ELEZIONI RUSSIA/ Perchè la vittoria di Putin vale quanto una sconfitta?

Come era ampiamente previsto alla vigilia, Vladimir Putin ha stravinto le elezioni in Russia. Ma il Paese sta lavorando, ormai, per creare una alternativa politica. GIOVANNA PARRAVICINI

05.03.2012 - Giovanna Parravicini
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Cenando insieme ad alcuni amici, qualche settimana fa, ci si interrogava piuttosto sgomenti su chi votare alle presidenziali. Intanto, una domanda del genere, in Russia, non è scontata. Nel 2004 non ci si sarebbe neppure posti il problema. Invece, inaspettatamente, a partire dalle elezioni parlamentari del 4 dicembre scorso la politica ha cominciato a suscitare interesse e a far discutere. In una Russia in cui non è cambiato niente – da un certo punto di vista, visto che il partito al potere è rimasto il medesimo – ma in cui è cambiato molto, in primo luogo il volto, la coscienza della gente. Perché il vento nuovo che in questi mesi si è respirato è una sorta di «dichiarazione di non indifferenza», una rivendicazione della società civile e della persona del diritto di contare, di non venir cancellata dallo scenario pubblico. La gente ha cominciato a respingere la paura e i suoi ricatti.

È un fatto che non esiste per il momento un’alternativa politica, non c’è stato finora né il tempo né le condizioni perché potesse formarsi; e la gente ne è ben consapevole. Come sottolinea Aleksandr Archangel’skij: «Non siamo tutti della stessa idea, siamo soltanto compagni di sventura. Quel che ci unisce è il desiderio di non tornare indietro agli anni 2000, solo per questo siamo pronti ad unirci, prima di tornare a differenziarci». Ma non lo vede neppure come immediatamente indispensabile. «Non è importante strutturarsi in un partito politico; adesso l’importante è formare una società civile consapevole dei propri diritti e togliere potere e credibilità al “partito dei ladri e dei truffatori”»: questa dichiarazione di uno dei tanti partecipanti alle manifestazioni di questi mesi è diventata una sorta di parola d’ordine.

E dunque, «che fare il 4 marzo? – ci si diceva durante quella cena. – Votare i comunisti? Žirinovskij?». «Tutto sommato, il meglio che potremmo aspettarci sarebbe un Putin indebolito, costretto a fare i conti con la società. E a questo punto, si potrebbe cominciare un lavoro politico», – questa la conclusione unanimemente emersa tra i partecipanti.

Ed è anche, io credo, il risultato che emerge dalle votazioni di oggi. Putin esce vittorioso dal confronto elettorale riportando il 64% circa dei voti (allo spoglio del 50% dei bollettini), anche se registra una flessione del consenso rispetto al 71% del 2004. Ma è un dato di fatto, e lo testimonia anche l’andamento della campagna elettorale (la prima in cui Putin abbia dovuto impegnarsi, organizzare meeting e manifestazioni, incontrare i leader religiosi e far loro concessioni), che Putin si troverà ad avere a che fare con un Paese non più disposto a subire, con un Paese che sta lavorando per creare un’alternativa politica. 

Ne è una prova l’interessante risultato conseguito da Michail Prochorov, un imprenditore che si presenta per la prima volta alle elezioni e che ha ottenuto a Mosca il 12,3% dei voti, tallonando da vicino Zjuganov, leader comunista che ha ricevuto il 15,3%. Se si pensa che alle parlamentari i comunisti sono risultati di fatto in varie località – nonostante i brogli di «Russia Unita» – il primo partito, è evidente che il risultato conseguito da Prochorov rappresenta un punto di novità tutto da analizzare.

«La riforma politica non è la causa del risveglio della società, ma il suo esito ultimo», scriveva Havel nel suo saggio Il potere dei senza potere. Era il 1978, qualche mese dopo sarebbe stato arrestato e condannato a 4 anni di lager. Ma undici anni dopo, nel 1989, sarebbe stato eletto presidente della Cecoslovacchia.

Questi mesi di proteste e dimostrazioni pubbliche in Russia non sono stati innanzitutto «pro o contro Putin». Un’esperienza anche minima di vita vissuta nella verità apre sempre nuovi squarci, spazi di libertà, verità, dignità, perché questa è la natura dell’uomo, per questo è fatto l’uomo. La poetessa Ol’ga Sedakova osserva che la prima positività di quanto è avvenuto in questi mesi sta nel fatto che «le persone, prima atomizzate, hanno cominciato a vedersi reciprocamente, a percepire un’esigenza di rispetto e dignità, sentimenti che in Unione Sovietica non esistevano». La protesta si è convogliata molto spesso in iniziative sociali, benefiche, ecologiche che miravano di fatto a creare un’alternativa sociale. È nata un’esperienza nuova di solidarietà. Si torna a parlare di solidarietà, concetto che il potere sovietico aveva rimpiazzato con l’idea del collettivismo, perché questo gli facilitava il governare i cervelli delle masse. A differenza del collettivismo, che mette l’elemento comune sopra l’elemento personale, il potere sopra il cittadino, la solidarietà presuppone che ciascuno si assuma le proprie responsabilità, e proprio di qui nasce il mettersi insieme per fare qualcosa di utile e importante. È con questa Russia, con questa nuova coscienza che Putin dovrà cimentarsi.

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