IL FATTO/ Il miliardario tedesco: perché noi super-ricchi non ci facciamo carico della crisi?

- int. Dieter Lehmkuhl

Per DIETER LEHMKUHL, la tassa sui capitali dei ricchi è necessaria per ridurre il debito pubblico e investire nell’economia reale. Sul piano economico è quindi una proposta sensata

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Tassare i super-ricchi per permettere il salvataggio degli Stati europei con difficoltà di bilancio, come Spagna, Portogallo, Grecia e Italia. E’ la proposta della commissione dei “Cinque Saggi” del Cancelliere Angela Merkel, secondo cui i miliardari di ciascun Paese dovrebbero accollarsi il peso del salvataggio della loro stessa nazione. Ilsussidiario.net ha intervistato Dieter Lehmkuhl, miliardario tedesco e fondatore di un movimento che già da alcuni anni si è fatto portavoce di questa proposta per la Germania.

Quali sarebbero gli effetti di una tassa sui super-ricchi dell’Europa meridionale?

Una tassa sul patrimonio sostanziale, in primo luogo, sarebbe un modo più corretto di condividere i costi della crisi. Il debito pubblico è stato di gran lunga incrementato dal salvataggio delle banche, per impedire una recessione economica ancora più profonda. I fondi pubblici hanno quindi permesso in larga parte di salvare i patrimoni dei ricchi che hanno approfittato del boom speculativo precedente la crisi finanziaria. Una riduzione del surplus del denaro speculativo sui mercati aiuta quindi a prevenire le future crisi basate sulla speculazione.

Quindi le è a favore della proposta dei cinque saggi?

La tassa sui capitali dei ricchi è necessaria per ridurre il debito pubblico e investire nell’economia reale. Da un punto di vista economico è quindi una proposta sensata. Tassare di più i ricchi non ha mai danneggiato l’economia, anche se qualcuno afferma questa tesi per motivi di interesse. I ricchi e le aziende in Germania ora pagano molte meno tasse di quanto abbiano mai fatto dal Dopoguerra a oggi. Negli anni ’50 la Germania aveva una tassa speciale del 50% su tutte le proprietà, distribuita in un periodo di tempo di 30 anni, per compensare i danni e le ingiustizie causate dalla guerra. Durante questo periodo l’economia tedesca non è mai stata così forte come allora.

Sappiamo che nel Sud Europa ci sono alcuni super-ricchi, ma il loro numero è limitato. Ritiene che la tassa sulle proprietà dei super-ricchi sarebbe sufficiente per il salvataggio di Paesi come Spagna, Portogallo, Grecia o Italia?

Non so esattamente il numero dei ricchi che sarebbero coinvolti da questa nuova tassa in ciascuno di questi Paesi. Ma chi ha bisogno di più soldi per il salvataggio ha come sole alternative quella di alzare le aliquote fiscali o abbassare la soglia di esenzione o fare entrambe le cose. C’è una profonda correlazione tra la ricchezza privata e il debito pubblico.

 

Ma quanto possono incidere i nuovi introiti sui bilanci statali?

Per esempio il nostro gruppo propone di tassare i capitali tedeschi del 10% per due anni, con un’esenzione di 500mila euro per ciascuna persona. Ciò coinvolgerebbe circa 2 milioni di contribuenti e genererebbe entrate pari a 160mila miliardi di euro. E’ inoltre possibile applicare un’aliquota fiscale progressiva sulla base del livello di ricchezza. Un’altra alternativa è quella di introdurre un’aliquota del 2% in 10 anni, in mondo da ottenere gli stessi risultati ma più distribuiti nel tempo. Con il sistema fiscale introdotto in Germania negli anni ’50 la tassa poteva essere pagata senza difficoltà dalle plusvalenze dei proprietari di patrimoni. Anche il rinomato US Boston Consulting Group nel 2011 ha proposto una tassa di solidarietà sui patrimoni europei per ristrutturare il debito e fare ripartire l’economia.

 

Come si può evitare che la tassa sulla ricchezza finisca per colpire i ceti medi?

La nuova tassa sulle proprietà dovrebbe essere basata sui bisogni e sugli obiettivi politici ed economici, sull’equità e sul diritto. Nella Costituzione tedesca da questo punto di vista ci sono due principi guida: 1. La ricchezza comporta degli obblighi, in quanto deve servire al bene comune; 2. Le tasse dovrebbero adattarsi alla capacità dei contribuenti di pagarle.

