ISRAELE/ Il caso Zoabi: fin dove può arrivare una nazione “masochista”?

- Michael Sfaradi

La Corte Suprema ha deciso all’unanimità che Hanin Zoabi, membro del partito Balad (formazione arabo-israeliana), può candidarsi alle elezioni e stare nella Knesset. MICHAEL SFARADI

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Netanyahu nella Knesset, il parlamento israeliano (InfoPhoto)

TEL AVIV – In Israele sono in molti a chiedersi qual è la differenza fra democrazia e anarchia, o meglio ancora, sono in molti a chiedersi quale è la linea di confine fra le due cose. Questo gravissimo interrogativo sorge all’indomani della sentenza della Corte Suprema che ha deciso all’unanimità che Hanin Zoabi, membro del partito Balad (formazione politica arabo-israeliana) può candidarsi alle elezioni e continuare a essere un membro della Knesset, il Parlamento israeliano.

La sentenza della Corte Suprema è però solo l’ultimo atto di una querelle che va avanti da circa tre anni e ribalta completamente la decisione della commissione etica del Parlamento che aveva decretato l’inammissibilità della parlamentare alle prossime elezioni politiche.

Per capire come si è arrivati a questa situazione bisogna fare un passo indietro e tornare ai fatti della Mavi Marmara. La Mavi Marmara, nave turca affittata dal gruppo Ihh da molti considerato un’organizzazione terroristica, era una delle navi della famosa flottiglia che avrebbe dovuto rompere il blocco navale applicato dalla marina israeliana alla striscia di Gaza. Mentre le altre cinque navi del gruppo si fermarono dopo aver portato a termine la pacifica protesta, la Mavi Marmara continuò nella sua rotta costringendo i militari israeliani ad eseguire un abbordaggio.

I membri dell’Ihh reagirono violentemente con spranghe di ferro, mazze e coltelli e, alla fine degli scontri, si contarono una decina di morti e diversi feriti. Oltre ai membri delle varie organizzazioni politiche, i militari israeliani trovarono a bordo della nave anche Hanin Zoabi, parlamentare israeliana che, in quel momento, agiva contro gli interessi della stessa nazione che le aveva dato un seggio in Parlamento e la possibilità di votare leggi e decreti.

Ad aggravare la già delicata situazione c’era anche il gravissimo precedente di Azmi Bishara, anche lui membro del partito Balad, accusato di aver passato informazioni delicate ad Hezbollah e di aver aiutato l’organizzazione terroristica filo iraniana durante la guerra del 2006. Azmi Bishara, anziché affrontare le accuse, è scappato in Libano dove ora gode della protezione proprio di Hezbollah; questo particolare, non da poco, conferma che le accuse erano decisamente fondate.

Che all’interno della formazione politica Balad ci siano troppi elementi che usano la loro posizione per creare danno allo Stato è ormai una cosa certa e il ritrovamento della Zoabi a bordo della Mavi Marmara ha fatto crescere malcontento e tensioni al punto che, come detto in precedenza, la commissione etica aveva preso una decisione a porte chiuse.

Decisione probabilmente maturata dopo un patteggiamento che prevedeva l’uscita dalla scena politica della parlamentare in cambio dell’archiviazione della sua posizione che la vedeva, in quel momento, passibile di un’accusa formale di alto tradimento.

I termini per l’accusa sono ormai caduti in prescrizione e la Zoabi si è ora appellata alla legge di una nazione democratica come Israele per far valere diritti che non sarebbero stati riconosciuti in nessuna delle nazioni arabe del mondo.

I giudici hanno sicuramente applicato la legge, la magistratura israeliana è talmente indipendente dalla politica che diversi ministri, riconosciuti colpevoli di reati penali, sono stati arrestati e condannati a pene detentive e Israele è l’unico Stato democratico al mondo ad aver arrestato e condannato a pena detentiva un ex Presidente della Repubblica.

Anche se la legge è stata applicata alla lettera, resta il malcontento per una decisione che sembra uscita da una smania masochista di una nazione che cerca tutti i modi per farsi del male.

Nel caso della conferma dell’esclusione della Hanin Zoabi dalla vita politica le critiche, come al solito quando si tratta di Israele, non sarebbero certo mancate, ma continuare a far rimanere alla Knesset formazioni politiche che non riconoscono lo Stato e che addirittura annoverano fra i loro membri personaggi che tengono stretti contatti con pericolosissimi nemici, oltre ad essere estremamente pericoloso è anche indubbiamente fuori da ogni logica.

Gli esponenti delle maggiori forze politiche hanno già annunciato che subito dopo le elezioni una nuova normativa per questi casi avrà priorità nell’agenda parlamentare proprio per evitare nuove situazioni come quella che si è appena consumata.

A questo punto i quesiti sono di una semplicità disarmante: può una nazione dare ad una persona che ha palesemente manifestato il suo tradimento la possibilità di ricandidarsi? Può una democrazia compiuta come quella israeliana permettersi un rischio di questo tipo, soprattutto tenendo in considerazione la realtà mediorientale e tutte le insidie che si nascondono dietro ogni angolo? E poi, per finire, veramente le democrazie sono così forti da non temere le insidie dall’interno? Sinceramente vedendo quello che sta accadendo nel mondo, i dubbi sono molti e anche inquietanti.  

 

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