USA/ Le armi, la libertà e la nuova guerra di secessione (e di statistiche)

- Riro Maniscalco

Negli Usa infuria il dibattito sulla legittimità o meno di girare armati. RIRO MANISCALCO ci spiega in che termini entrambe le posizioni sono facilmente strumentalizzabili

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Fiera della armi di Las Vegas - Infophoto

La “guerra di secessione” innescata dalla controversia su uso e controllo delle armi da fuoco continua a prendere corpo. Via via che il dibattito si infiamma, le posizioni si allontanano. È chiaro che non è solo questione di business. Il business è enorme (all’incirca 32 miliardi di dollari), ma l’incidenza della questione culturale, della mentalità, è addirittura superiore. Ed infatti mentre l’Amministrazione Obama improvvisa giochi di prestigio per convincere i repubblicani (e gli Americani) della necessità di un giro di vite, alcuni Stati si muovono nella direzione esattamente opposta. Curiosamente, uno dei più piccoli e disabitati (al nord) ed uno dei più grandi e popolosi (al sud), lo hanno appena dimostrato. A Nord, il South Dakota (“South” solo perché sta a sud del “Nord” Dakota), con i suoi 200,000 chilometri quadrati di aspra superficie, e con sopra la modestissima popolazione di 830,000 abitanti, ha legiferato che insegnanti e personale scolastico sono ufficialmente autorizzati a recarsi al lavoro armati. A Sud il Texas, con l’enormità del suo territorio di 830,000 chilometri quadri (quasi 3 volte l’Italia) e la seconda popolazione degli States (circa 26 milioni), piazza al Capitol Building di Austin (Austin è la capitale, il Capitol il palazzo del Governo), un ingresso per coloro che portano armi, perché laggiù tanti le portano, non c’è nulla di male nel farlo, e non c’è ragione di complicare la vita a chi lo fa. Chiamatela risposta dell’America rurale al dibattito in corso, chiamatela la vendetta della National Rifle Association, chiamatelo effetto “Sandy Hook”, chiamatelo quel che vi pare. Questi sono i fatti di ieri. Eppure le statistiche sembrano raccontarci una storia diversa. Proprio oggi, quasi come una controffensiva dei media rispetto alle notizie giunte da Dakota e Texas, i giornali ci dicono che la percentuale di abitazioni Americane in cui si possiedono armi da fuoco è calata a picco negli ultimi 40 anni: dal 50% degli anni ’70 al 34% del 2012. Se da un canto il 34% è un dato di tutto rispetto, rapportato al precedente 50% indica una ritirata che comincia ad avere il sapore di sconfitta. .

Ho smesso di farmi impressionare dalle statistiche tanti anni fa, quando lessi che – secondo la statistica – uno che ha la testa nel forno ed i piedi nel frigo è alla temperatura ideale. Ma a parte questo, le due considerazioni necessarie sono: 1: il dato percentuale può sia essere ingigantito che annichilito da chi lo usa (i media); 2: se la libertà si misura con le percentuali siamo finiti. Delle armi abbiamo detto, ma di esempi nella società di oggi c’è ne sono una infinità. Media, libertà e dati statistici si incrociano e creano mentalità. Per questo venti anni fa fumare “andava bene” ed essere omosessuali non proprio. Adesso è l’opposto. E dire che ancora oggi il 20% della popolazione adulta fuma, mentre le coppie omosessuali – secondo il censimento del 2000 – sono meno dell’1%. Non deve essere proprio solo questione di statistiche.



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