VIA CRUCIS/ 17 anni sul ponte di Brooklyn: quella croce ha vinto l’abitudine

- Riro Maniscalco

Da diciassette anni la comunità di Communion and Liberation di New York, il Venerdì Santo, segue la croce di Gesù sul ponte di Brooklyn. Il racconto di RIRO MANISCALCO

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Via Crucis a New York nel 2010 (immagine d'archivio)

Diciassette anni. Da diciassette anni la comunità di Communion and Liberation di New York, il Venerdì Santo, segue la croce di Gesù sul ponte di Brooklyn. Passando dai venticinque che con ingenua baldanza la vissero nel ‘96 alle migliaia di oggi, New York ha visto nascere e consolidarsi una tradizione. Un antico gesto di venerazione e pietà popolare che alcuni di noi, da ragazzi, riscoprirono grazie a don Giussani, e che in questi anni anche New York ha cominciato a riscoprire. Ogni anno su quel ponte la lunga fila di pellegrini passa come un fiume silenzioso e raccolto tra ali di gente, turisti, passanti… qualcuno si aggrega, qualcuno ringrazia, altri guardano stupiti o perplessi, ma nessuno può rimanere indifferente.

Diciassette anni. Dopo diciassette anni, per la prima volta, sia il Vescovo di Brooklyn/Queens, Di Marzio, che il Cardinale di Manhattan/Bronx/Staten Island, Dolan, sono stati con noi.

Hanno voluto essere presenti a St. James, la Cattedrale di Brooklyn, luogo di raduno. Ci hanno accompagnato con la loro benedizione e ricordandoci che il cammino del Venerdì Santo rappresenta il cammino della vita. E che viverlo nel cuore della nostra città è la testimonianza di fede di cui la nostra città ha bisogno. Diciassette anni, ed ogni anno ci è donato qualcosa di nuovo, quasi a costringerci a rimanere vigili, quasi a strapparci dal rischio dell’abitudine o da quello di rimanere intrappolati dall’esito del gesto. Mi ricorderò sempre una cosa che mi disse Giussani nel 2002, il primo anno in cui portammo la croce a Ground Zero. Quell’anno ci eravamo ritrovati, cosa mai successa prima, con migliaia di persone. Al telefono il “Giuss” rispose alla mia eccitazione con grande contentezza, ma mi disse anche, “…e non ti preoccupare dei numeri. Duemila anni fa, in un giorno come oggi, non erano rimasti in tanti a seguire Gesù. Ma proprio la fedeltà di quei pochi ha reso possibile quel che sta succedendo”.

I “numeri” …certo che guardare quel fiume di gente prende al cuore …non ci stiamo più né a St. James né a St. Peter (la chiesa dove si conclude la Way of the Cross). Non ci stiamo ormai più neanche sul ponte (che è lungo 1,8 kilometri…). 

Ma veramente i numeri non contano, come non contano i diciassette anni, tanti per la vita di un uomo, niente per la storia dell’umanità.

Quel che conta è che io oggi abbia seguito la croce di Gesù.

A me, per la misteriosa storia della mia vita, è capitato di farlo ancora una volta sul Brooklyn Bridge.

Riro Maniscalco è autore de Dal Ponte all’Infinito: la storia della Way of tre Cross over the Brooklyn Bridge, Società Editrice Fiorentina. Il ricavato delle vendite è devoluto al New York Encounter

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