DIARIO ARGENTINA/ Feste e morti: il Paese pronto a “scoppiare”

- Arturo Illia

I festeggiamenti per i 30 anni della democrazia sono stati contrassegnati da scontri che hanno causato 13 morti e da celebrazioni al limite della farsa, spiega ARTURO ILLIA

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Cristina Kirchner (Infophoto)

Quella che doveva essere una festa per i 30 anni della democrazia argentina si è trasformata, purtroppo, in una farsa dove l’attuale potere ha dato prova di quanto sia siderale la sua distanza dalla parola fulcro della manifestazione. I saccheggi che l’intero Paese ha sofferto e che hanno provocato 13 morti, la protesta delle forze di polizia con scioperi che hanno rivelato gli stipendi da fame che riceve chi dovrebbe garantire la sicurezza della gente, lo Stato che compie, nel giro di poche ore (come successe con l’elezione di Papa Francesco) un giravolta a 180 gradi, dapprima scaricando la responsabilità dei fatti accaduti ai governatori delle Province e poi facendosi, giustamente, corresponsabile ordinando l’intervento della Gendarmeria, vista l’assenza della polizia.

Una democrazia vera avrebbe limitato la “fiesta” in memoria delle vittime, ma quando questa è una autocelebrazione del potere allora si sorvola ampiamente sulla questione, come già accaduto nella tragedia ferroviaria della stazione Once, ricordando nel modus operandi i tempi nefasti della dittatura. Che sono riapparsi, incredibilmente, dopo un commento alquanto infelice della titolare della “Nonne della Plaza de Mayo” Estella De Carlotto, che, trovandosi in Brasile, così commentava i fatti accaduti e l’opportunità della “fiesta”: “Bisognerebbe conoscere le ragioni dei decessi”, espressione che infelicemente si collega con una uguale dei tempi della dittatura, quando il potere, commentando le morti o le sparizioni, sosteneva che se era successo ciò era avvenuto perché “qualcosa avranno fatto”. Che una frase così infelice possa essere stata fatta da una persona che dovrebbe difendere i diritti umani suona di una tristezza inaudita, ma dimostra come la difesa del potere politico attuale sia superiore alle più nobili cause…

Ma tant’è, la manifestazione a molti è apparsa come il canto del cigno di un potere che ha portato il Paese a una situazione fallimentare attraverso anche una rete di distorsioni mediatiche che ormai non servono più a nulla: anche molti dei fan del kirchnerismo si stanno improvvisamente “svegliando” e rendendosi conto di come l’Argentina, che potrebbe tranquillamente essere al di fuori della crisi mondiale, soffra di un’inflazione galoppante, non abbia sviluppato in dieci anni un Paese degno di questo nome nonostante gli oltre dieci anni di potere assoluto, abbia finora nascosto anche la terribile situazione di insicurezza, che è esplosa vieppiù in questi giorni, veda aumentare la povertà, fatto che mette in risalto la terribile sconfitta dei vari piani statali che hanno elargito alle fasce più povere solo elemosine in cambio di voti, non riuscendo minimamente a sviluppare la cultura del lavoro.

I cambi di facciata operati dal Governo a seguito della debacle elettorale si sono rivelati tali e la macchina delle responsabilità pregresse all’instaurazione del decennale potere kirchnerista una pietosa scusa che non regge minimamente, visto che proprio i Kirchner, dell’infausto regime neoliberale menemista che governò l’Argentina negli anni Novanta distruggendo lo Stato in nome di liberalizzazioni selvagge, ne furono i principali sostenitori. Ma la terribile ondata di saccheggi che hanno investito tutto il Paese ha portato il caos più totale: così si vedono giovani a cui è negato ogni futuro dedicarsi alla violenza pura, anche approfittando di manifestazioni che dovrebbero essere di sola festa come la giornata del tifoso della celeberrima squadra di calcio del Boca Juniors.

I vandalismi sono stati tali non per necessità (l’assalto ha riguardato generi di consumo voluttuari e quindi la fame non c’entra) e questo rivela come lo Stato in questi anni non abbia fatto nulla per evitarli. La situazione critica delle forze di polizia, pagate con stipendi da fame per mettere a repentaglio la propria vita quotidianamente, è servita a ingrandire ancora di più il fenomeno, dando il via libera alle orde vandaliche e costringendo i titolari di attività commerciali ad armarsi. Insomma, il caos è scoppiato e il palloncino gonfiato kirchnerista, come quello menemista nel 1999, sta iniziando a sgonfiarsi: lo scoppio è solo ritardato perché i considerevoli aumenti concessi giustamente alla polizia sono ora pretesi da tutti e questo non farà altro che accendere la spirale dell’inflazione e quindi il rischio di un’altra situazione incontrollabile.

Vedere la Presidente suonare il tamburo e ballare (non so perché ma mi è venuta in mente la famosa frase del Marchese del Grillo), sentire le Madri di plaza di Mayo difendere a spada tratta il Generale Milani, nuovo capo dell’esercito accusato di essere un ex torturatore con prove ormai talmente contundenti da non essere più discusse, le Nonne della stessa Plaza de Mayo usare parole degne della dittatura fa davvero male. Ma ascoltare cantanti come Fito Paez, Charly Garcia e sopratutto Leon Gieco, una bandiera della rinascita argentina dalla decade militare, esibirsi allegramente senza dire nemmeno una parola in memoria di giovani e non che hanno pagato e continuano a pagare il tributo alle falsità del potere, li rende complici volontari di una macchinazione alla quale solo le masse convocate spesso obbligatoriamente fingono di credere.

Mai come ora esistono due Argentine: quella della negazione e quella della realtà di tutti i giorni. L’augurio è che la seconda trovi gente capace di interpretarla, compito assolutamente non arduo in una nazione ricchissima, ma attuabile solo attraverso un dialogo, che manca da oltre 30 anni e che fa di questo bellissimo Paese una democrazia solo teorica.

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