 

E quindi?

Il sistema politico ed economico deve stabilire che cosa sia appropriato sulla base del principio democratico “un uomo – un voto”. Quest’ultimo però è stato ampiamente rimpiazzato da un nuovo principio, che definirei come “un euro – un voto”. C’è una profonda asimmetria in questo sistema che privilegia i ricchi.

 

Nel discorso sui ricchi e sui poveri lei dimentica però il ceto medio, normalmente il più tartassato …

Se il benessere di un popolo e di una nazione richiede sacrifici anche da parte della classe media, non c’è niente di sbagliato in tutto ciò, a condizione che avvenga in modo equo facendo sì che siano le spalle più forti a portare i carichi più pesanti. Negli anni ’90 la Svezia ha attraversato una crisi economica. La cura ha richiesto sacrifici da parte di tutti gli strati della popolazione ed è stata accettata perché è stata applicata in modo equo.

 

C’è il rischio che con la nuova tassa, i super-ricchi disinvestano dall’Europa?

Il problema non è la mancanza di denaro. Il mondo è pieno di denaro che attende solo delle possibilità sicure di investimento. A fare la differenza sono la stabilità di un Paese, le sue infrastrutture, la forza lavoro, il sistema legale. Sappiamo inoltre che gli imprenditori sentono di avere dei doveri nei confronti del Paese in cui vivono. E’ una responsabilità dei governi quella di cambiare le regole, in tutto ciò che riguarda la tassazione e la regolazione finanziaria. La deregulation del mercato finanziario è una delle principali ragioni che hanno causato la crisi e che hanno portato al più grave disastro finanziario nella storia. Un disastro i cui costi sono più di dieci volte superiori a quelli della Seconda guerra mondiale, senza contare le immense sofferenze umane che la crisi sta causando a diversi milioni di persone.

 

Resta il fatto che per un ricco la tentazione di portare i suoi averi in un paradiso fiscale è sempre forte …

Occorre sottolineare che la tassa sul capitale si applica una sola volta e con uno scopo preciso. Per evitare procedure di non conformità e trasferimenti di capitale, questa tassa deve prendere come punto di riferimento una data nel passato. Ovviamente, se si dice che saranno tassati i capitali a partire dall’anno prossimo, si finisce per incentivare una fuga di capitali. L’idea di tassare i super-ricchi nasce da un principio di solidarietà.

 

Bisognerebbe applicarlo anche ai rapporti tra Paesi ricchi come la Germania e Paesi poveri come la Grecia?

Non sono d’accordo con questa conclusione. In quasi tutti i Paesi industrializzati esiste un gap crescente tra i poveri e i ricchi, con una concentrazione della ricchezza che non abbiamo mai sperimentato dalla Seconda guerra mondiale a oggi. Ciò è provocato da una redistribuzione che paradossalmente va dai poveri ai ricchi. A denunciarlo sono gli stessi “conservatori pensanti” come Charles Moore, Ferdinand Mount, entrambi seguaci di Margaret Thatcher, e Frank Schirrmacher, uno degli editori della Frankfurter Allgemeine Zeitung. Si chiedono come sia potuto accadere che una nuova oligarchia plutocratica sia tornata al potere e domini ogni cosa.

 

Qual è la risposta a questa domanda?

Joseph Stiglitz, economista Usa e premio Nobel, afferma nel suo recente libro “Il prezzo dell’ineguaglianza” che i ricchi in America si sono impadroniti di una parte più grande della torta alle spese di tutti gli altri. La causa della loro ricchezza senza precedenti non è una qualche innovazione, ma soprattutto le rendite di posizione, i monopoli, gli oligopoli e molteplici privilegi. In questo dibattito ci sono numerosi miti. Sono fortemente a favore della solidarietà, per esempio tra i Paesi più ricchi e quelli più poveri sia in Europa sia altrove. Il modello egoistico, una cultura e una mentalità che dividono tra “noi” e “loro”, ci ha portati a una serie di problemi che oggi ci troviamo ad affrontare. L’umanità non sarebbe riuscita a sopravvivere se si fosse basata solo sull’egoismo e sulla competizione, come gli economisti neoconservatori hanno cercato di farci credere per anni, anziché sulla fiducia, la cooperazione e la condivisione. Dipende da noi rafforzare una cultura piuttosto che un’altra: da un lato ci sono i valori egoistici, dall’altra quelli più altruistici.

 

(Pietro Vernizzi)

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