GENETICA/ Quintavalle (Uk): una legge europea per salvare gli embrioni

Una raccolta di firme attraverso tutti i Paesi membri dell’Unione europea per difendere la vita. JOSEPHINE QUINTAVALLE, tra i primi firmatari, ci spiega di cosa si tratta

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E’ una lotta durissima: così Josephine Quintavalle fondatrice del Comment on Reproductive Ethics, osservatorio inglese sulle tecniche riproduttive umane, definisce la situazione attuale in Inghilterra, dove, come dice lei, esistono le leggi più permissive in materia di sperimentazione genetica sugli embrioni di ogni altro paese del mondo. Proprio per far fronte a uno scenario come questo che comunque tocca tutti i paesi europei chi più chi meno, è nata l’iniziativa “Uno di noi”: una raccolta di firme per dare attuazione alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo dell’Unione europea grazie alla recente possibilità di intervenire direttamente sul Trattato di Lisbona con le cosiddette iniziative dei cittadini. Almeno un milione di firme di cittadini residenti in almeno sette Stati membri dell’Unione, recita il regolamento europeo 211, potranno far sì che Parlamento e Consiglio dei ministri siano obbligati ad attuare i trattati. Nel caso specifico, quello relativo a “esplicita protezione giuridica della dignità e del diritto alla vita di ogni essere umano fin dal concepimento nei settori di competenza dell’Ue nei quali tale protezione risulta di particolare rilievo“. Primo promotore il Movimento per la vita italiano ed europeo, quindi tutti i principali movimenti e associazioni cattoliche ma non solo, come spiega Josephine Quintavalle a Ilsussidiario.net.

Lei è tra i primi firmatari dell’iniziativa “Uno di noi”: in Inghilterra come è stata recepita questa cosa?

Al momento c’è grande fervore e impegno da parte delle chiese protestanti ed evangeliche, ma siamo sicuri che presto anche i cattolici, che sono una minoranza, ci seguiranno. Ma è un aspetto positivo e interessante che ci sia questa adesione da parte di chiese diverse; non deve essere infatti una iniziativa unicamente cattolica o di un singolo paese. In particolare mi piace sottolineare il grande impegno dell’associazione Christian Concern.

Ma i non credenti? Secondo lei si coinvolgeranno in qualche modo?

Non sarà facile, gli inglesi davanti a questioni così importanti e dolorose come quella della fecondazione assistita preferiscono non approfondire, disinteressarsi, far finta di nulla. Sarà molto difficile avere un risultato positivo in termini di raccolte di firme, eppure c’è l’esempio positivo della recente raccolta in difesa del matrimonio, che ha dato risultati insperati.

Qui però siamo davanti a uno scenario molto diverso, parliamo di difesa della vita sin dal concepimento contro l’uso e l’abuso a scopi scientifici dell’embrione e non solo. 

“Uno di noi” è una iniziativa geniale. Se pensiamo infatti all’intenzione che la muove e cioè la difesa della vita e lo stato attuale dell’embrione nella legge inglese c’è da piangere.

Perché?

In questo momento storico stiamo lottando contro la creazione di embrioni con più genitori, un embrione che prende vita da più donne diverse, oppure combinare due embrioni differenti. La motivazione è evitare possibili malattie che vengono passate dalla mamma, e quindi la proposta al Parlamento inglese sarà di vietare l’autorizzazione a creare un embrione che è modificato geneticamente. In Inghilterra già adesso esiste una legislazione che permette quasi qualunque cosa. Recentemente è stato permesso di usare l’embrione non per la fecondazione ma come oggetto, nemmeno di ricerca bensì per migliorare le tecniche, fare biopsia come addestramento degli specialisti embriologici.

L’embrione come una cavia animale, in pratica. Ma questa raccolta di firme potrà incidere a livello di legislazione nei singoli paesi o rischia solo di rimanere una sorta di appello morale?

 

Da qualche parte bisogna pur partire. Certo, se in Inghilterra ci fosse una raccolta di firme clamorosamente alta si dovrebbe abolire l’attuale legislazione in materia. Ma siamo realisti, sarà difficile se non impossibile ottenere tale risultato, anche se sarebbe auspicabile dato che oggi in Inghilterra si produce un numero di embrioni senza alcun controllo. Non esiste nemmeno un numero approssimativo di quanti ne vengano prodotti, la nostra legislazione permette di produrne praticamente senza freni.

 

Insomma, questa iniziativa può essere comunque un modo per smuovere le coscienze.

 

Esattamente, nonostante tutto dobbiamo pensare di agire se vogliamo arrivare a qualcosa di positivo. E’ una battaglia che parte da un principio fondamentale e in questo senso ammiro ancora una volta la genialità di Carlo Casini che l’ha pensata per primo. Invidio voi in Italia che avete tanto entusiasmo e tante persone pronte a sostenere questa iniziativa.

 

In effetti si assiste a un sostegno da parte di tutte le sigle di movimenti e associazioni cattoliche.

 

La forza di questa iniziativa è dare visibilità al fatto che l’embrione è un essere umano, uno di noi come dice appunto il nome stesso dell’iniziativa. E tutto questo nello stesso momento in cui in Inghilterra si sta cercando di approvare una legge che permetta a un embrione di avere tre, quattro genitori diversi. Questa e la nostra lotta attuale: è davvero difficile trovare un paese al mondo con leggi più permissive dell’Inghilterra.

 

C’è dunque motivo di essere ottimisti?

 

Sì. Pensiamo agli Stati Uniti, dove nonostante le leggi sempre più permissive volute da Obama sull’aborto si assiste a una riduzione degli aborti stessi. Il che significa che la gente alla fine di tutto sente più importante di ogni cosa la vita stessa. Oppure al recente caso in cui la Corte europea ha dichiarato non brevettabile l’embrione umano. 

(Paolo Vites) 

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