VIOLENZE SUI CRISTIANI/ Bhatti: le case di 170 famiglie bruciate “grazie” al governo

- int. Paul Jacob Bhatti

Una lite nel negozio di un barbiere ha scatenato una folla inferocita che ha dato fuoco alle case di 170 famiglie cristiane accusandole di avere offeso Maometto. Il commento di PAUL BHATTI

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I roghi delle case dei cristiani

Una banale lite nel negozio di un barbiere ha scatenato una folla inferocita che ha dato fuoco alle case di 170 famiglie cristiane. E’ avvenuto venerdì nella città pakistana di Lahore. Sawan Masih, un 26enne cristiano, si era recato da un barbiere musulmano, Imran Shahid, il quale si è rifiutato di tagliargli i capelli. Ne è nata un’accesa discussione, nel corso della quale il barbiere ha offeso ripetutamente la religione cristiana di Masih. Quindi ha chiamato i vicini e ha detto che il 26enne aveva insultato il profeta Maometto. Ne è nata una sommossa nel corso della quale è stato appiccato un rogo alle case. Ilsussidiario.net ha contattato telefonicamente Paul Bhatti, ministro per le Minoranze religiose del governo federale del Pakistan, che in queste ore si trova proprio a Lahore e che sottolinea le responsabilità del governo del Punjab, nelle mani della Pakistan Muslim Laeague dell’ex presidente Pervez Musharraf.

Ancora una volta in Pakistan la religione è strumentalizzata per scatenare la violenza …

Si tratta di un episodio molto triste. Un ragazzo cristiano è stato accusato di blasfemia e questa notizia si è diffusa nella comunità locale, in quanto tutti i leader religiosi l’hanno annunciata nelle moschee vicine. E così sono state bruciate le case di 170 famiglie. Ieri mi trovavo a Lahore e ho visto di persona il fuoco ancora acceso. A farne le spese sono persone che appartengono a una classe molto povera, e che hanno visto andare in fumo quel poco che avevano.

Per il leader cristiano J. Salick “il governo ha gravemente mancato nel difendere le minoranze”. E’ d’accordo con lui?

Il governo locale del Punjab si è reso responsabile di alcune mancanze. Nel momento stesso in cui è venuta a galla l’accusa di blasfemia, ho contattato l’ispettore generale della polizia e il governo del Punjab. Ho ricevuto rassicurazioni sul fatto che erano in grado di controllare la situazione, che in breve al contrario è degenerata. Non dimentichiamoci che le quattro province del Punjab sono autonome dal governo federale, ma non sono state in grado di controllare quanto è avvenuto. Pur sapendo che cosa poteva succedere, le autorità locali non sono riuscire a fermare la protesta che montava.

Gli autori delle violenze contro i cristiani la faranno franca anche questa volta?

Ritengo indispensabile portare di fronte alla giustizia le persone che hanno attaccato il quartiere cristiano. L’aspetto positivo è che un giudice della Corte suprema, appena appresa la notizia, ha dichiarato che avvierà un procedimento già a partire da lunedì. Il fatto che le indagini siano condotte dal massimo organo giudiziario del Paese, dà motivo di sperare che sarà fatta giustizia.

 

Che cosa ne pensa della richiesta di indennizzare le persone le cui case sono state distrutte?

Il presidente del governo federale, Asif Ali Zardari, ha annunciato che stanzierà una somma di denaro a questo scopo. Lo Stato del Punjab però, cui spetta la responsabilità di intervenire, ha promesso l’equivalente di 2mila euro, una cifra del tutto insufficiente per rispondere alle esigenze delle persone la cui casa è andata in fumo.

 

Dietro quanto è avvenuto ci sono i leader religiosi musulmani?

Dopo che si sono verificati gli incidenti, la maggior parte degli imam hanno condannato le violenze sottolineando che non sono giustificabili da nessuno degli insegnamenti religiosi contenuti nel Corano. In queste ore mi sto incontrando a più riprese con gli imam e i vescovi del Punjab, e tutti hanno espresso parole di forte condanna per quanto è avvenuto. Non so però che cosa sia avvenuto prima degli scontri, e in particolare se ci sia stato qualcuno che li abbia istigati.

 

Infine una domanda che riguarda da vicino un nostro connazionale. L’italiano Giovanni Lo Porto dal 19 gennaio 2012 si trova in mano a dei rapitori in Pakistan. Perché non si fa nulla per liberarlo?

Il vero problema è che non si sa ancora chi sia stato a rapirlo. Nel gennaio 2012 c’è stata una delle ondate di rapimenti di stranieri, che di tanto in tanto avvengono in Pakistan con lo scopo di chiedere un riscatto. A seguire la questione è stato anche in questo caso il governo del Punjab, che di tanto in tanto cambia la sua versione sul sequestro di Lo Porto. Sono però fiducioso nel fatto che alla fine si scoprirà dove si trova l’italiano rapito e che si riuscirà a liberarlo.

 

(Pietro Vernizzi)

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