VIETNAM/ Cervellera: la madre che si brucia per la figlia cristiana? Colpa del regime comunista

Una donna si è data fuoco uccidendosi per protestare contro l’arresto della figlia, una cattolica. Padre BERNARDO CERVELLERA descrive la realtà della Chiesa in questo Paese

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Una donna, Dang Thi Kim Kieng, si è uccisa dandosi fuoco per protestare contro la detenzione della figlia. E’ successo a Bac Lieu, provincia meridionale del Vietnam: la donna ha scelto un posto significativo, gli uffici governativi, per dare risalto al suo gesto. La figlia, Maria Ta Phong Tan, una ex poliziotta piuttosto nota nel suo Paese, convertitasi alla fede cattolica in età adulta, è stata arrestata con le accuse di attività sovversiva e scritti infamanti nei confronti del governo. Accusa che nel Paese sottoposto a un repressivo regime comunista, scatta molto facilmente: adesso rischia fino a vent’anni di carcere. Padre Bernardo Cervellera, contattato da Ilsussidiario.net,  descrive questo fatto come un esempio emblematico dell’asfissiante controllo che il regime mantiene sulla popolazione: “In un Paese dove vige la censura su qualunque cosa si scriva, su qualunque critica – anche quella più benevola nei cofronti del partito -, ci troviamo chiaramente in presenza di una forma di governo dittatoriale. Un regime che non vuole assolutamente trovarsi di fronte a qualcuno che gli dica che ha sbagliato”.

Cervellera, come è la situazione della Chiesa in Vietnam? Si può forse fare un paragone con la situazione cinese?

No, è una situazione leggermente migliore. 

La nomina dei vescovi, ad esempio, avviene tramite il governo centrale?

Attualmente, l’ultima parola ce l’ha sempre la Santa Sede, sebbene il governo, all’interno di una rosa di candidati proposti dalla chiesa vietnamita e dal Vaticano, indichi le proprie preferenze. In Cina, oggi, invece non esiste alcuna possibilità del genere, tutte le nomine sono stabilite dal governo.

E i missionari? Hanno libertà di operare in Vietnam?

Ci sono delle persone impegnate, ma non sono ufficialmente missionari. Ci sono personalità che lavorano in varie realtà da laici, ad esempio nei servizi sociali. Stiamo parlando di missionari esteri in questi casi.

Che attività svolge la chiesa locale?

Le attività svolte da tutte le altre chiese. Con la differenza che ciascuna di esse – mi riferisco alle messe, al catechismo o agli incontri tra fedeli  – è completamente controllata dal governo. I regolamenti religiosi vietnamiti, per intenderci, sono definiti dal regime, così come la lista dei permessi da chiedere. 

Per qualunque cosa bisogna chiedere un permesso?

Faccio un esempio: un vescovo, addirittura, per fare una visita pastorale nella sua diocesi deve chiedere il permesso. E’ un controllo molto grande sulla vita della Chiesa e dei fedeli.

Invece l’attività missionaria della Chiesa locale come si manifesta?

In Vietnam ci sono dei seri e grandi problemi sociali. Ad esempio l’urbanizzazione che ha portato molta povertà, promiscuità, malattie come l’Aids; in Vietnam, inoltre, il 24 per cento delle persone vive in stato di povertà. Ci sono persone che non riescono a pagarsi le cure mediche oppure gente che deve andare a lavorare e non sa a chi e dove lasciare i figli, perché mancano le strutture. Il grande lavoro della Chiesa locale si sviluppa, quindi, attraverso le scuole, i dispensari, l’offerta di cure mediche e l’aiuto alla povertà. Questo tipo di lavoro, sebbene non sia ufficialmente permesso, di fatto viene accettato. Silenziosamente, ma viene accettato perché è aiuta la società e sostituisce il governo in quello che dovrebbe essere il suo impegno.

Però c’è sempre un controllo

Diciamo che l’opera della Chiesa è tacitamente apprezzata ma non permessa per cui se a un certo punto queste persone danno fastidio, dal punto di vista del regime, ovviamente, o si vuole fare un crack down lo si può fare tranquillamente. 

L’episodio di questa madre che si è data fuoco per protestare contro la detenzione della figlia, ricorda i tipici suicidi vietnamiti

Non possiamo dire che questa donna fosse cattolica; anzi, probabilmente non lo era, visto che la figlia si è convertita da adulta. 

Però ha destato molta impressione

Ricorda moltissimo i sacrifici dei bonzi al tempo della guerra in Vietnam. E’ stato in Vietnam che è nato questo tipo di contestazione quando per una situazione impossibile da vivere o difficile da risolvere i bonzi si davano fuoco.

E la detenzione della figlia? Forse un cattolico dovrebbe mettersi meno in evidenza? O il controllo è tale che basta poco per finire in carcere?

In un Paese dove vige la censura su qualunque cosa si scriva, su qualunque critica, anche un appunto benevolo al partito, è chiaro che questo atteggiamento del governo è dittatoriale. Il punto è che il governo non vuole assolutamente trovarsi di fronte a qualcuno che gli dica che ha sbagliato in qualche cosa.

Cosa farà l’Occidente? Ci sarà qualche reazione per questa donna imprigionata? Non si sente molto parlare del Vietnam dalle nostre parti

I Paesi occidentali vedono il Vietnam come un buon sostituto della Cina. Siccome in Cina il prezzo della manodopera sta crescendo e ci sono anche tensioni sociali, molte aziende occidentali si trasferiscono in Vietnam. Al mondo occidentale del business convengono quelle situazioni che garantiscono stabilità in modo che gli investimenti possano essere garantiti. Spesso, sbagliando, si pensa che la stabilità, anche economica, venga fuori solo dal controllo e dalla dittatura quando invece può scaturire anche dalla pace e dalla giustizia. 

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