ELEZIONI USA/ Capretta (Eppc): così lo Stato “deciderà” la partita Romney-Obama

- int. James Capretta

Per JAMES CAPRETTA (Eppc) se gli Usa non hanno ancora agganciato la ripresa la responsabilità è di Obama: il suo incremento delle tasse è stato di ostacolo alla crescita dell’occupazione

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Barack Obama

Ieri alla convention di Charlotte, Bill Clinton ha lanciato il presidente Obama sottolineando che grazie a lui “stiamo meglio di quatto anni fa”. L’ex presidente ha definito il candidato democratico come “l’uomo che ha posto le fondamenta di una nuova economia”. Mentre James Capretta, esperto americano di politiche economiche dell’Ethics and Public Policy Center (Eppc), intervistato da Ilsussidiario.net, “se gli Usa non hanno ancora agganciato la ripresa, la responsabilità è del presidente Obama. Non ha mantenuto le promesse, e il suo incremento delle tasse è stato di ostacolo alla crescita dell’occupazione”. Per Capretta inoltre “Obama è il presidente più anti-cattolico nella storia degli Stati Uniti, mentre anche sui temi etici Romney è su posizioni diametralmente opposte”.

Ha ragione Romney quando accusa Obama per il fatto che l’economia Usa non si è ancora ripresa?

Ha assolutamente ragione, per due motivi. Il primo è che il presidente Obama aveva promesso che le sue politiche avrebbero consentito una maggiore crescita, e ciò non è avvenuto. Inoltre, diversi interventi introdotti dal presidente Obama hanno impedito la ripresa. La sua riforma della sanità ha creato un’enorme incertezza nelle aziende che intendevano assumere dei lavoratori. Ha imposto o minacciato di imporre molte nuove tasse, con pesanti ricadute negative sugli investimenti delle piccole imprese. Ha introdotto una serie di lacci e lacciuoli relativi ai controlli ambientali e di altra natura, che hanno a loro volta frenato la crescita dell’occupazione.

Anche i 12 milioni di posti di lavoro in quattro anni di Romney rischiano di finire tra le promesse non mantenute, come quelle di Obama …

Non è affatto così. I cambiamenti nell’occupazione stanno avvenendo a ritmi estremamente rapidi e ora ci ritroviamo a livelli molto bassi. Quattro o cinque anni fa avevamo molti più occupati di oggi, e non riusciremo a ritornare a quei livelli. Crescendo a livelli normali, c’è quindi spazio abbondante per assumere nuovamente le persone che hanno perso il posto di lavoro. Con una crescita del Pil del 4% l’anno è probabile dunque che si riescano a trovare 12 milioni di nuovi posti di lavoro in quattro anni.

La riforma della sanità di Obama ha reso gli Stati Uniti un Paese più vivibile, soprattutto per la classe media e i ceti disagiati?

Questa è una rappresentazione errata dei contenuti della riforma della sanità. Il vero scopo di Obama era instaurare un controllo del governo sulle organizzazioni sanitarie private. Con la riforma la sanità coprirà molte più persone, e questo è un fatto positivo. Ma dal punto di vista della qualità del servizio offerto non ci sono prove del fatto che avrà come conseguenza una maggiore equità. Se osserviamo come è organizzato il sistema sanitario nel Regno Unito e in Canada, è sostanzialmente dominato dal governo, ma i poveri hanno molte più difficoltà nell’accesso alle cure rispetto agli Stati Uniti. Gli ospedali si trovano tutti nei quartieri più agiati, chi è più ricco è ammesso più rapidamente, e così via. Non è vero quindi che un sistema controllato dal governo sia più equo.

 

Le proposte di Romney sono le stesse di Bush, che nel 2008 non è riuscito a evitare la crisi. Perché oggi quelle stesse proposte dovrebbero essere in grado di risollevare l’economia?

 

George W. Bush, quando era presidente, non ha formulato le stesse proposte avanzate ora da Mitt Romney. Nel 2008, per affrontare la crisi economica, che colpiva in modo precipitoso e straziante soprattutto il settore finanziario, Bush ha proposto un piano di salvataggio delle grandi banche, che è stato in grado di arrestare la caduta libera che le stava riguardando. Ora il presidente Obama si sta prendendo tutti i meriti per avere impedito che la situazione degenerasse, ma sono stati il presidente della Fed, Ben Bernanke, e lo stesso Bush a mettere in atto un piano che ha impedito una crisi ben peggiore.

 

Per quale motivo ritiene che Romney riuscirà a fare meglio di Obama?

Nel breve periodo è possibile intervenire per potenziare la crescita e fare sì che i disoccupati ritornino al lavoro. Nel medio-lungo termine sono invece necessari degli interventi strutturali per fare sì che l’economia continui a riprendersi. E’ su questa seconda parte che si focalizza il programma di Romney, con aliquote fiscali più snelle, responsabilità fiscale, taglio della spesa pubblica e una riforma dell’attività di controllo da parte del governo. Romney intende inoltre rimuovere gli ostacoli agli investimenti e alla crescita dell’occupazione e della produttività. Il candidato repubblicano ha inoltre messo a punto un piano relativo al settore dell’energia, molto efficace nell’individuare nuove fonti e risorse di cui potranno beneficiare gli Stati Uniti. Tutto ciò può generare una forte crescita, ed è molto diverso da quanto è stato messo in atto da Bush nel 2008.

 

Quali sono le differenze tra Obama e Romney dal punto di vista dei valori etici?

 

Nei programmi dei due candidati ci sono enormi differenze dal punto di vista dei valori etici. Obama è il presidente più anti-cattolico nella storia degli Stati Uniti. Ha perseguito un programma che promuove a spada tratta l’aborto, violando i diritti delle istituzioni cattoliche nel Paese. Sta promuovendo inoltre le nozze tra due uomini o due donne, e questo dimostra il suo radicale fraintendimento del valore del matrimonio stesso. Il governatore Romney si trova invece su posizioni esattamente antitetiche su tutti questi temi.

 

(Pietro Vernizzi)

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