GRECIA/ Synghellakis (Alpha): così Samaras può isolare la Germania

- int. Teodoro Andreadis Synghellakis

Dopo il suo breve tour europeo, il premier greco Samaras deve fare i conti con un asse Merkel-Hollande che si preannuncia sempre più granitico. Il commento di TEODORO ANDREADIS SYNGHELLAKIS

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Samaras e Angela Merkel, foto InfoPhoto

Alla Grecia niente sconti. L’asse Merkel-Hollande si pone granitico davanti al cammino europeo del premier ellenico Samaras, tornato in patria a mani vuote dopo aver tentato di strappare più tempo possibile per attuare quelle riforme e quei sacrifici che la troika (Bce, Commissione Ue, Fmi) considera oramai indispensabili. La linea francese nei confronti di Atene, anche se apparentemente più morbida, rimane quella di Berlino: la Grecia deve mostrare credibilità, mantenere gli impegni presi ed esser pronta a considerare l’ipotesi che una proroga, come ha annunciato il vicecancelliere tedesco Phillip Roesler, non sia fattibile, sia essa di sei mesi o di due anni. Ma dopo il dietrofront di Finlandia e Olanda sullo scudo antispread, anche l’Austria volta le spalle al vicino teutonico dicendosi favorevole alla concessione di tempi più lunghi alla Grecia per ripagare il proprio debito, “anche di due o tre anni”, ha detto il cancelliere Faymann. IlSussidiario.net fa il punto della situazione con Teodoro Andreadis Synghellakis, corrispondente da Roma per la televisione greca Alpha.

Samaras ha da poco concluso il suo breve tour europeo. Che cosa è successo?

Il premier greco ha innanzitutto tentato di entrare nella scena europea, vista l’assenza di viaggi all’estero fino ad oggi, e di presentare quelle che sono le rivendicazioni di base della Grecia per tentare di uscire dal circolo vizioso della depressione economica creato dalle misure imposte dalla troika.

Come giudica le richieste di Samaras?

Credo che la dilazione di ulteriori due anni nell’applicazione delle misure di sacrificio sia il minimo sindacale. Una vera risposta ancora non c’è stata, però si è messo in moto un meccanismo grazie al quale finalmente la richiesta greca è passata, quindi adesso è il momento di porsi il problema.

Cosa accadrà dopo?

Tutti si aspettano un braccio di ferro o comunque una trattativa forte e snervante per la Grecia, tenendo conto del rapporto della troika di fine settembre in base al quale soprattutto la Germania dovrà decidere la propria posizione. Non credo però che il ruolo di Parigi e Berlino sia esattamente coincidente.

Come mai?

Tra le righe delle dichiarazioni di Hollande abbiamo potuto chiaramente leggere che in realtà la posizione francese si mantierne più elastica e possibilista rispetto a quella tedesca. Non credo sia un caso che Samaras abbia insistito proprio sulle parole “crescita” e “sviluppo”, le stesse parole chiave che hanno contribuito alla vittoria elettorale di François Hollande nel maggio scorso. In qualche modo il presidente francese dovrà cercare di tenere fede alle sue promesse, visto che anche in campagna elettorale aveva chiaramente detto che avrebbe cercato di alleviare il peso di tutto ciò che sta affrontando la Grecia.

Qual è l’attuale situazione greca?

Il Pil greco, al quarto anno di recessione consecutiva, è crollato fino al 7%, ma potrebbe presto arrivare a -11%. Samaras ha spiegato infatti che una situazione di decrescita economica non può aiutare eventuali sacrifici, chiedendo quindi aiuto per far ripartire l’economia e per riuscire a mantenere gli impegni presi. Bisogna adesso vedere come reagirà l’Europa: credo che Francia e Italia stiano in fondo lavorando con questo obiettivo, ma resto convinto del fatto che se non ci saranno dei cambiamenti nelle rigide condizioni imposte dalla troika, la Grecia difficilmente potrà rialzarsi.

Crede che tali cambiamenti possano avvenire davvero?

La troika dovrebbe capire che il programma imposto è irrealistico, che in gran parte ha contribuito a creare il crollo dell’economia greca e che per questo è da modificare. Ho paura però che il Fondo monetario internazionale, la Bce e la Commissione europea non avranno questo coraggio.

A proposito dell’Italia, secondo lei il nostro Paese può trovare in Hollande un alleato contro l’austerità tedesca oppure la posizione francese andrà allineandosi con Berlino?

Questo si scoprirà più avanti, anche perché parliamo di decisioni influenzate non solo dai governi ma in parte anche dalle banche centrali dei vari Paesi. Credo però che Hollande, e in parte già si vede, si dovrà differenziare da Berlino: non dimentichiamo che, se fosse rimasto Sarkozy, molto probabilmente le tensioni all’interno dell’Unione europea sarebbero anche maggiori, anche perché fino a qualche mese fa quest’asse era decisamente più squilibrato verso la Germania.

Come giudica le parole del cancelliere austriaco Werner Feymann, il quale si è detto d’accordo a concedere più tempo alla Grecia per rimborsare il suo debito?

Ho l’impressione che la Germania si stia ritrovando sempre più isolata riguardo alla sua estrema posizione nei confronti della Grecia. Alcuni dicono che almeno un anno di proroga verrà concesso, io invece credo che siano necessari almeno due anni, però solo se accompagnati a concrete misure per la crescita.

Nei prossimi mesi si dovranno prendere decisioni molto concrete, non crede?

Certo, da settembre in poi si dovrà capire in quale direzione sta andando realmente l’Europa, se verso i cosiddetti Stati Uniti d’Europa oppure verso un’alleanza dei Paesi più forti che scelgono di lasciare quelli più deboli al loro destino. Sono dell’opinione, per quanto riguarda in particolare la Grecia, che o si prendono una posizione e una decisione politica molto coraggiose per sostenere questo Paese oppure ad Atene la tensione sociale si rivelerà incontrollabile.

 

(Claudio Perlini)

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