MUBARAK/ Fattah: chi renderà giustizia ai cristiani massacrati in Egitto?

I giudici hanno condannato Mubarak per l’uccisione di civili durante le proteste, ma hanno assolto i vertici della polizia. Per ABDEL FATTAH è una sentenza ambigua e inadeguata

04.06.2012 - int. Abdel Fattah Hasan
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Hosni Mubarak

I giudici egiziani hanno condannato Hosni Mubarak e il suo ministro degli Interni, Habib Adli, per l’uccisione di civili durante le proteste dell’inverno 2011, ma hanno assolto i vertici della polizia responsabili di averli eseguiti. E’ il paradosso che emerge dalla sentenza di ieri, approdata all’ergastolo per i due personaggi simbolo, ma anche all’assoluzione di una lista interminabile di altri imputati. Come sottolinea Abdel Fattah, esponente di spicco dei Fratelli musulmani, Adli fu il mandante dell’attentato nella chiesa di Alessandria avvenuto il primo gennaio 2011, nel corso del quale restarono uccisi 23 copti. Per il professor Fattah, “le mani di Adli sono sporche del sangue dei cristiani, ma nessuno dei suoi uomini dovrà pagare per quanto è avvenuto. Per il tribunale egiziano le uccisioni commesse sotto il regime di Mubarak avrebbero avuto due mandanti ma nessun esecutore materiale”.

Mubarak è stato condannato all’ergastolo. La ritiene una sentenza giusta?

La sentenza di ieri è stata uno shock per la maggioranza del popolo egiziano. Lascio alla coscienza delle singole persone e della comunità internazionale il fatto di giudicare se per l’uccisione di 840 persone innocenti e per il ferimento di 6mila civili sia sufficiente trovare due capri espiatori, Mubarak e Adli. Gli ufficiali della polizia sono stati lo strumento dell’ex presidente della Repubblica durante le stragi, ma sono stati assolti. E lo stesso è avvenuto per i figli dell’ex presidente, che hanno divorato il Paese accumulando miliardi di dollari nei loro depositi personali. Questa sentenza è quindi quantomeno ambigua, in quanto non fa giustizia né della strage di civili né della distruzione del Paese a livello economico, educativo e sanitario.

Fare giustizia spetterà ora alla politica o alla magistratura?

La soluzione spetta solo alle istituzioni giudiziarie. Il procuratore generale dell’Egitto, Abdel Meguid Mahmoud, sta prendendo in considerazione la presentazione di un ricorso contro questa sentenza. Dobbiamo contestarla in modo civile e alla luce del nostro ordinamento giuridico, ispirandoci alla legge.

I giudici hanno subito pressioni politiche?

Anche se fosse avvenuto, ciò non toglie che i magistrati non devono lasciarsi influenzare dall’atmosfera politica presente nel Paese, in quanto il loro compito è quello di rispettare il sentimento di quanti hanno perso i loro cari. Tanto più per il fatto che si sono trovati a dover giudicare su una lunga vicenda di tirannia con una sentenza dalla portata storica.

 

Adli è il principale sospettato come mandante della strage dei cristiani nella chiesa di Alessandria …

 

Le mani di Adli sono sporche del sangue dei cristiani per la bomba esplosa nella basilica la notte di Capodanno. In quanto ministro degli Interni, ha trascurato il suo dovere di proteggere le chiese durante le festività.

 

La sentenza di ieri riguarda anche quella vicenda?

 

No. A distanza di un anno e mezzo le indagini per l’autobomba esplosa nella chiesa non sono ancora state chiuse, anche se è chiaro a tutti che si è trattato di un complotto degli uomini di Adli, per creare un’atmosfera di confusione fomentando discordie tra i musulmani e i cristiani. Adli e Mubarak hanno prosperato nel sangue grazie alle divergenze religiose, seminando divisioni nel tessuto sociale del nostro Paese.

 

Tra gli imputati non c’era Ahmed Shafiq, ex primo ministro di Mubarak e in corsa per il ballottaggio delle presidenziali …

I Fratelli musulmani, dopo avere annunciato che non avrebbero presentato un candidato alla presidenza, hanno cambiato idea dopo avere scoperto che era in corso un complotto per fare tornare al potere un regime identico a quello di Mubarak. Il complotto ora è sotto gli occhi di tutti. Tutti i membri dell’ex Partito Nazionale Democratico e quanti avevano ricevuto vantaggi da Mubarak si sono mobilitati per appoggiare Shafiq. Quest’ultimo è un simbolo dell’ex regime e anche le sue mani sono sporche del sangue innocente. Durante gli scontri di piazza del 2 febbraio 2011, nel corso dei quali alcuni sostenitori di Mubarak aggredirono dei manifestanti provocando 11 morti e 600 feriti, Shafiq ricorse a un messaggio in codice: “Invieremo cioccolatini a quanti occupano piazza Tahrir”. Tradotto per i suoi seguaci, significava che avrebbero dovuto colpire chi protestava.

 

La sentenza contro Mubarak avrà conseguenze per il secondo turno delle presidenziali?

 

Il mio auspicio è che gli elettori imparino la lezione di questa sentenza: l’ex regime sta facendo il possibile per ritornare al potere, cercando di proteggere con tutte le forze chi ha ucciso dei civili innocenti. Spero che il popolo comprenda quindi che la rivoluzione è in pericolo e votino per chi la rappresenta in questo momento, e cioè per Morsi, anziché per la tirannia personificata da Shafiq.

 

(Pietro Vernizzi)

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