ELEZIONI EGITTO/ Samir: attenzione ai Fratelli musulmani, vogliono allearsi con l’esercito

Per SAMIR KHALIL SAMIR i copti sono ancora discriminati e solo un presidente laico può voltare pagina in una storia fatta di piccole grandi ingiustizie nella vita di tutti i giorni

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Una manifestazione per i copti in Egitto (InfoPhoto)

Si aprono oggi in Egitto le urne per le prime elezioni presidenziali libere dopo 30 anni di dittatura di Hosni Mubarak. A confrontarsi sono Mohamed Morsi, presidente del partito islamista Libertà e Giustizia, Aboul Fotouh, fuoriuscito dai Fratelli musulmani, e Amr Moussa, ex ministro degli Esteri ed ex segretario generale della Lega araba. Un voto decisivo per il futuro del Paese e per la libertà religiosa dei copti, che soffrono diverse forme di discriminazione e temono in un peggioramento se a trionfare dovessero essere gli islamisti. Oggi e domani saranno quindi due giorni cruciali, cui seguirà il ballottaggio tra un mese se nessuno dei candidati dovesse raggiungere la maggioranza assoluta. Ilsussidiario.net ha intervistato padre Samir Khalil Samir, gesuita egiziano, per chiedergli di commentare il voto di oggi e le sue possibili conseguenze sulla libertà religiosa dei copti.

Padre Samir, quali sono le principali discriminazioni di cui soffrono ancora i cristiani in Egitto?

La prima è il fatto di non poter accedere ai gradi più elevati nella gerarchia dell’Esercito e della pubblica amministrazione. La libertà religiosa in Egitto inoltre non esiste, almeno come diritto del singolo individuo, ma c’è soltanto una libertà di culto controllata. C’è una Chiesa che è riconosciuta dallo Stato e in quanto tale i suoi aderenti ottengono il diritto di pregare. Non possono però realizzare nuove costruzioni, e quindi tutti i quartieri sorti di recente si trovano sprovvisti di una parrocchia. Se riescono a erigerla perché ottengono l’appoggio di qualcuno, c’è sempre un gruppo di fanatici che arriva e la mette a ferro e fuoco o ne distrugge una parte.

Il fenomeno delle conversioni forzate esiste anche in Egitto?

I musulmani cercano di convertire i cristiani, le ragazze in particolare, con tutti i mezzi e attraverso vari espedienti. I metodi utilizzati non sono violenti come in Pakistan, ma si ricorre comunque a rapimenti e matrimoni forzati con uomini musulmani. Tutti i media portano inoltre avanti una propaganda islamica continua, che non si vede in nessun altro Paese con una presenza significativa di cristiani. Per strada, in autobus, nei taxi, sul treno, sono trasmesse 24 ore su 24 delle registrazioni del Corano.

Come cambierebbe la situazione dei cristiani se a vincere dovesse essere il laico Amr Moussa?

I cristiani avrebbero più spazio nella vita sociale e politica. Amr Moussa non è favorevole ai copti, ma quantomeno neutrale. Trattandosi di un esponente laico e di un diplomatico legato al vecchio regime, con lui al potere i cristiani sanno che non sarebbero intraprese iniziative contro di loro. Aboul Fotouh a sua volta ha preso un po’ le distanze nei confronti dei Fratelli musulmani, ma non si sa esattamente se il suo sia un atteggiamento politico per guadagnare voti o se sia diventato autenticamente laico.

 

Che cosa accadrebbe invece ai cristiani se dovesse essere eletto l’esponente dei Fratelli musulmani, Mohamed Morsi?

 

La stessa cosa che succederebbe a tutti i cittadini egiziani. I musulmani in genere non sono favorevoli alla linea estremista dei salafiti e dei Fratelli musulmani. Alle elezioni parlamentari i partiti islamisti hanno trionfato grazie alla disorganizzazione dello schieramento laico e liberale. E’ stata una vittoria legata quindi più alla mancanza di avversari, che a un reale appoggio di cui Libertà e Giustizia godeva da parte della maggioranza dei cittadini. E anche se i Fratelli musulmani dovessero vincere le presidenziali, sarà il banco di prova di che cosa saranno in grado di fare per risolvere i problemi sociali, economici e politici del Paese.

 

Esiste la possibilità di un’alleanza tra Esercito e Fratelli musulmani?

 

Se i Fratelli musulmani vinceranno le presidenziali, è probabile che cercheranno l’aiuto dei militari. Nessuno del resto in Egitto può fare a meno dell’Esercito, che da 60 anni è al governo e ha il potere in molti ambiti della vita del Paese. Nell’ultimo anno poi la giunta militare ha controllato il potere direttamente. Fratelli musulmani e militari possono quindi allearsi senza difficoltà.

 

Quali sarebbero i pericoli legati a questa possibile alleanza?

Il rischio è l’instaurarsi di una tendenza islamica dittatoriale, che rappresenterebbe la peggiore delle ipotesi possibili. Dopo l’esperienza della rivoluzione di un anno fa, che pure è nata morta e non ha dato i suoi frutti, questa volta il popolo cercherebbe però di protestare in modo più efficace, sapendo che se i giovani e i liberali non si uniscono, allora prenderanno il potere i militari e gli islamisti. Il rischio quindi c’è, non possiamo evitarlo. E proprio perché gli egiziani ne sono ben consapevoli, probabilmente alle presidenziali vinceranno Amr Moussa o Aboul Fotouh, e non invece Mohamed Morsi.

 

Alle elezioni parlamentari hanno trionfato i Fratelli musulmani. Per quale motivo non dovrebbero ripetere lo stesso risultato anche alle presidenziali?

 

Dieci giorni fa si è svolto un incontro televisivo di quattro ore tra i due candidati dati per favoriti, Amr Moussa e Aboul Fotouh, seguito da parecchi milioni di egiziani. I sondaggi hanno fatto emergere una leggera preferenza per l’ex segretario della Lega araba, anche se non abbastanza significativa da risultare decisiva. Le proiezioni hanno comunque evidenziato che entrambe le personalità potrebbero governare. Le elezioni parlamentari inoltre hanno premiato i partiti più organizzati, quelle presidenziali potrebbero invece avvantaggiare le personalità più forti e con maggiore esperienza di governo come Amr Moussa.

 

(Pietro Vernizzi)

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