IL CASO/ Hulsman (Arab-West report): cosi l’informazione di regime “pilota” la Primavera Araba

- int. Cornelis Hulsman

Secondo il sociologo olandese CORNELIS HULSMAN l’opinione pubblica in Egitto è decisamente favorevole ai palestinesi e ciò influenza anche il modo in cui vengono date le notizie.

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foto:Infophoto

Un odio mai sopito che esplode durante una trasmissione TV.  Basta far credere a un attore egiziano di trovarsi in un talk show israeliano per scatenare rabbia, violenza e insulti antisemiti. Una candid camera, organizzata dalla tv egiziana Al-Nahar, finita male, in cui  un famoso attore aggredisce la conduttrice, salvo poi scusarsi quando gli dicono che è egiziana, e un’attrice definisce gli israeliani dei “bugiardi che continuano a lamentarsi tutto il tempo dell’Olocausto, o come si chiama”. La cosiddetta Primavera Araba ha portato all’elezione a presidente egiziano di Mohamad Morsi, esponente del movimento islamico dei Fratelli Musulmani, il quale ha da subito chiarito di voler modificare gli accordi di Camp David e di conseguenza il trattato di pace con Israele, sulla base di un rapporto di parità , perché, ha spiegato “in ogni campo, non siamo inferiori a loro”. IlSussidiario.net ha contattato Cornelis Hulsman, sociologo olandese residente in Egitto e direttore dell’Arab-West Report, per commentare la situazione attuale e gli scenari futuri.

Cosa ci dice questo video sull’atteggiamento dell’opinione pubblica egiziana nei confronti di Israele?

L’opinione pubblica in Egitto è decisamente favorevole ai palestinesi  e ciò influenza anche il modo in cui vengono date le notizie. In occasione del recente attacco in Bulgaria al pullman dei turisti israeliani ho verificato come i media hanno riportato l’evento: su Al-Ahram c’era solo una notizia, ripresa da AFP, altrimenti niente. In effetti, l’informazione è distorta, in quanto viene data notizia di ogni atto di violenza contro i palestinesi, mentre poco è detto quando gli attacchi sono diretti contro gli israeliani. I media egiziani pongono in rievo alcuni aspetti del conflitto tra Israele e i palestinesi, mentre ne sottacciono altri. Non si può dire che non diano le notizie, l’attacco al pullman è stato riportato, ma sotto tono, per così dire. Tutto questo porta a posizioni come quella dell’attore.

Sembra che il comportamento di questo attore sia stato interpretato in Egitto in modo positivo, come un atto di patriottismo…  

L’anno scorso ci fu una dimostrazione davanti all’ambasciata di Israele al Cairo e un giovane riuscì a tirar giù la bandiera israeliana: anche questa azione fu interpretata come un atto di patriottismo. Questo è purtroppo un risultato del tipo di informazione che viene data al pubblico egiziano.

Secondo lei, l’atteggiamento degli egiziani verso gli ebrei è cambiato in Egitto dopo la Primavera Araba o questo odio era già presente prima? 

Questo odio c’era già, ma è diventato ancor più forte. Il partito al governo, il Partito della Libertà e  Giustizia espressione dei Fratelli Musulmani, è molto critico verso lo Stato di Israele, molto più di quanto non fosse il precedente governo. Questo si riflette ovviamente sull’opinione pubblica in generale e sui mezzi di comunicazione. Ed è naturale che sia così, quando l’informazione è di parte. Non credo, tuttavia, che sia solo un problema dell’Egitto: i media in Israele mostrano le stesse storture e forniscono informazioni preselezionate. Personalmente credo che questo modo di fare informazione da entrambe le parti non porti a nulla di positivo.

Qual è l’opinione dei cristiani copti su Israele?

La maggior parte dei copti è inserita nell’opinione pubblica generale egiziana e quindi hanno sentimenti simili a quelli dei musulmani, mentre diversa è l’opinione dei copti nei Paesi occidentali.

A suo parere, la persecuzione dei cristiani e di altre minoranze aumenterà dopo la caduta di Mubarak e sotto la presidenza di Morsi?

No. Questa è anche l’opinione di un alto funzionario egiziano che conosco molto bene e con cui ho appena parlato di questo argomento. In passato c’era un presidente  che poteva imporre i suoi decreti e decidere come dovevano andare le cose. Ora non è più così, oggi nella società egiziana vi sono molti centri di potere. In qualunque sua decisione, Morsi dovrà confrontarsi con l’opposizione ed è molto meno potente di qualunque dei presidenti militari che lo hanno preceduto. A mio parere, ed è questo anche il parere della nostra organizzazione, Arab-West Report, i copti dovrebbero rimanere in costante dialogo con i Fratelli Musulmani.  Nel Partito della Libertà e Giustizia vi sono molti con cui si può discutere e far presenti le preoccupazioni della comunità copta, mentre non è di nessun aiuto evitare la discussione. Non sto dicendo che discutere porti immediatamente a delle soluzioni, sarebbe ingenuo, ma, per quanto non sia facile, è meglio che rinunciare ritirandosi in una mentalità da ghetto.

 

Lei ha avuto incontri con appartenenti al Partito della Libertà e Giustizia? Questi incontri sono stati finora produttivi?

 

Sì, ne ho avuti, e sto attualmente lavorando per portare una delegazione dei vari partiti politici egiziani in Olanda e, se possibile, al Parlamento europeo. Tuttavia, data la attuale situazione incerta in Egitto, mi è stato consigliato di attendere le prossime elezioni per il nuovo parlamento. Comunque, è necessario mantenere i contatti con loro e, a livello personale, quasi sempre si incontrano persone disposte a dialogare. Il problema sorge a livello di sentimento collettivo e con chi cerca di manipolare tali sentimenti, per esempio, come detto, con una informazione non corretta.

 

Lei pensa, quindi, che  sia meglio mantenere i rapporti a livello personale piuttosto che al livello delle dichiarazioni ufficiali?

 

Senza dubbio gli organi ufficiali devono essere coinvolti, ma con le persone è più facile, si possono conoscere le loro opinioni personali, e quindi va senz’altro fatto, ma i contatti sono necessari a tutti i livelli. E’ un momento cruciale per l’Egitto ed è importante focalizzarsi su ciò che sta avvenendo qui. Se si vuole costruire relazioni migliori tra Egitto ed Europa, occorre fare molta attenzione a proporre miglioramenti reali e con modalità che possano renderli accettabili per gli egiziani. Se si opera in un modo che dimostra attenzione per il bene del Paese, qui si può far molto, perché la gente è cosciente dei problemi che ha di fronte. Se però si crea antagonismo, le risposte diventano quelle che abbiamo visto all’inizio.

 

Lei è fiducioso nel futuro?

 

Sono prudente, ma certamente non negativo. E’ difficile prevedere come si svilupperà la situazione, ma bisogna continuare a discutere e confrontarsi con persone e partiti, così da poter esercitare un proprio ruolo. E questo può essere fatto da singole persone, da organizzazioni e dai governi.

 

(Maria Bond)

 

 

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