SIRIA/ Gemayel (deputato): il martirio di mio fratello Pierre e i sospetti sui sicari di Assad

- int. Samy Gemayel

SAMY GEMAYEL parla dell’uccisione del fratello, ministro cristiano del governo libanese, e della persecuzione della Chiesa durante l’occupazione siriana che ha provocato 5mila vittime

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La campagna elettorale

Pierre Amine Gemayel, ministro cristiano del governo libanese, è stato assassinato nel 2006 da quattro sicari. La sua voce si era levata più volte per criticare il regime di Assad, e in molti hanno osservato come il governo siriano avesse ogni interesse a destabilizzare la comunità cristiana libanese colpendo i politici che la rappresentavano. Ilsussidiario.net ha intervistato il fratello di Pierre Amine, Samy Gemayel, parlamentare del partito Kataeb e noto in Libano per avere coniato il motto “l’unità tra i cristiani è la sola soluzione”.

Secondo lei chi è stato il mandante dell’assassinio di suo fratello?

Per il momento non desidero accusare nessuno per il martirio di mio fratello Pierre. Preferisco attendere la sentenza del Tribunale Speciale per il Libano, che sta indagando sugli omicidi (incluso quello dell’ex premier Rafiq Hariri, Ndr) che si sono verificati in Libano dopo il ritiro delle truppe siriane. Spero davvero che si possano raggiungere delle conclusioni positive e che chi ha ucciso mio fratello sia giudicato colpevole.

Quindi lei non sospetta che il responsabile sia stato Assad in persona?

Preferisco aspettare a sbilanciarmi. Quello che posso dire con certezza è che i cristiani in Libano hanno sofferto per il regime degli Assad, padre e figlio. Ogni cristiano in Libano ha subito il bombardamento dei carri armati e dell’artiglieria siriana contro la sua regione, il suo villaggio e la sua casa. Per non parlare dei 5mila martiri della resistenza libanese che sono caduti sotto i colpi dell’esercito di Damasco dal 1975 al 1990. Nella mente di ciascuno di noi sono impresse in modo indelebile anche l’oppressione e le umiliazioni imposte ai cristiani durante l’occupazione siriana del Libano dal 1990 al 2005. Quindi i cristiani libanesi non possono sostenere il regime di Assad, anche se ovviamente ci sono delle eccezioni.

Assad però afferma di essere l’unico in grado di proteggere i cristiani in Siria …

I cristiani in Siria e in qualsiasi altro Paese del mondo non hanno bisogno di protezione. I cristiani erano presenti in Siria prima dell’avvento al potere di Bashar al-Assad e vi rimarranno anche dopo di lui. La sola cosa in grado di tutelarli e assicurare la loro sopravvivenza in questa parte del mondo è il nuovo sistema politico, che sarà costruito dopo che Bashar al-Assad se ne sarà andato, e il cui obiettivo deve essere quello di preservare il pluralismo, rispettare la libertà di espressione e di religione e adottare la democrazia come regola. Il nostro unico timore è che questi principi e valori siano sconfitti, perché ciò creerebbe le premesse per una distruzione della presenza cristiana in Siria.

In molti temono che in una Siria democratica gli estremisti prenderanno il sopravvento …

La decisione su questa questione spetterà al popolo siriano attraverso elezioni democratiche da tenersi subito dopo la partenza di Assad. Dobbiamo accettare il risultato del voto a prescindere da quale sarà. Non possiamo chiedere democrazia in Siria, e nello stesso tempo impedire che un particolare partito politico possa arrivare al potere in modo democratico. L’ultima parola spetta quindi al popolo siriano e noi rispetteremo i risultati delle elezioni che si terranno in futuro.

 

Ma quali potrebbero essere le conseguenze per il Libano, la Palestina e tutto il Medio Oriente?

 

Il Libano ha sofferto a lungo per la dittatura siriana, e ovviamente sarà uno dei primi Stati a trarre beneficio dall’instaurazione di un sistema democratico anche a Damasco. Ricordo che il Libano è stato il primo Paese democratico di tutto il mondo arabo. Spero che la democrazia in Siria, qualsiasi forma assumerà in futuro, possa essere in grado di contribuire a trovare una soluzione definitiva per la causa palestinese.

 

C’è il rischio che il conflitto siriano porti all’esplosione di una guerra in tutto il mondo arabo?

 

I confini siriani, dalla Giordania all’Iraq e dalla Turchia al Libano, stanno vivendo momenti di grande tensione per l’esodo dei rifugiati e la fuga dei dissidenti. Il regime siriano sta tentando di tanto in tanto di accusare questi Paesi di esportare terroristi nel suo territorio e di rifornirli di armi, oltre che di aiutarli a combattere il regime di Damasco. Questo è il motivo per cui alcuni degli scontri che si verificano ai confini si sono sviluppati fino al punto di violare il territorio degli altri Stati. E’ ciò che per esempio sta avvenendo al confine tra Libano e Siria, che è stato più volte attraversato dalle truppe di Assad. Ovviamente questa questione creerà tensioni con tutti i Paesi coinvolti. Non ritengo però che debba essere intrapresa una guerra regionale contro la Siria sulla base di questi sconfinamenti.

 

(Pietro Vernizzi)

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