AFGHANISTAN/ Ucciso un carabiniere italiano. Biloslavo: i talebani pensano già al 2014

Un militare italiano è rimasto ucciso stamattina nel corso di un attentato contro un nostro campo di addestramento. FAUSTO BILOSLAVO spiega come è la situazione

25.06.2012 - int. Fausto Biloslavo
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Afghanistan (Infophoto)

Un carabiniere italiano, Manuele Braj, 30 anni, è rimasto ucciso stamattina in un attacco talebano al campo di addestramento di Adraskan. Le notizie provenienti dall’Afghanistan sono rimaste a lungo confuse: l’incidente è avvenuto alle ore 8:50 locali, le 6:20 italiane, e inizialmente si era pure pensato a una esplosione provocata dai nostri stessi militari. Il campo in questione è gestito da carabinieri appartenenti alla cosiddetta PSTT (Police Speciality Training Team) che addestra forze speciali afgane. Con il passare delle ore si è chiarito che invece era proprio un attentato talebano quello che aveva ucciso il nostro militare e ferito altri due fortunatamente non gravemente. Si sta ancora però cercando di capire se si sia trattato di un razzo sparato dall’esterno e caduto nel campo di addestramento (l’ipotesi più accreditata) o dell’usuale attentato kamikaze, di un terrorista cioè che sia riuscito a entrare all’interno del campo e a farsi esplodere. IlSussidiario.net ha chiesto a Fausto Biloslavo un commento su questa ennesima morte di un militare italiano: «È impossibile nonostante l’ampio numero di nostri soldati in Afghanistan prevedere e impedire questo tipo di attacchi mortali, che sono realizzati come dei mordi e fuggi improvvisi», ha detto. «È altresì vero che questo dimostra come la zona intorno al campo italiano non fosse affatto sicura». Per Biloslavo «è evidente che i talebani stanno già prendendo di mira i simboli dell’Afghanistan del post 2014, la data in cui le forze militari occidentali lasceranno il Paese. Hanno infatti colpito quel tipo di struttura che invece sarà destinata a rimanere nell’addestrare gli afgani stessi. Questo ci fa capire che la lunga missione occidentale in quel Paese non ha sortito un gran risultato».

Biloslavo, la zona in cui è accaduto l’attentato di stamane di che tipo è? Soggetta già in passato ad azioni terroristiche?

Quel campo di addestramento sito ad Adraskan già in passato era stato oggetto di colpi di mortaio, di azioni fortunatamente non molto drammatiche come purtroppo quella di oggi. È una zona un po’ isolata, non è una zona sicurissima, ma non è neanche la zona peggiore del nostro schieramento militare in Afghanistan.

Il campo colpito dall’attentato è un campo di addestramento della polizia afgana?

È un campo gestito dai nostri carabinieri impiegati nell’addestramento della polizia afgana. In particolare di questa unità della polizia che ha anche un ruolo militare non solo di polizia. È scorretto chiamarli corpi speciali, ma comunque si tratta di un corpo più tattico che poi viene impiegato nelle zone più calde per la loro attività anche militare e non solo di ordine pubblico.

In Afghanistan abbiamo quasi 4mila soldati. L’attentato di oggi rende evidente come non bastano a prevenire azioni mortali.

È una guerra asimmetrica. Sembra sia stato sparato un razzo dall’esterno e quindi è chiaro che difficilmente un tipo di azione di questo tipo è prevedibile e frenabile. Difficilmente puoi fermare un attacco di questo genere. Il problema è che se hanno sparato un razzo vuol dire che lo hanno sparato da vicino e quindi la zona intorno al campo non è evidentemente sicura anche se si tratta quasi sicuramente di un attacco “mordi e fuggi”.

Non il classico attentato kamikaze dunque.

È tragico dirlo, ma per certi aspetti è meglio così e speriamo sia così piuttosto che un infiltrato come alcune notizie facevano pensare: gente che ammazza i soldati a caso come successo in tutto l’Afganistan.

Il presidente del Senato Schifani commentando l’episodio ha detto che la nostra è una missione fondamentale per la sicurezza internazionale. Ma è davvero così? L’Afghanistan del dopo 2014 sarà ancora una base di terrorismo internazionale?

Personalmente penso che ormai stiamo tirando i remi in barca. Purtroppo dico io, perché si tratta di un errore già compiuto, ad esempio, nelle lunghe guerre afgane come quelle degli anni ‘90 o quelle precedenti che avevano visto impegnati i sovietici. È un errore di nuovo perché stiamo andandocene via: non ha senso parlare di difesa della sicurezza internazionale perché nel momento in cui andremo via sarà probabilmente di nuovo in pericolo. Potrebbero tornare i talebani più estremisti o comunque “alzeranno la cresta”.

Di fatto, colpire un campo di questo tipo sembra già un avvertimento proprio per il dopo 2014.

Infatti, in questo caso gli insorti hanno attaccato proprio un campo di addestramento, quella tipologia di missione con addestratori e consiglieri che dovrebbe rimanere dopo il 2014. Vanno ad attaccare quello che già reputano più pericoloso cioè le forze di sicurezza afgane, quelli che dovrebbero sostituire i soldati della Nato e che comunque dovrebbero rimanere anche dopo il 2014.

Mettono le mani avanti, se così si può dire.

Già: i politici parlano, ma non hanno idea di quello che dicono. La verità è che abbiamo tirato i remi in barca e i talebani attaccano già l’Afghanistan del 2014 e noi che addestriamo questi reparti in particolare, che saranno dispiegati come fossero i loro carabinieri.

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