GERMANIA/ I numeri che fanno traballare la Merkel

- int. Paolo Leon

Prima Schaeuble, poi Steinbrück. La Germania commenta duramente l’esito del voto in Italia, mostrando allo stesso tempo anche una evidente preoccupazione. Ne abbiamo parlato con PAOLO LEON

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Dopo poche ore dalla conclusione del voto, la Germania ci ha deriso. Ricordiamo ancora che da una parte il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha parlato apertamente di “un rischio contagio” per gli altri paesi europei, affermando che l’Italia può fare la fine della Grecia e scatenare un’altra tempesta perfetta sui mercati. Dall’altra Peer Steinbrück, uomo forte dei socialdemocratici della Spd e probabile sfidante di Angela Merkel per il cancellierato, si è detto “inorridito” per il fatto che “abbiano vinto due clown”, riferendosi a Grillo e Berlusconi. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo avrebbe dovuto incontrare  a Berlino, ma ha preferito annullare la cena dopo aver ascoltato le sue dichiarazioni: “Mi pare che non ci fossero le condizioni dopo le dichiarazioni del tutto fuori luogo, o peggio”, ha detto il Capo dello Stato. La Germania ci deride, insomma, ma ostenta preoccupazione. Il piedistallo che Angela Merkel ha da tempo allestito per poter osservare (e giudicare) attentamente la situazione degli altri paesi europei potrebbe farsi decisamente meno stabile nei prossimi mesi. La cancelliera, attesa alle urne il prossimo settembre, deve adesso fare i conti con tutte le conseguenze delle consultazioni italiane, un campanello d’allarme di cui senza dubbio avrebbe fatto volentieri a meno. Abbiamo commentato le reazioni tedesche dopo il voto in Italia con Paolo Leon, professore emerito di Economia Pubblica alla Facoltà di Economia dell’Università Roma Tre.

Professore, come definirebbe i commenti tedeschi?

Banali e ripetitivi. La Germania assume ossessivamente una posizione nazionalista, ma non ha la minima idea di cosa sia l’Europa e non conosce un principio comune agli economisti di ogni scuola di pensiero.

Quale?

Che un Paese in surplus come la Germania è almeno altrettanto colpevole di un Paese in deficit, visto che in realtà un’economia non dovrebbe avere né un eccesso di debito, né di credito, ma dovrebbe essere in equilibrio. I tedeschi, quindi, pensando che tutti i paesi europei debbano avere un surplus come il loro, stanno attuando un’operazione che alcuni chiamano “mercantilismo”. Insomma, siamo tornati al Medioevo, ma non è di certo la prima volta che la Germania si rende protagonista di uno scivolone di questo tipo.

Come giudica invece le parole di Schaeuble sui rischi dell’eurozona?

Schaeuble è una persona di scarso livello, sia dal punto di vista intellettuale che da quello politico-morale, perché a mercati aperti non si possono fare dichiarazioni di questo tipo su un Paese che fa parte della stessa zona monetaria e della stessa Unione.

Ma l’Italia potrebbe effettivamente fare la fine della Grecia?

Il rischio ovviamente esiste, soprattutto in assenza di aiuti della Banca centrale europea o di interventi contro la speculazione. Però, se davvero si verificasse tutto questo, l’euro sarebbe finito.

Con quali conseguenze?

La Germania pensa di poter evitare ogni conseguenza di uno scenario del genere, ma non fa altro che illudersi. La crisi la colpirebbe molto duramente, visto che le esportazioni tedesche sono rivolte prevalentemente all’Italia e agli altri paesi europei.

 

Quanto crede sia preoccupata la Merkel dall’esito delle elezioni italiane?

Molto, perché rischia di non avere la maggioranza alle prossime elezioni tedesche. Neanche la Germania sta così bene dopo tanti anni di austerità nei confronti di tutti gli altri paesi europei ed è proprio per questo la Merkel ha paura che, andando alle elezioni nel mese di settembre o di ottobre, possa ottenere un risultato negativo che la costringa a fare un’alleanza con i socialdemocratici.

 

Che comportamento dobbiamo aspettarci dalla Germania fino alle elezioni di settembre?

Il comportamento tedesco dei prossimi mesi sicuramente non ci agevolerà. Con ogni probabilità verremo rappresentati all’elettorato tedesco come un popolo che spreca risorse, che lavora poco e che fa i “bunga bunga”.

 

Come dovrebbe comportarsi in questo momento l’Europa?

In una situazione come quella attuale, in cui le maggioranze non si sono formate e in cui quelle che si formeranno saranno certamente instabili, è quanto mai opportuno che le istituzioni europee intervengano per offrire una maggiore solidità a quello che altrimenti sarà solamente un terreno fertile per la speculazione. E’ vero che spesso noi non riusciamo ad aiutarci da soli, ma questa non è una buona ragione per lasciarci alla deriva.

 

(Claudio Perlini)

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