NUCLEARE/ I “giochi” di Obama e Iran preoccupano Israele e Siria

- int. Carlo Jean

Rouhani ha dichiarato si voler procedere alla rinuncia del nucleare in ambito militare ma dagli Stati Uniti arrivano le perplessità sul cambio di tendenza da parte dell’Iran

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Immagine di archivio

La riapertura del dialogo tra Iran e Stati Uniti dopo l’insediamento del governo Rouhani rappresenta sicuramente un punto di svolta storico. Era dal 1979, anno dell’instaurazione della Repubblica islamica iraniana, che relazioni diplomatiche tra Iran e Stati occidentali erano state interrotte dall’ideologia rivoluzionaria khomeinista che identificava negli Stati Uniti e Israele i nemici principali dell’autonomia del paese. Una delle brevi parentesi, per quanto riguardo la comunicazione tra Iran e Stati Uniti, riguarda il noto sequestro dei funzionari all’ambasciata americana (“la crisi degli ostaggi”) e il conseguente scandalo Iran-Contras che coinvolse direttamente la Casa Bianca sotto il mandato di Ronald Reagan. Non un buon ricordo per entrambi i paesi in questione. L’attuale presidente iraniano sembra disposto a rinunciare al progetto nucleare in ambito militare poiché una difficile situazione economica affligge il paese per via delle sanzioni economiche internazionali e nonostante le risorse naturali di cui l’Iran dispone. Sui media si è diffusa la preoccupazione, derivante dagli Stati Uniti, che riguarda l’attendibilità delle promesse di Rouhani. Il dialogo tra Iran e occidente proseguirà nella direzione annunciata dal presidente, ossia rinunciando finalmente all’idea di costruire le tanto temute armi nucleari? Per capire gli scenari presenti e futuri di questa fragile situazione abbiamo intervistato il generale Carlo Jean, esperto di strategia militare e geopolitica.

Rouhani sembra intenzionato a mettere una pietra sopra al progetto del nucleare militare, ma altre autorità iraniane sembrano non essere rivolte nella stessa direzione.

Se consideriamo quest’ipotesi non penso ci si debba riferire a Khamenei: la suprema guida spirituale del paese ha molto potere ma ha appoggiato Rouhani per la corsa all’elezioni presidenziali, agiscono in concerto.

Chi potrebbe essere contrario a un ipotetico accordo con l’occidente?

Le difficoltà potrebbero derivare dal contrasto con le Guardie della Rivoluzione islamica, i Pasdaran, che col tempo hanno acquistato sempre più potere.

Il timore che le attese possano essere smentite è fondato?

Il timore americano si fonda sul fatto che il presidente iraniano voglia guadagnare tempo per continuare con l’arricchimento del nucleare e sul suo rifiuto di trasferirne la produzione all’estero su proposta della Russia.

Bisogna notare che comunque sono poche le possibilità di Rouhani di fronte alla precaria situazione del paese…

Sì, il presidente iraniano a sua volta è preoccupato della situazione economica che può risollevarsi solamente grazie all’interruzione delle sanzioni economiche dei paesi occidentali.

 

In questa situazione qual è la posizione di Israele?

Obbedisce agli Stati Uniti. Non farà nessun’azione che non sarà autorizzata dagli Stati Uniti poiché non ha i mezzi per agire da solo.

 

Netanyahu vede forse minacciata l’egemonia del suo paese nella regione del Golfo?

Si sente minacciato come anche l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi, il Kuwait: tutti i paesi sunniti sono preoccupati per la costruzione della bomba sciita. Il panorama resta ancora molto incerto.

 

I nuovi ipotetici accordi potrebbero avere dei risvolti sul conflitto siriano?

Sicuramente il negoziato dovrà tenere conto anche di questo. L’Iran si trova all’interno della causa siriana al fianco di Lavrov, il ministro degli Esteri russo, il quale è stato appoggiato dagli Stati Uniti circa il disarmo chimico delle forze lealiste. Così cade il casus belli americano nei confronti della Siria, e si attenua ulteriormente poiché l’insurrezione siriana è sempre più dominata dalle forze legate ad Al-Qaeda.

 

Quale potrà essere il nuovo ruolo dell’Iran nel Golfo?

Il negoziato dovrà tenere conto della posizione geopolitica dell’Iran nella regione, se gli sciiti riusciranno dare garanzie che non useranno la propria supremazia militare per attaccare l’Arabia Saudita allora il dado sarà tratto.

 

Cosa significa per gli Stati Uniti coinvolgere l’Iran nella situazione siriana?

Obama è stato messo con le spalle al muro dall’iniziativa russa sul disarmo chimico e potrebbe rifarsi in questa occasione mediando un accordo tra due potenze in rotta di collisione da molti anni. Bisogna vedere fino a che punto è fattibile per l’Iran e per il Congresso americano.

 

Secondo lei come evolverà il dialogo tra occidente e Iran?

L’Iran potrebbe consentire una specie di controllo internazionale sul nucleare e a quel punto Obama potrebbe accettare di eliminare le sanzioni, vedremo quali saranno le decisioni del Congresso. Resta uno scenario complesso e difficile da prevedere.

 

(Mattia Baglioni)

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