SUD SUDAN/ Il testimone: il colpo di stato? Viene dalle armi in mano alla popolazione

- int. Anna Sambo

Il Sud Sudan è diventato indipendente nel 2011 ma la situazione è ancora instabile. ANNA SAMBO, cooperante di Avsi, commenta gli scontri di domenica notte

africa_bambini_R439
Immagine di archivio

Nella notte a cavallo tra il 15 e il 16 dicembre, la città sud sudanese di Juba è stata teatro di scontri che hanno visto coinvolte le truppe regolari dell’esercito e le milizie guidate dall’ex vice presidente Riek Machar. Quest’oggi, il presidente Salva Riik ha parlato di un tentativo di colpo di Stato sventato dalle forze lealiste del governo, ma non è ancora chiaro che tipo di conflitto sia andato in scena in quanto le parole della massima autorità di Stato “non sono in alcun modo documentate”. Sembra che le ostilità tra le due fazioni siano nate in luglio, all’indomani del congedo dell’equipe dell’ex vice presidente Machar: Salva Riik aveva intrapreso tutte le azioni necessarie per togliere il potere ai funzionari corrotti nell’ottica di stabilizzare un paese che ha ottenuto l’indipendenza solamente nel 2011. Tra i motivi di scontro tra le due fazioni, c’è anche l’ombra inquietante della contrapposizione etnica che, a quanto dichiara Anna Sambo, cooperante della Ong Avsi, a ilsussidiario.net “non è affatto un fattore di discriminazione”.

Cosa è successo ieri sera nei pressi di Juba?

La situazione negli ultimi mesi sembrava abbastanza tranquilla, ma ieri sera (domenica, ndr) verso mezzanotte abbiamo sentito degli spari che provenivano dalla montagna Jebbel, appena fuori Juba, dove c’è una caserma di soldati, una zona sempre calda a dire il vero. Gli scontri si sono interrotti momentaneamente per poi proseguire verso le 2 di notte; stamattina (lunedì, ndr), dalle 6.30, hanno ricominciato con spari di mortai e forse anche qualcosa di più grosso. Ho letto che ci sono state alcune vittime tra cui 4 bambini: le stime ufficiali tuttavia non si sanno ancora. Dopo questa mattinata, gli spari si sono sentiti sporadicamente fino a diradarsi.

Cosa è successo in giornata alla luce degli scontri notturni?

Oggi il presidente Salva Kiir ha dichiarato che nella notte le milizie guidate dall’ex vice-presidente Riek Machar hanno tentato di portare a termine un colpo di Stato. In luglio, Kiir aveva sciolto il governo e congedato alcuni ministri: sembrava avere buone intenzioni poiché sosteneva che il governo fosse corrotto e devo dire che tutti i sud sudanesi pensano che l’abbia fatto in buona fede. In realtà, quello che ha detto oggi il presidente non è in alcun modo documentato.

Secondo le vostre fonti, quali sono le fazioni che si sono contrapposte durante la notte?

Sono arrivate notizie che parlavano di scontri per questioni etniche: Dinca e Nuer convivono sul suolo del Sud Sudan e sono rispettivamente le etnie del presidente Kiir e dell’ex vicepresidente Machar. In seguito queste voci sono state smentite dal presidente, che ha parlato di un tentativo di colpo di Stato, quindi non c’è ancora una versione chiara a riguardo.

 

Che misure sono state adottate per far fronte a questa momentanea situazione d’emergenza?

È stato indetto il coprifuoco dalle 18.00 fino alle 6.00 di domani mattina (oggi, ndr). La situazione in città sembra essere migliorata secondo le ultime notizie, anche se pare che alcune persone abbiano approfittato della situazione di caos per compiere dei saccheggi. Il vero problema è che questo popolo esce da trent’anni di guerra e perciò quasi tutti possiedono delle armi. Gli ex membri dell’esercito possiedono ancora un Kalashnikov e questo è causa di instabilità.

 

L’appartenenza etnica è motivo di conflitto in Sud Sudan?

A volte l’etnia è usata strumentalmente per fini politici. È vero che la distinzione è molte forte: Dinca e Nuer si riconoscono per mezzo di una specie di tatuaggi sulla faccia. La provenienza etnica è abbastanza marcata, ma non è affatto un fattore di discriminazione. Nel nostro staff lavorano persone che appartengono a entrambe le etnie ma c’è un’assoluta convivenza pacifica. Si riconoscono tra di loro e si prendono in giro per motivi futili, ma la situazione non è assolutamente comparabile, per esempio, a quella del Ruanda tra Tutsi e Hutu. Tutta la popolazione, a prescindere dall’etnia, vuole solo che il Sud Sudan diventi a pieno titolo uno Stato indipendente e che si sviluppi al più presto.

 

(Mattia Baglioni)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori