BREIVIK/ Solholm (Norway Post): per noi norvegesi il “templare” è solo un bandito

- int. Rolleiv Solholm

Per ROLLEIV SOLHOLM “Breivik in Norvegia è considerato un solitario e un estraneo, che ha agito solo per suo conto. Pur dichiarando di essere un templare, per noi è solo un comune bandito”

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Foto Infophoto

Il secondo giorno del processo ad Anders Behring Breivik si trasforma nell’ennesimo show del killer di Utoya. L’assassino che il 22 luglio scorso ha ucciso 77 persone ha approfittato dell’interrogatorio in tribunale per lasciarsi andare a una serie di dichiarazioni shock. “Lo rifarei di nuovo”, ha esordito l’assassino, giustificandosi quindi: “Quando la rivoluzione pacifica è impossibile, l’unica via è la rivoluzione violenta”. Nessun pentimento, ma una serie di frasi a ruota libera del tipo “sono un rappresentante del movimento di resistenza norvegese ed europea e della rete dei Cavalieri Templari”. Per Rolleiv Solholm, direttore del quotidiano Norway Post, “il killer di Utoya è considerato dall’intera società norvegese come un solitario e un estraneo, che ha agito soltanto per suo conto. Tutto ciò che chiede la maggior parte delle persone è di non vederselo più sulle prime pagine dei quotidiani e in tv, ma che sia perseguito come un criminale comune”. E aggiunge Solholm: “Breivik ha dichiarato di essere un cavaliere templare, ma tra quanto ha compiuto e il cristianesimo non esiste assolutamente alcuna relazione. Chiunque si rende conto che il pluriomicida non ha legami con nessuna organizzazione, né cristiana, né di estrema destra, né di qualsiasi altro tipo”.

Qual è il significato del processo a Breivik per la società norvegese? 

La mia opinione è che si tratti di un normale caso di tribunale. In una società democratica, quando qualcuno è accusato di un crimine finisce a processo. Breivik è apparso quindi in aula ed è stato interrogato dal procuratore. Diversi norvegesi non sono affatto interessati alla sua vicenda e in molti non vogliono più vedere la faccia dell’assassino in televisione e sulle prime pagine dei giornali. Altri, tra cui i molti che hanno avuto dei parenti tra le vittime, desiderano scoprire che cosa sia realmente avvenuto il 22 luglio scorso a Oslo e sull’isola di Utoya.

Esiste il rischio che il processo possa diventare una sorta di celebrazione di Breivik, in grado di ispirare altri fanatici a compiere un’altra strage?

Niente affatto, al contrario numerosi estremisti di destra hanno preso le distanze dall’assassino di Utoya, in quanto si sono resi conto che ciò che ha compiuto è stata un’atrocità terribile, cui non vogliono essere messi in relazione in alcun modo. Diverse delle persone che sono state citate da Breivik, per esempio nel Regno Unito, si sono dissociate da lui affermando che non hanno nulla a che vedere con il suo modo di affrontare i problemi.

 

Questa dissociazione da parte dei partiti europei di estrema destra ha un reale significato politico?

 

Mi auguro che sia davvero così. Spero che si rendano conto che non devono ispirarsi alla furia oltraggiosa di Breivik, per evitare che stragi simili possano avvenire anche in un altro Paese. Quanto si è verificato in Norvegia è stato così terribile che chiunque ha un minimo di sensibilità si rende conto che questo non è il modo per cambiare la politica.

 

Breivik è stato additato come un esempio di fondamentalismo cristiano. Ritiene che sia realmente così?

 

Breivik è molto lontano da rappresentare tutto ciò. Il killer di Utoya è considerato dall’intera società norvegese come un solitario e un estraneo, che ha agito per proprio conto. E nonostante abbia dichiarato di appartenere ai cavalieri templari o ad altre organizzazioni, la maggior parte degli esperti e le stesse persone comuni si sono rese conto che non è affatto così.

 

Una strage così efferata in un Paese tranquillo come la Norvegia è la punta dell’iceberg di un malessere sociale?

 

Da questo punto di vista, la Norvegia non è diversa da qualsiasi altra società democratica europea. Ci sono persone che nutrono idee e interessi, e Breivik lo ha fatto per molti anni, tanto è vero che il suo “Manifesto” è stato messo insieme in un lungo arco di tempo. Se una persona è egocentrica come il killer di Utoya, finirà per pensare soltanto a se stessa e la strage del 22 luglio è una conseguenza di questo modo di ragionare.

 

E’ davvero sicuro che Breivik non avesse legami, anche ideali, con la società norvegese?

Assolutamente sì. Breivik è cresciuto in una famiglia benestante, ha avuto tutto ciò di cui aveva bisogno, certamente non era una persona disagiata. Lo dimostra anche il fatto che l’assassino ha rivendicato di rappresentare la classe intellettuale e l’opposizione alla conquista islamica della nostra cultura, religione e politica. Breivik però non ha seguaci in Norvegia.

 

Gli attacchi alle Torri gemelle hanno fornito all’Occidente l’occasione per riflettere sul suo stesso modello sociale. Ritiene che anche il massacro di Utoya possa rappresentare qualcosa di analogo?

 

No. E’ evidente a chiunque che l’ideologia e le atrocità di Breivik sono qualcosa di completamente sbagliato. In Norvegia abbiamo una società aperta, che ha accettato l’immigrazione dall’Africa, l’Estremo Oriente, i Paesi arabi, l’Europa meridionale. Le convinzioni di Breivik per noi norvegesi sono quindi del tutto prive di valore.

 

(Pietro Vernizzi)

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