da escludere. Un conto è ovviamente se la richiesta riguarda la polizia armata, un altro se è limitata all’esercito. Nel secondo caso un terreno d’accordo minimo in teoria potrebbe anche essere raggiunto, ma io ritengo che di fatto non ci si arriverà. Il rischio che corre il governo indiano è infatti di cedere un dito e vedersi subito chiedere la mano se non il braccio.

 

Fino a che punto i maoisti rappresentano davvero una minaccia da combattere con la forza?

 

Si tratta di diverse migliaia di guerriglieri che infestano tutte le foreste sul versante orientale della penisola indiana. La loro presenza è abbastanza diffusa e le azioni di violenza che hanno commesso sia nei confronti delle forze armate che delle forze di polizia sono state di grandi proporzioni. Non dimentichiamo inoltre che l’India vive il problema di 160 milioni di musulmani nel Paese, e che possono essere infiltrati da movimenti islamisti provenienti dal Pakistan. L’India dunque certamente non può cedere con i maoisti, perché se lo facesse la conseguenza sarebbe un caos generale che riguarderebbe anche gli islamisti. A questo si aggiungono delle motivazioni più strettamente politiche che rendono la trattativa ulteriormente difficoltosa.

 

Di quali motivazioni si tratta?

 

I due principali schieramenti politici, in competizione sia per il governo federale sia per i vari Stati, sono l’Indian National Congress, su posizioni socialdemocratiche, e il Bharatiya Janata Party, che è di destra e nazionalista. Il National Congress, al governo federale, non può venire a patti con i maoisti, altrimenti perderà consensi a favore dei rivali del Bharatiya Janata. E ricordiamoci che a luglio nel Paese si terranno le elezioni presidenziali.

 

Per la prima volta, i maoisti hanno scelto di sequestrare degli stranieri. Questo alzerà il livello dello scontro con lo Stato indiano?

Uno dei principali introiti di valuta pregiata da parte dell’India è garantito dall’attrazione che l’India esercita sul turismo occidentale. Di conseguenza, se l’India dovesse essere considerata una zona pericolosa per il turismo, questo settore scenderebbe a picco. Questa è una ragione ulteriore che può spingere il governo a non cedere con i naxaliti.

 

In che modo quindi è possibile giungere a una liberazione dei due italiani?

 

Di fronte alla chiusura del governo federale, i rapitori potrebbero giungere a un rilascio in cambio del pagamento di un riscatto o della fornitura di armi, come avviene di solito in queste situazioni. Ma la reale percorribilità di questa strada dipende dalla situazione politica all’interno dell’India. A quattro mesi dalle elezioni presidenziali è molto più difficile che il governo accetti di cedere, per evitare di essere qualificato come traditore della causa nazionale. Ammesso e non concesso che possa iniziare, la trattativa sulla base di queste richieste sarà comunque molto lunga e difficile.

 

(Pietro Vernizzi)

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