SIRIA/ Strage di un’autobomba a un funerale. Almeno 12 i morti e 48 i feriti

- La Redazione

Un kamikaze si lancia contro il corteo funebre di due giovani esponenti del regime di Assad. Intanto continua l’offensiva contro i ribelli: più di 10 mila profughi nell’ultima settimana

damasco-siria-attentato-bomba-kamizaze
Immagine di archivio

Damasco, strage nei sobborghi. Scoppia un’autobomba a Jaramana, nel Sud della capitale siriana. L’ordingno è esploso durante un funerale provocando almeno 12 morti e 48 feriti, molti dei quali versano tuttora in condizioni critiche. Nell’attacco ha perso la vita anche il conducente dell’auto. Lo comunicano gli attivisti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani (Sohr).

A Jaramana l’auto, imbottita di esplosivo, ha colpito la processione funebre di due giovani esponenti del regime, Afif Shami e Saqr Ammar, uccisi ieri da un ordigno a Damasco. Secondo quanto riferiscono le principali agenzie, dei testimoni oculari hanno detto di aver sentito un boato e di aver visto dalle loro finestre una colonna di fumo nero. Altri hanno parlato invece di un ordigno sistemato sotto un pick-up grigio, che viaggiava a velocità sostenuta nei pressi della piazza del Presidente. L’agenzia d’informazione cinese “Xinhua”, riferisce che l’autobomba sarebbe stata allestita da un gruppo di “terroristi armati”.

Al momento, tuttavia, è ancora presto per fare un bilancio definitivo della carneficina. Sul luogo dell’esplosione si trovano infatti diverse ambulanze impegnate nei soccorsi ai feriti e nel recuperare i cadaveri. Xinhua, o Nuova Cina, come è altrimenti chiamata la più antica e famosa agenzia cinese, comunica che si tratta della terza esplosione nelle ultime 24 ore a Jaramana. L’attentato capita proprio mentre l’esercito siriano sta prendendo di mira Damasco, dove sono asserragliati i guerriglieri dell’esercito siriano libero (Fsa e ribelli). Elicotteri dell’esercito siriano hanno inoltre lanciato volantini sulla capitale. Sui volantini, che portano la firma del comandante delle forze armate, si legge che i soldati “puliranno ogni centimetro della Siria” e che se “gli uomini armati” non abbandoneranno le armi, dovranno affrontare “una morte inevitabile”.

La situazione in Siria ormai sta degenerando. E’ da giorni in corso d’opera l’offensiva del regime nei sobborghi della capitale, in particolare a Daraya, dove, secondo gli attivisti, oltre 300 persone sono state uccise negli ultimi giorni. Il cuore degli scontri è ora di nuovo Damasco, dopo che per settimane si sono verificati pesanti combattimenti ad Aleppo, capitale commerciale della Siria.

Il numero di rifugiati siriani giunti negli ultimi sette giorni in un campo-profughi nel nord della Giordania è raddoppiato e tra di loro figura un crescente numero di bambini non accompagnati: in tutto, 10.200 persone sono arrivate dalla frontiera siriana al campo di Za-atri nel nord della Giordania tra il 21 ed il 27 agosto, contro i 4.500 della settimana precedente. Lo ha affermato l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr).

Intanto la Svizzera ha avanzato la proposta del ritorno sulla scena mondiale della superstar del diritto internazionale, Carla Del Ponte, l’ex procuratore svizzero in pensione, 65 anni, per guidare la commissione d’inchiesta dell’Onu sulla Siria.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori