GERMANIA/ Rusconi: la Merkel non muoverà un dito per salvare l’Italia

Per GIAN ENRICO RUSCONI, qualora il governo Letta dovesse cadere, lo spread si impennasse e l’Italia precipitasse in una situazione drammatica, la Germania non muoverà un dito

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Enrico Letta e Angela Merkel (Infophoto)

«Sul rigore europeo la Spd è perfettamente allineata con la Merkel, e il risultato è che il Cancelliere tedesco si trova senza un solo oppositore all’interno del Paese. Qualora il governo Letta dovesse cadere e l’Italia precipitasse in una situazione drammatica, la Germania non muoverà un dito». Lo sostiene Gian Enrico Rusconi, professore di Scienze politiche dell’Università di Torino ed esperto di storia e società tedesca. Di fronte all’inchiesta aperta dalla Commissione Ue sul surplus commerciale tedesco, il Cancelliere Angela Merkel ha replicato: “Non è assolutamente possibile provare a diminuire artificialmente il grado di competitività raggiunto dalla Germania”, e quindi “sarebbe assurdo ridurre la produzione e la qualità dei nostri prodotti per andare incontro alle richieste di Bruxelles”.

Che cosa ne pensa delle dichiarazioni della Merkel al convegno della Suddeutsche Zeitung?

Il dato più importante da un punto di vista politico è che in questo momento la Spd si trova allineata con Angela Merkel. La socialdemocrazia non ha un progetto di politica economica europea alternativo a quello della Cdu. La Spd sta riuscendo a portare avanti un programma di politica interna davvero encomiabile, ma la condizione della Merkel è che nei confronti dell’Europa la Germania non cambi di una virgola. È questo il contenuto dello scambio politico tra Cdu e Spd.

Quali sono le conseguenze?

La Spd sta compiendo una splendida operazione socialdemocratica, ma nello stesso tempo si sta allineando alla Merkel per tutto ciò che riguarda l’Europa. Questo cambiamento nella posizione della Spd modificherà l’intera politica europea. In questo modo la Merkel si trova senza più oppositori all’interno della Germania.

Quindi la Merkel non farà neanche una concessione ai Paesi euro deboli?

È possibile che la Germania attui delle piccole concessioni, anche per non scontentare completamente la Spd. Il principio affermato dal Cancelliere Merkel però rimane. La Germania non cambia la sua politica economica di esportazione e quindi non cambierà nulla neanche per gli altri Paesi.

L’accordo tra Cdu e Spd sul no agli Eurobond riuscirà a tenere?

Né Cdu né Spd hanno intenzione di accettare gli Eurobond. Per comprenderlo basta vedere qual è la posizione di Martin Schulz, presidente socialdemocratico del Parlamento Ue, che non si discosta in nulla dalla linea della Merkel. La Spd non ha un progetto alternativo rispetto al Cancelliere. Qualsiasi concessione da parte della Germania sarà quindi soltanto un modo per rimandare lo scontro con gli altri Paesi Ue, ma non certo un cambiamento di rotta. La Germania tenderà piuttosto a ritirarsi dall’Europa ma non a cedere.

 

In che senso la Germania potrebbe ritirarsi?

Nel senso che potrebbe smettere di avere un ruolo attivo all’interno dell’Ue. La Germania continuerà a perseguire la sua politica, magari rinunciando a imporre più di tanto le sue condizioni a Paesi come l’Italia o la Grecia. Già Berlino ha costretto tutti gli europei ad adottare delle politiche di rigore, anche se più di così non può chiedere. Ma se per caso dovesse cadere il governo Letta, lo spread Btp/Bund si impennasse e l’Italia finisse come la Grecia, la Germania non muoverebbe un dito. Lo stesso vale nei confronti della Grecia e della Spagna. Di fronte a una situazione critica e drammatica, la Germania non è disposta a salvare l’Europa. Con ciò non voglio escludere che l’Italia, sia pure faticosamente, riesca a uscire dall’emergenza in cui si trova. Comunque sia Berlino non cambierà linea.

 

Insomma, quella della Merkel è una forma di attendismo?

È la parola giusta, la sua strategia consiste nello stare a vedere. Non illudiamoci però che la Germania sia disposta a cambiare neanche se dovesse verificarsi un acutizzarsi della crisi. Ciò virtualmente significa la fine dell’Europa come l’abbiamo sempre sperata.

 

(Pietro Vernizzi)

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