AFGHANISTAN/ 2. Micalessin: l’attacco al Parlamento? E’ “colpa” di Obama

- int. Gian Micalessin

GIAN MICALESSIN commenta l’offensiva terroristica dei talebani in Afghanistan: sono stati almeno sei gli attentati avvenuti oggi in simultanea in diverse zone del Paese

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Foto: InfoPhoto

«L’attacco coordinato nel cuore di Kabul, al Parlamento e nel resto dell’Afghanistan dimostra ancora una volta che un ritiro nel 2014 è assolutamente un fatto sconsiderato, ed è chiaro che l’esercito afghano non è ancora in grado di garantire la sicurezza». Queste le parole di Gian Micalessin, corrispondente dalle zone di guerra, che commentano l’offensiva terroristica dei talebani in Afghanistan: sono stati almeno sei gli attentati avvenuti oggi in simultanea in diverse zone del Paese, tre dei quali solo a Kabul, dove è stato assalito anche il Parlamento. Altri due hanno invece colpito degli edifici governativi e l’aeroporto di Jalalabad, importante base della Nato in Afghanistan. Annunciare quindi il ritiro delle truppe per il 2014, come ha fatto il presidente americano Barack Obama, «significa gettare alle ortiche tutto quello che è stato fatto in Afghanistan – spiega Micalessin a IlSussidiario.net –. Quando le truppe straniere saranno fuori dal Paese, questo sarà di fatto in mano ai talebani, quindi questi dieci anni di presenza saranno stati completamente sprecati». Un recente sondaggio condotto da Washington-ABC News ha rivelato che, per la prima volta, la maggioranza dei repubblicani si mostra estremamente critica nei confronti della guerra in Afghanistan. Oltre 10 anni di invasione, 2mila soldati statunitensi rimasti uccisi e 15mila feriti cominciano ad essere veramente troppi, così il presidente Obama, in piena campagna elettorale, ha annunciato il ritiro delle truppe per il 2014: «Purtroppo da qualche tempo gli scenari in Afghanistan sono legati alla politica interna dell’alleato che determina tutte le scelte, in questo caso rappresentato dagli Stati Uniti. Negli Usa – spiega Micalessin – siamo in piena campagna elettorale e Obama aveva bisogno di dimostrare soprattutto alla parte dell’elettorato democratico più pacifista e contraria alla guerra che non intende restare in Afghanistan e che non intende coinvolgere le truppe americane, facendo quindi questa scelta puramente elettorale di annunciare il ritiro per il 2014. Ovviamente resta adesso da capire cosa farà Obama dopo le elezioni, perché solo a quel punto tutto sarà più chiaro».

Secondo Micalessin, «un eventuale ritiro per quella data purtroppo è possibile, ma è impossibile pensare che una volta avvenuto il governo afghano possa sopravvivere e resistere all’offensiva talebana, che si dimostra sempre più incisiva e presente all’interno del Paese. Questo è ovviamente frutto di diversi errori che sono stati commessi in passato, come quello di aver lanciato l’offensiva nel 2008 senza preoccuparsi di trovare un altro leader capace di guidare il governo afghano: Karzai è un leader corrotto che non ha credibilità, ed era quindi necessario voltare pagina e trovare un altro personaggio che fosse capace di guidare l’Afghanistan e di dimostrare la possibilità di un reale cambiamento. Questo non è stato fatto e adesso si paga anche questo scotto».

L’attacco su vasta scala avvenuto oggi, continua Micalessin, «dimostra nuovamente che i talebani sono in grado di colpire ovunque e in qualsiasi modo. Il governo centrale non è ancora in grado di controllare il Paese e l’esercito non ha raggiunto un livello di addestramento adeguato, mentre i talebani non hanno nessuna intenzione di negoziare perché si ritengono più forti e in grado di poter assumere il controllo del Paese una volta terminata la missione dell’Isaf».

Il contingente italiano in Afghanistan «ha fatto egregiamente il suo lavoro, raccogliendo anche il plauso di tutti gli altri commandi – conclude Micalessin –. In un momento in cui l’Italia non è certamente al massimo della sua credibilità internazionale l’esercito italiano, con l’impegno e il sacrificio di 50 suoi uomini, si è invece dimostrato una delle poche istituzioni in Italia che ancora funzionano».

 

(Claudio Perlini)    

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