STRAGE DENVER/ Io, madre di una vittima del Virginia Tech, ho rivissuto quel dramma

- int. Lori Haas

LORI HAAS, madre di una superstite del massacro del Virginia Tech racconta come opera la sua fondazione in aiuto delle famiglie coinvolte facendo pressione su campus e istituzioni

aurora
Un'immagine di Aurora, Colorado (Infophoto)

Non appena la notizia della sparatoria ad Aurora, Colorado, ha raggiunto tutto il paese, la paura e l’orrore si sono mischiati alla rabbia per il fatto che negli Stati Uniti continuano a ripetersi massacri di persone innocenti. Ilsussidiario.net ha intervistato Lori Haas, madre di una ragazza ferita durante il massacro del 2007 al Virginia Tech e vice presidente di VTV Family Outreach Foundation, una fondazione creata dopo la strage per aiutare le famiglie delle vittime. Lori ha raccontato “quel senso di vuoto nel profondo dello stomaco” che ha provato non appena ha sentito la notizia della sparatoria di James Holmes, e ha descritto l’“immensa dose di frustrazione e, francamente, di rabbia” che ha provato di fronte alla mancanza di un’adeguata risposta da parte del governo. Per quanto concerne la fondazione, che lavora sia per aiutare i sopravvissuti sia per promuovere la prevenzione di ulteriori violenze, Lori dice che “molte cose sono cambiate, ma il percorso è ancora un lungo ”.

Come madre di una sopravvissuta al massacro del Virginia Tech come si è sentita quando ha udito le notizie sulla sparatoria in Colorado?

Ho avvertito un senso di vuoto nel profondo dello stomaco. È stato come essere riportata dentro l’orrore che la mia famiglia ha dovuto attraversare. Ho provato lo stesso ribrezzo per quanto è successo e preoccupazione e compassione per le famiglie che stanno attraversando un simile inferno. È così. E anche se la mia situazione è volta al meglio, è stato un inferno passarci dentro. Molti dei miei pensieri e delle mie preghiere sono per quelle famiglie che stanno facendo la mia stessa esperienza.

È delusa dal sistema, visto che simili cose continuano ad accadere?

Si, provo un’immensa dose di frustrazione, tristezza e, francamente, di rabbia. In questo paese dovremmo fare qualcosa di meglio per quanto riguarda le leggi sul porto d’armi così da poter lasciare gli americani al sicuro, ma non lo stiamo facendo. Questo per me è inaccettabile. Abbiamo l’ingegno, il know-how e la tecnologia per introdurre migliori controlli e divieti per le armi d’assalto e per tenere le armi da fuoco lontane dalle persone pericolose e non lo facciamo. Così questo è ciò che succede: le persone muoiono.

Cosa fa la sua fondazione e come ha aiutato le famiglie e gli amici delle vittime del massacro del Virginia Tech?

Vtv offre aiuto ai sopravvissuti degli attacchi e alle loro famiglie, grazie alla compagnia e al supporto, e mette a disposizione anche servizi per aiutarli attraverso l’educazione e il lavoro. La fondazione inoltre si adopera per assicurare che queste cose non succedano più, aiutando a definire le best practice per la sicurezza dei campus e provando a determinare cambiamenti basati sulla lezione che noi abbiamo imparato e che le più alte comunità di istruzione hanno imparato a loro volta dopo la tragedia del Virginia Tech.

Cosa può fare il governo per prevenire il ripetersi di simili disgrazie in futuro? 

Credo che una certa consapevolezza si sia diffusa nelle università e nei campus e che molte modifiche siano state apportate, ma è un percorso lungo e ci sono molti cambiamenti che devono ancora essere fatti. Stiamo ancora definendo sia le migliori soluzioni da adottare sia le cose da fare come fondazione per incitare le università a mettere nella lista delle priorità la sicurezza degli studenti e dello staff. Personalmente credo che le armi da fuoco non dovrebbero essere ammesse nei campus. Sono dannose per l’ambiente di apprendimento e per fortuna la maggior parte degli stati di questo paese hanno leggi che impediscono il trasporto di armi nei campus universitari. Che è una buona cosa.

Crede che le amministrazioni possano fare qualcosa di più per cercare di sapere quali sono le persone in cura e quali sono inclini alla violenza?

Sì. Al tempo, il killer del Virginia Tech era noto in molti dipartimenti del Virginia Tech. Cercava disperatamente aiuto e nessuno l’ha aiutato, così è entrato in una spirale di violenza. Nel solco tracciato da quella tragedia, le università hanno realizzato che pool di prevenzione delle minacce sono indispensabili e sono stati messi a regime in Virginia. Quello che speriamo è che sappiano fare un lavoro a 360° per affrontare la situazione e che facciano esattamente quello per cui sono stati pensati. Quando riconoscono una persona che potrebbe incontrare difficoltà per qualsivoglia ragione dovrebbero fare due cose. Devono fare in modo che la persona in questione possa ricevere l’aiuto di cui ha bisogno, evitando così che finisca in una spirale di solitudine, e devono proteggere il resto del campus da tutti i mali che possono portare una persona a diventare violenta.

Sua figlia si è ripresa completamente?

Sì. posso dire che si è ripresa. Le ferite emotive sono difficili da curare, ma ora è in salute e felice.

 

(Maria Bond)

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